Lockdown e didattica a distanza: ha dominato la video conferenza. 66,5% ha usato Google Meet

Pubblicata, da INDIRE, l’Indagine tra i docenti italiani pratiche didattiche durante il lockdown report preliminare. L’indagine è da considerare un’azione di ricerca sulle pratiche didattiche realizzate dai rispondenti durante il periodo di emergenza sanitaria. Per INDIRE “l’indagine oggetto del presente rapporto è finalizzata a sondare come e in che misura la chiusura della scuola legata all’emergenza Covid-19 abbia influito sulle pratiche didattiche di questi docenti e sull’organizzazione delle loro scuole, rispetto a dimensioni quali: modalità, tecnologie impiegate, contenuti, strategie di inclusione, valutazione e formazione. Riteniamo che, date le difficoltà e le incognite che la riapertura delle scuole porta con sé, dati ed evidenze possano costituire non solo un elemento di interesse, ma anche un patrimonio comune”.

Il contesto

Il contesto di riferimento è quello che si p determinato quando a seguito della “sospensione delle attività didattiche nelle scuole” si è previsto di supplire attivando “modalità di didattica a distanza”. A seguito di ciò sale agli onori della cronaca un acronimo, DaD (Didattica a Distanza) con il quale hanno rapidamente preso consuetudine tanto gli addetti ai lavori (docenti, dirigenti, ricercatori), le parti in causa e gli stakeholder (allievi, famiglie, genitori), quanto l’opinione pubblica chiamata rapidamente dalla pubblicistica a schierarsi su uno dei fronti contrapposti che spesso caratterizzano le opinioni sul rapporto tra scuola e tecnologie.

L’indagine: perché?

La scuola e gli insegnanti sono, pare, essere stati, sempre, o quasi, caratterizzati da una certa “resistenza al cambiamento”. Questa circostanza è stata ampiamente dibattuto, da molti punti di vista; l’indagine si limita a ricordarne due, che risulteranno di particolare interesse: la resistenza dei docenti nei confronti delle ICT e la resistenza a un cambiamento del proprio ruolo o a all’ampliamento delle proprie competenze e del proprio ruolo. La pandemia, però, riferisce l’indagine, “ha introdotto un elemento di destabilizzazione quale mai si era dato in precedenza. I docenti si sono trovati in quella che è stata appropriatamente definita una “didattica a distanza forzata”, nella quale l’urgenza ha tolto le dimensioni di intenzionalità e progettualità tipiche della didattica e della formazione a distanza attuate per scelta. Qual è stata la reazione di chi ha il dovere di fare didattica? Quali sono state le difficoltà? Quali le differenze?  E ancora: si sono aperte delle possibilità? Vi sono stati dei progressi?

Le risposte alle domande

Per avere risposte a questo tipo di domande, un gruppo di ricerca che comprende la quasi totalità dei settori di Indire si è rivolto direttamente ai docenti con un questionario finalizzato a capire se e come le pratiche didattiche siano cambiate in questo periodo, come questo possa influenzare il modo futuro di fare scuola sia in eventuali altre situazioni emergenziali sia nel ritorno alla normalità.

Le dimensioni indagate

Alla luce delle mutate norme e della progressiva evoluzione della situazione epidemiologica nazionale, dirigenti scolastici e docenti si sono messi alla prova con grande coraggio, per affrontare una sfida senza precedenti, caratterizzata da una vasta gamma di dimensioni, alcune delle quali, oggetto della presente indagine, nello specifico:

  • Modalità didattiche
  • Tecnologie utilizzate
  • Partecipazione e inclusione
  • Contenuti e Curricolo
  • Organizzazione e leadership scolastica
  • Valutazione
  • Formazione
  • PCTO.

