Lodolo D’Oria: cifra per adeguare stipendi a media UE è quella esborsata per il Reddito di Cittadinanza

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Ministero dell’Istruzione: passato e presente a confronto. Ruolo insegnanti, stipendi, attuale situazione di emergenza sanitaria. Ne parliamo con il Dottor Vittorio Lodolo D’Oria, medico specialista in malattie professionali degli insegnanti.

La scuola, come istituzione, richiede una guida autorevole, sapiente e lungimirante. Nel corso degli anni si sono succeduti diversi ministri. E’ cambiato il ruolo sociale dei docenti?

Ben tre presidenti della Repubblica (Segni, Scalfaro e Mattarella) hanno guidato il Ministero di Trastevere nel loro cursus honorum. Vi sono poi state figure come Moro, Spadolini, Falcucci e altri ancora da far impallidire i titolari dell’Istruzione del terzo millennio. Per essere chiari: fino a metà degli anni Settanta, gli insegnanti vantavano un certo prestigio nella società, fruivano di una retribuzione adeguata, godevano di un’adeguata salute professionale e potevano ritirarsi dal lavoro anzitempo, rispetto agli altri lavoratori, proprio perché era loro riconosciuto dal legislatore l’enorme dispendio professionale di energie psicofisiche.

E poi cos’è successo?

Sono poi intervenuti innumerevoli personaggi che, volendo ampollosamente riformare la scuola, negli ultimi 50 anni hanno ottenuto solo perdita di prestigio per la categoria, stipendi più bassi d’Europa, pensione a 67 anni ed esplosione delle patologie professionali (di cui l’80% psichiatriche). Allora dal popolo docente si è levato un grido: “Il ministro deve essere una donna in virtù della professione prevalentemente femminile!”.

E donna fu: Moratti, Gelmini, Carrozza, Giannini, Fedeli…

Ma la musica non cambiò se non in peggio, molto peggio. La folla docente allora aggiustò il tiro: “Che sia donna e insegnante, anche incompetente ma onesta!”.  E Azzolina fu. Dei maschi non dirò poiché non è pervenuta alcuna traccia significativa: (De Mauro, Profumo, Fioroni, Bussetti, Fioramonti). Anzi, per inciso spenderò due parole per Fioroni in quanto medico: possibile che mai l’abbia sfiorato l’evidente problema delle crescenti malattie professionali degli insegnanti? Ma riprendiamo il discorso da dove l’avevo lasciato. Che bello poi scoprire che l’insegnante Azzolina, dopo essere divenuta ministro, aveva superato anche il concorso per dirigente: docenti e dirigenti parimenti rappresentati, così come l’esperienza sindacale della nuova ministra avrebbe garantito sereni e proficui rapporti con le parti sociali.

Eppure sembra che ciò non sia accaduto

Le cose non sono andate esattamente come voluto: frizioni coi sindacati alle stelle per mancate convocazioni, contratto scaduto ancora da rivedere, adeguamento di stipendio agli standard europei tutto da ridiscutere, e poi ancora scuole chiuse per Covid-19, didattica a distanza obbligatoria (non più opzionale ma chiave di volta nonostante 1.6 milioni di studenti senza connessione e facilmente intuibili problemi di sostegno ai disabili). Il tutto condito da assoluta e totale assenza di prevenzione dello Stress Lavoro Correlato dei docenti. Come ciliegina sulla torta il mancato aggiornamento delle “graduatorie precari” rimandate di un anno per procedure vetuste e precaria informatizzazione del Paese”. Detto per inciso, quel medesimo problema che dal 2015 impedisce all’Ufficio III del Ministero Economia e Finanze di rilasciare a università e sindacati i dati sulle inidoneità all’insegnamento per motivi di salute e definire finalmente la questione delle malattie professionali della categoria.

Una situazione quindi caotica?

Che la confusione regni sovrana nella situazione attuale di emergenza Covid-19, lo dimostrano tuttavia anche i 100 consulenti (fonte: “Il sole 24ore” del 19.04.20) di cui il ministro si è circondato in questa cosiddetta “fase 1”, dimostrando ancora una volta che l’incompetenza ha un (caro) prezzo per essere colmata.

Torniamo agli stipendi e al loro adeguamento alla media UE

Riflettendo a tutto tondo, appare curioso osservare come la cifra occorrente per adeguare gli stipendi degli insegnanti italiani ai loro colleghi UE sia più o meno quella esborsata dall’erario per il Reddito di Cittadinanza (RdC), voluto fortemente dall’attuale maggioranza, ma che stenta enormemente a produrre nuovi posti di lavoro. In altre parole, i soldi del RdC appartengono agli insegnanti e lo Stato dovrebbe quanto meno chiedersi se può arrogarsi il diritto di fare beneficenza con soldi che non gli appartengono.

Riguardo alla dignità delle maestre, ci si sarebbe attesi di più dall’attuale Ministro?

Finora il Ministro si è ben guardato dal rispondere a una interrogazione parlamentare (4/04713 del 14.02.20), peraltro sottoscritta da 14 colleghi di partito. L’atto ispettivo chiedeva di tutelare la dignità di maestre offese con insulti sessisti e discriminazioni di genere da un celebre giornalista in una trasmissione radiofonica di emittente pubblica.
Ma se il ministro lascia a desiderare, non stanno meglio gli assessori regionali all’Istruzione anche se in disaccordo con lo stesso. Per l’assessore del Veneto ad esempio “Non è ora prioritario adeguare gli stipendi ai docenti. Costoro devono essere a disposizione mattino e pomeriggio e durante l’estate. Non penseranno di aver esaurito il loro orario di lavoro con la DAD… E poi niente vacanze di tre mesi, altrimenti anch’io avrei fatto l’insegnante…”.

La didattica a distanza coinvolge anche i genitori: da questa prospettiva è cambiato il modo di vedere i docenti?

Non si illudano gli insegnanti: i genitori diventano pazzi a gestire a casa i propri figli, ma restano ben lontani dal comprendere l’alto ruolo di magister del docente riconoscendolo al massimo come quello di baby-sitter.

Insomma, la scuola è davvero “ben messa” ma, in questi tempi di coronavirus, anche noi promuoviamo tutti gli attori, seppur assegnando loro una meritata insufficienza.

E cosa possono fare ora i docenti?

Comincino a riflettere fin d’ora chi votare senza abboccare ai sogni.

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