L’offerta formativa del CPIA: in cosa consiste, quali percorsi didattici di ampliamento, chi può essere iscritto

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I CPIA sono scuole pubbliche che realizzano corsi e attività per adulti e giovani adulti che abbiano compiuto almeno 16 anni. Quali sono i percorsi previsti, quali categorie di persone può iscriversi. Facciamo il punto in questo breve excursus.

L’offerta formativa del CPIA consiste nella realizzazione dei seguenti percorsi:

  • Alfabetizzazione e di apprendimento della lingua italiana per i cittadini stranieri adulti finalizzati al conseguimento di un titolo attestante il raggiungimento di un livello di conoscenza della lingua italiana non inferiore ad A2 del Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue, elaborato dal Consiglio d’Europa. Il certificato di conoscenza della lingua italiana a livello A2 è valido per il rilascio del permesso CE per soggiornanti di lungo periodo (DM 4/6/2010 art. 2 c.1); orario complessivo: 200 ore;
  • primo livello – primo periodo didattico per il conseguimento del titolo conclusivo del primo ciclo di istruzione (ex licenza media)-, orario complessivo: 400 ore più ulteriori 200 ore se l’adulto non possiede la certificazione di scuola primaria;
  • primo livello – secondo periodo didattico finalizzati alla certificazione attestante l’acquisizione delle competenze di base connesse all’obbligo di istruzione-, orario complessivo: 825 ore.

Poi ci sono i percorsi didattici di ampliamento dell’offerta formativa quali, ad esempio:

  • corsi monografici di lingua (inglese, francese, e tedesco) per gli adulti
  • corsi livello B e B1 per il conseguimento della cittadinanza
  • Sessioni di formazione Civica e somministrazione Test Ce in accordo con la Prefettura
  • Partecipazione a progetti FAMI (Fondo Ambiente Migrazione e Integrazione)
  • Partecipazione a progetti PON.

Chi confluisce nei CPIA?

Nel CPIA, pertanto, si legge nell’eccellente documento elaborato dal collegio dei docenti del CPIA di Pavia che rappresenta un esempio di “buona scuola” insostituibile, confluiscono:

  • corsisti stranieri, provenienti sia da Paesi UE che da Paesi extra UE, iscritti ai corsi di italiano AALI;
  • corsisti italiani e stranieri iscritti ai corsi di primo livello, primo periodo didattico (ex Licenza media);
  • corsisti stranieri privi del titolo di Licenza media italiana iscritti a scuole secondarie di II° grado o a corsi presso Enti di formazione professionale, che devono sostenere l’esame conclusivo del primo ciclo di istruzione, ex Licenza media;
  • studenti detenuti presso le Case circondariali iscritti ai corsi di italiano AALI e ai corsi di primo livello, primo periodo didattico;
  • corsisti italiani e stranieri che frequentano, nell’ambito dell’ampliamento dell’offerta formativa, corsi, ad esempio, di alfabetizzazione informatica, di lingua inglese e/o di altre lingue straniere, di cinema, teatro, sport ecc.;
  • corsisti stranieri universitari (studenti Erasmus, dottorandi, borsisti di ricerca…) che frequentano specifici corsi di italiano AALI a loro dedicati;
  • corsisti stranieri che intendono conseguire la Certificazione di conoscenza della lingua italiana CELI o CILS.

Il CPIA nella Casa Circondariale

La scuola in carcere è elemento fondamentale del percorso di riabilitazione per il futuro reinserimento della persona detenuta nella società, si legge nel PTOF del CPIA di Pavia diretto dal dirigente scolastico professore Daniele Stefano Bonomi. È un luogo di socializzazione, confronto, accettazione e scoperta dell’alterità. Attraverso l’attività didattica, flessibile e calibrata sui bisogni individuali del corsista e del gruppo classe, ciascuno costruisce, recupera e consolida la propria identità al fine di riconquistare progressivamente una dimensione progettuale sulla propria esistenza.

La normativa e i CPIA

Il CPIA, facciamo ancora riferimento all’eccellente PTOF elaborato dal CPIA di Pavia diretto dal dirigente scolastico Daniele Stefano Bonomi un vero manager della formazione e dell’inclusione, si impegna pertanto ad azioni volte a realizzare quanto previsto:

  • dal D.PAG. R. 363/12 art.1, comma 2 che riconduce nelle norme generali per la graduale ridefinizione dell’assetto organizzativo e didattico dei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti i Corsi serali, i Corsi della scuola dell’obbligo e di Istruzione secondaria superiore negli istituti di prevenzione e di pena attivati ai sensi della normativa previgente;
  • dalle Linee guida per il passaggio al nuovo ordinamento ( allegato alla circolare ministeriale 36/14, par.3.6): “La programmazione dei percorsi di istruzione degli adulti negli istituti di prevenzione e pena, fermo restando quanto previsto dal DPR 230/2000, dovrà tenere conto della specificità e distintività dell’istruzione nelle carceri, anche al fine di rendere compatibili i nuovi assetti organizzativi e didattici con i “tempi” e i “luoghi” della detenzione, nonché con la specificità dell’utenza”.

La didattica “su misura”

In questo percorso, un ruolo fondamentale lo svolge la didattica che è sempre ritagliata su misura (ancor più che in contesti scolastici “normali”) in base alle caratteristiche dei singoli e- non secondariamente- alle dinamiche di gruppo che si rivelano nel tempo scuola. Per questo, la scuola in carcere (più che in altri luoghi) necessita di programmazioni aperte e flessibili, adattabili facilmente ai bisogni che di volta in volta emergono. Ha bisogno di margini di “improvvisazione” – nel senso alto e nobile della parola – e il docente, di un bagaglio variegato di strumenti pronti per re-agire positivamente ad ogni input proveniente dai corsisti. L’attività in classe – si legge nel PTOF del CPIA di Pavia diretto dal dirigente scolastico professore Daniele Stefano Bonomi – deve essere volta ad un recupero dell’autostima e del senso di autoefficacia, ad una meta riflessione sulla propria biografia e sui propri vissuti traumatici, nella direzione di una re-definizione di sé, con l’obiettivo di riuscire, una volta terminata l’esperienza della detenzione, a riprendere la propria vita “fuori” con nuova consapevolezza e nuovi strumenti. Ovvio che in tutto ciò, la possibilità di ottenere un diploma di primo livello o delle certificazioni linguistiche, gioca un ruolo importantissimo ma, evidentemente, è anche – per certi versi, solo – il punto di arrivo di un percorso che, di per sé, deve essere arricchente e capace di provocare un cambiamento.

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