Pratiche più diffuse

Quali sono state le pratiche didattiche attuate con la propria classe durante il lockdown? L‘indagine è suddivisa per i diversi ordini di scuola (Infanzia, Primaria, Secondaria di Primo grado, Secondaria di Secondo grado). Le lezioni in videoconferenza sono state le attività maggiormente perseguite in ogni ordine di scuola, dalla Primaria alla Secondaria di primo grado (89,7% alla Primaria, rispettivamente 96,7% alla Secondaria di Primo grado e 95,8% alla Secondaria di Secondo grado). Le attività di contatto e socializzazione hanno il loro picco alla scuola dell’Infanzia (60,5%), e decrescono con il crescere degli ordini di scuola e l’impegno disciplinare Modalità didattiche 14 (59,7% alla Primaria, 47,3% alla Secondaria di Primo Grado e 41,9% alla Secondaria di Secondo grado). L’assegnazione di risorse per lo studio ed esercizi è trasversale agli ordini di scuola, oscillando dal 79,8% alla Primaria fino al 78,7% della Secondaria di Secondo grado e l’80% alla Secondaria di Primo grado. Le attività di ricerca e laboratoriali costituiscono più del 50% delle attività in DaD, con una prevalenza per quelle mediate dalle tecnologie e già inserite nell’ambiente digitale che ne modula il contenuto (rispettivamente il 18,3% Infanzia, 31,3% Primaria, 44,1% Secondaria di Primo Grado e 40,4% Secondaria di Secondo grado), rispetto alle attività di osservazione e di laboratorio in contesto analogico non mediato dagli ambienti digitali (13% per l’Infanzia, 24% per la Primaria, 29,5% Secondaria di Primo grado e 30,2% per la Secondaria di Secondo grado).

Frequenza delle attività

Rispetto alla dimensione “tempo” occupato dalle diverse attività condotte dai docenti rispondenti durante le giornate di DAD, dal grafico seguente emerge come la maggiore finestra temporale sia stata dedicata alla trasposizione a distanza delle stesse attività didattiche note e praticate tradizionalmente in presenza: lezioni in videoconferenza (per l’36,3%% dei rispondenti svolte almeno 2 – 4 ore a settimana) e assegnazione di risorse per lo studio ed esercizi (per il 28,8% dei soggetti da svolgere per almeno 2 – 4 ore a settimane).

Scuola d’infanzia

La Scuola dell’Infanzia si caratterizza da tempistiche brevi in linea con i tempi attentivi dell’età prescolare, con una frequenza sotto le due ore: sono presenti videoconferenze settimanali (24,4%), prevalgono le attività di contatto e socializzazione (19,9%), si registrano diverse attività legate all’assegnazione di risorse per studio ed esercitazione (14,6%) e si riscontrano attività laboratoriali e di ricerca in ambienti digitali (5%). Le attività di laboratorio e di ricerca, digitali e offline, presentano nella fascia dei più piccoli una varietà di frequenze maggiore, con valori simili in tutti i range di frequenze (dal 1,9% al 4%).

Scuola primaria

Alla Scuola Primaria le attività sono maggiormente distribuite, con una crescita dei tempi di lavoro dedicati alle lezioni frontali in videoconferenza: almeno 2 – 4 ore a settimana per il 17,3%, 4-6 ore per 10,9% e dalle 6 alle 8 ore per 37,4% dei docenti rispondenti, fino a considerare che il 65,6% dei docenti della Primaria ha fatto almeno 4 ore di video-lezioni a settimana. L’assegnazione di risorse per studio ed esercitazioni per il 54,6% dei docenti rispondenti ha occupato i propri studenti almeno 4 ore a settimana (rispettivamente il 17,8% dei soggetti dalle 2 alle 4 ore, dalle 4 alle 6 ore per l’11,6% e 25,2% fino a 8 ore). Alla Primaria le attività di contatto e socializzazione restano frequenti: si dedica agli aspetti relazionali almeno 4 ore a settimana per il 44,4% dei soggetti (rispettivamente dalle 2 alle 4 ore 8%, dalle 4 alle 6 ore per il 6,5%, dalle 6 alle 8 ore per il 18,8% e oltre le 8 ore per l’11,1%) Crescono le attività laboratoriali e di ricerca veicolate dallo stesso ambiente tecnologico che diviene medium e oggetto di studio: l’attenzione agli apprendimenti legati alle competenze digitali e di media education sono parte della rimodulazione degli obiettivi dei rispondenti, e i laboratori digitali divengono forma e contenuto stesso del processo di apprendimento per almeno 4 ore settimanali per il 25,4% dei docenti (rispettivamente 6% dalle 2 alle 4 ore, 1,8% dalle 4 alle 6 ore, 15,3& dalle 6 alle 8 ore, 2,3% oltre le 8 ore). Le attività laboratoriali e di ricerca negli ambienti digitali occupano almeno 4 ore per il 19,4% dei soggetti (rispettivamente 4-6 ore per il 1,8%, 15,3% 6-8 ore, oltre le 8 ore per il 2,3%), seguite da quelle offline per il 14,3%

Scuola secondaria di primo grado

La Secondaria di Primo Grado ha occupato principalmente il calendario settimanale in Dad con le videolezioni e le assegnazioni di risorse per lo studio ed esercizi. Il 46,6% dei soggetti ha condotto almeno 6 ore di video-lezioni a settimana (rispettivamente: 31,4% soggetti per 6-8 ore, 5,2% oltre le 8 ore), mentre l’assegnazione dei compiti ha coinvolto gli studenti per almeno 6 ore settimanali per il 41,4% dei rispondenti (rispettivamente: 32,9% soggetti per 6-8 ore, 8,5% oltre le 8 ore). Le attività di contatto e socializzazione decrescono decrescono, ma permangono attività di almeno due ore settimanali per il 17,3% dei docenti e di almeno 6 ore per il 14,1% dei docenti. Le attività laboratoriali e di ricerca negli ambienti digitali occupano almeno 4 ore per il 19,4% dei soggetti (rispettivamente 4-6 ore per il 1,8%, 15,3% 6-8 ore, oltre le 8 ore per il 2,3%), seguite da quelle offline per il 14,3%.

Scuola secondaria di secondo grado

La Secondaria di Secondo grado articola le frequenze di tutte le pratiche didattiche con un’intensità maggiore arrivando a coprire la quasi totalità della settimana scolastica in presenza: restano le attività di contatto e socializzazione (almeno 4 ore settimanali per il 23,5% dei rispondenti) inserite in una “settimana tipo in Dad” scandita di videolezioni (il 61,8% dei docenti disciplinari ha svolto più di 6 ore settimanali di videolezioni) e assegnazioni di risorse per lo studio ed esercitazioni (il 39% dei docenti delle superiori ha assegnato compiti per più di 6 ore settimanali). Nel complesso, le attività di laboratorio e di ricerca impegnano gli studenti delle superiori per almeno 6 ore settimanali (29%), con una prevalenza delle attività mediate dagli ambienti digitali (almeno 4 ore per il 19,4% dei soggetti) rispetto a quelle proposte offline e lontano dai laboratori disciplinari (13,3%).

Tipologie di pratiche online

L’indagine approfondisce le tipologie di attività svolte dagli studenti in ambienti digitali: si spazia dalla Produzione di elaborati alle Attività laboratoriale/osservazione, dalle Ricerche online alla Costruzione di artefatti digitali e alla conduzione di Projectwork, oltre all’uso (In diretta) di Videoconferenze e chat e (In differita) di Mail, forum, social network. Per una maggiore chiarezza nella lettura del dato, si propone nel grafico seguente la correlazione fra gli ordini di scuola e le tipologie di attività didattiche condotte dagli studenti negli ambienti digitali, per meglio dipanare la complessità dell’articolazione delle strategie didattiche attuate. La produzione di elaborati è l’attività principale trasversalmente ai diversi ordini di scuola (rispettivamente 15% all’Infanzia, 26,7% Primaria, 40% alla secondaria di I gr. e 36,6% alla secondaria di II gr.), seguita poi dalla fruizione e partecipazione ai sistemi sincroni di videoconferenza e chat (10% Infanzia, 25% Primaria, 36% Sec. di I gr., 34% sec. di II gr.). Si praticano poi le ricerche online, più alla Secondaria (II gr 26% e 29% I gr) che alla primaria (13%) e solo – intuitivamente – l’1% all’Infanzia, dove invece prevalgono attività di osservazione e laboratorio (13,5%). Il laboratorio/osservazione è attuato anche alla primaria (20%) e alla secondaria (rispettivamente 23% alla Secondaria di primo grado e 20% alla Secondaria di secondo grado), dove resta costante anche la conduzione di Project Work (10%). La costruzione di artefatti si declina come attività trasversale in tutti gli ordini di scuola, con un’accezione disciplinare specifica e una crescita legata al crescere degli ordini di scuola, dal quasi 3% all’Infanzia, al 12,5% alla Primaria, al 26,5% alla Sec. Di I gr. e 18,6% alla Sec. di II gr.

Applicazioni più utilizzate

Il Registro elettronico ha contenuto gli aspetti di comunicazione scuola – famiglia e repository digitale per il 77,6% dei rispondenti. Google Meet, con il 66,5% di rispondenti che ne hanno fatto uso, stacca di moltissimo tutti i competitor di sistemi di videoconferenza, posizionati a grande distanza: Zoom (20,5%), weSchool (‘11,2%), Microsoft Teams (7,2%) e Webex (6,4%).

La posta elettronica è diventata la prassi comunicativa asincrona con gli studenti (docente-studente e docente-studenti) per il 65,6% dei rispondenti. Il podio dei primi tre strumenti individuati dai rispondenti ricalca le principali funzioni di un ambiente di apprendimento online: repository digitale e comunicazione e consegna elaborati/compiti, interazione sincrona in videoconferenza, interazione asincrona individuale/gruppo classe. E poi arriva WhatsApp. Al quarto posto WhatsApp totalizza 61,7% di docenti che lo indicano come applicazione di apprendimento, o anche solo come spazio comunicativo scuola-famiglia. Ed è WhatsApp, a completare il setting funzionale delle caratteristiche di un ambiente di apprendimento online con la funzione chatting e comunicazione sincrona del piccolo gruppo. Google Classroom è utilizzata dal 51,3% dei rispondenti, come contenitore e connettore della DaD, al quinto posto. Il resto degli applicativi scende dai primi cinque con 30 punti percentuali, dal 20% di Zoom al 2% di Facebook (Skype al 10%, Moodle al 4,6%, Scratch al 2,4%).

Docenti che rilevano alcuni elementi di miglioramento nella dad rispetto alla didattica svolta in classe

Si osserva che sono soprattutto i docenti della scuola secondaria di secondo grado e, in parte minore, quelli della scuola secondaria di primo grado a registrare dei miglioramenti su alcuni aspetti educativi dovuti a questo periodo forzato di didattica a distanza. La quota dei docenti che rileva miglioramenti didattici attraverso la DaD scende nella scuola primaria e nella scuola dell’infanzia. Oltre la metà dei docenti delle scuole secondarie osserva un miglioramento nella responsabilità con cui gli studenti svolgono i compiti assegnati. Circa un terzo dei docenti delle scuole del secondo ciclo e della primaria, inoltre, vede miglioramenti nei livelli di motivazione degli studenti. Infine, il 31,8% dei docenti della scuola secondaria di secondo grado vede potenziarsi la capacità di cooperazione e collaborazione.

Docenti che rilevano un peggioramento nella dad rispetto alla didattica svolta in classe

A fronte di una quota di docenti che rilevano miglioramenti attraverso la DaD, è presente anche una parte, mediamente più consistente, di docenti che rilevano al contrario un peggioramento della qualità didattica, su diversi aspetti. Nella scuola dell’infanzia oltre il 74% dei docenti registra un peggioramento nella qualità della relazione tra pari; tale aspetto risulta il più critico anche per la scuola primaria e secondaria di primo grado, mentre nella scuola secondaria di secondo grado, si evidenzia soprattutto un deterioramento della qualità dell’attenzione da parte degli studenti.

Interventi per favorire la partecipazione degli studenti alle attività didattiche

Attività di coinvolgimento degli studenti sono state organizzate soprattutto nella scuola secondaria di primo grado. Nelle scuole secondarie, in generale, la partecipazione degli studenti è stata stimolata attraverso l’organizzazione di presentazioni e di interventi in videoconferenza, mentre nella scuola primaria è prevalso il dialogo che ha coinvolto l’intera classe, o piccoli gruppi di bambini, e nell’infanzia il gioco, le attività per riempire il tempo libero, la condivisione di routine.

Docenti che dichiarano di aver svolto interventi per favorire la partecipazione

Nell’ambito delle azioni di supporto alle famiglie, per la gestione della DaD, una maggioranza di docenti dichiara, in tutti gli ordini scolastici, di aver comunicato le informazioni relative alla privacy, ma meno della metà dei docenti, invece, esplicita di aver svolto azioni più accurate, come momenti di confronto e approfondimento sugli strumenti. Scarso è stato l’utilizzo di figure di supporto esterno, come mediatori culturali ed educatori.

Partecipazione degli studenti alla didattica a distanza

Se si considera il dato relativo alla partecipazione compresa tra il 90% e il 100% come una “partecipazione piena” degli studenti, la scuola primaria registra la percentuale più ampia, mentre la scuola dell’infanzia riporta una scarsa partecipazione.

Nel caso della scuola secondaria di secondo grado, è interessante riferire il dato sulla partecipazione per ordine di scuola che registra differenze significative tra i Licei, che si attestano su una partecipazione piena molto ampia, e gli Istituti Tecnici e i Professionali che riportano percentuali marcatamente inferiori.

Motivi della mancata partecipazione

Il digital divide è complessivamente la ragione principale dell’esclusione della didattica a distanza, seguito dalla presenza di fratelli in età scolare: un fattore di esclusione è la condivisione di dispositivi, che penalizza in particolare i più piccoli (scuola dell’infanzia). Nella percezione dei rispondenti della secondaria di secondo grado risulta rilevante la mancanza di competenze digitali adeguate da parte degli studenti.

Gli esclusi dalla DAD

La condizione di svantaggio socio-economico, l’appartenenza a famiglie migranti e l’essere studenti con BES rappresentano le principali cause di esclusione. Nella scuola primaria e nella secondaria di primo grado, gli studenti in condizione di svantaggio socio-economico sono stati nettamente i più esposti all’esclusione insieme agli studenti con BES e a rischio di abbandono scolastico. Nella scuola secondaria di secondo grado sono rimasti esclusi dalla DaD gli studenti e le studentesse che la scuola aveva già riconosciuto come a rischio di abbandono insieme agli studenti in condizioni di svantaggio economico e sociale.

Interventi specifici realizzati per gli studenti con bisogni educativi speciali

Gli interventi principali sono stati la rimodulazione per l’individualizzazione dei piani di apprendimento e  la dotazione di strumenti digitali specifici per gli studenti con disabilità.

In che misura la DAD ha consentito di praticare una didattica inclusiva

Circa la possibilità di realizzare una didattica inclusiva gli insegnati della scuola dell’infanzia esprimono un giudizio negativo. Per gli altri ordini di scuola, poco più della metà delle risposte giudicano la DaD un contesto abbastanza o molto inclusivo, tuttavia non emerge una polarizzazione netta delle risposte.

Contenuti didattici utilizzati nella didattica a distanza

Alcune tipologie di contenuti sono risultati  come più frequentemente utilizzati nella didattica a distanza; in relazione ai vari ordini e gradi di scuola si rilevano come percentuali più alte di risposte:

  • Scuola dell’infanzia: contenuti digitali auto-prodotti per le lezioni (6.4%);
  • Scuola primaria: libro di testo in adozione dalla classe (23.2%);
  • Scuola secondaria di I grado: libro di testo (16.2%) e contenuti digitali auto-prodotti (16.2%);
  • Scuola secondaria di II grado: libro di testo (28.6%).

Continuità della progettazione didattica durante il lockdown

Rispetto alla continuità data alla progettazione didattica si è chiesto ai docenti di esprimersi su una scala  Lickert a quattro passi. Per tutti gli ordini e gradi di scuola, la più alta percentuale dei rispondenti ha dichiarato di aver potuto mantenere “abbastanza” la continuità della progettazione didattica durante il lockdown. Per i vari ordini e gradi di scuola sono riportate le percentuali dei docenti che hanno dichiarato di aver mantenuto “abbastanza” la continuità della progettazione didattica durante il lockdown: • Scuola dell’infanzia: 5.6%; • Scuola primaria: 18.4%; • Scuola secondaria di I grado: 12.7%; • Scuola secondaria di II grado: 23.2%.

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