L’obbligo di vigilanza di docenti e personale ATA sugli alunni per un anno scolastico 2022/2023 sereno: in allegato un esempio di direttiva

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Ad inizio d’anno scolastico è utile fare il punto sugli obblighi dei docenti relativamente alla vigilanza sugli alunni e, contestualmente a questi, quelli in capo al personale ATA e ausiliario in servizio nella scuola. Non di meno è, altresì, ricordare alcune delle disposizioni organizzative che può (anzi deve) emanare il dirigente scolastico finalizzate, le stesse, a garantire il buon funzionamento della scuola e la sicurezza e l’incolumità di ciascuno, prioritariamente degli alunni che sono stati affidati all’istituzione scolastica. Ecco perché è necessario ripercorre gli obblighi del personale in relazione alla vigilanza sugli alunni.

Responsabilità legate all’esercizio della funzione ad essa attribuita dall’ordinamento giuridico

La scuola, dunque, è sostanzialmente, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 165/2001, un soggetto giuridico essendo annoverata tra quelle che sono definite dalla legge “amministrazioni pubbliche”. Alla scuola, di conseguenza, fanno capo – scrive Paolo Bonanno – “le responsabilità legate all’esercizio della funzione ad essa attribuita dall’ordinamento giuridico, svolto attraverso soggetti che sono addetti all’amministrazione stessa. Con l’accoglimento della domanda di iscrizione e la conseguente ammissione dell’alunno alla frequenza della scuola, nei confronti dell’istituzione scolastica sorge, oltre all’obbligo di fornire il servizio specificamente previsto dall’ordinamento dello Stato, un vincolo di natura negoziale dal quale discende un ulteriore obbligo: quello di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’alunno ad essa affidato, per tutto il tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica” (consultare a tal riguardo la sentenza della Corte di Cassazione n. 3680/2011).

Quadro normativo e profili di responsabilità

La vigilanza sugli alunni è un obbligo di servizio del personale scolastico, il quale può essere chiamato a rispondere per danni arrecati dagli alunni a terzi e/o a se stessi. Sul personale gravano dunque, nei confronti degli alunni e delle loro famiglie, responsabilità di tipo penale (ad es. per violazione delle norme antinfortunistiche), civile e amministrativo o patrimoniale, che vanno attentamente considerate. Nei giudizi civili per risarcimento dovuto a danno ingiusto, vale il principio della “responsabilità solidale” fra Amministrazione e dipendente. Essa trova fondamento – come afferma con grande precisione il Dirigente scolastico prof.ssa Rossella Miraldi, alla guida dell’Istituto Comprensivo “Giovanni Verga” di Catania – nell’articolo 28 della Costituzione, che testualmente recita: “I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità si estende allo Stato e agli enti pubblici”.

Le due nature della responsabilità

La natura giuridica della responsabilità della non vigilanza sugli alunni da parte di chi è chiamato a vigilare, mentre sono all’interno della scuola, da parte dell’amministrazione scolastica, nei casi in cui questi alunni dovessero subire dei danni, è di due diverse nature:

  • contrattuale, se si fonda nell’inadempimento dell’obbligo di vigilare o di tenere o non tenere una determinata condotta;
  • extracontrattuale, se, invece, tale fondamento si fonda sulla violazione del dovere generale di non recare danno ad altri (così come confermato dalle sentenze della Corte di Cassazione n. 3680/2011; n. 16947/2003).

Esclusa la legittimazione passiva del dipendente in giudizio

La giurisprudenza esclude la legittimazione passiva del dipendente in giudizio: solo l’Amministrazione scolastica è chiamata a rispondere, attraverso l’Avvocatura di Stato, in una causa intentata da terzi. In seguito, però, se condannata al risarcimento, l’Amministrazione, attraverso la Corte dei Conti – scrive nell’ordinanza ai dipendenti del suo Istituto la DS prof. Rossella Miraldi – può rivalersi sul dipendente responsabile dell’evento, se ne sono stati dimostrati il dolo o la colpa grave.

La “cosiddetta culpa” in vigilando dei dipendenti

La cosiddetta “culpa in vigilando” dei dipendenti, infatti, è disciplinata dall’art. 61 della legge 11 luglio 1980, n. 312 (in parte trasfuso nell’art. 574 del Testo Unico sull’Istruzione: D.lgs. 297/94), che prevede la responsabilità patrimoniale nei casi in cui il personale scolastico abbia tenuto, nella vigilanza degli alunni, comportamento qualificabile come doloso o viziato da colpa grave. Ad esempio, con la sentenza n. 1590 del 11.10.1999, la Corte dei Conti ha stabilito che la mancata sorveglianza durante la pausa di ricreazione costituisce un’ipotesi di colpa grave. In giudizio, la prova di non aver potuto impedire il fatto dannoso (“prova liberatoria”) è a carico dell’Amministrazione, che si basa per la difesa sulla ricostruzione scritta dell’evento fornita dall’istituzione scolastica. La durata dell’obbligo di vigilanza coincide con il tempo di permanenza degli studenti all’interno della scuola, anche per attività extracurricolari (Cass., sez. III, 19-2-1994, n. 1623; Cass., sez. I, 30-3-1999, n. 3074). L’obbligo di vigilanza vige anche per tutto il tempo in cui l’allievo, soprattutto se minorenne, è affidato alla scuola per uscite e viaggi di istruzione.

Sui docenti grava un obbligo di diligenza

Si precisa che sui docenti grava un obbligo di diligenza. L’estensione di tale obbligo varia in funzione dell’età e del grado di maturazione degli allievi, con la conseguenza che, quando gli allievi sono molto più piccoli, il dovere di vigilanza deve essere massimo per continuità ed attenzione e deve persistere durante tutto il tempo in cui gli allievi sono affidati alla scuola. La vigilanza, oltre che continua, deve essere svolta con diligenza e con l’attenzione richiesta dall’età e dallo sviluppo psico-fisico del minore. Vi sono alcuni fattori tipici, oltre all’età degli alunni, che rendono particolarmente stringente l’obbligo di vigilanza: ad esempio, lo svolgimento di attività motorie e di laboratorio, gli spostamenti di gruppo, le uscite didattiche al di fuori dell’edificio scolastico, la ricreazione. Il Testo Unico sulla sicurezza (D. Lgs. 81/08) – scrive nell’ordinanza ai dipendenti del suo Istituto la brillante DS prof. Rossella Miraldi – ha aggiunto precisi obblighi di vigilanza in capo ai preposti, che trovano applicazione in quei locali (laboratori, palestre) dove gli studenti sono equiparati ai lavoratori. Il “preposto” è “persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa”.

Gli articoli 2047 e 2048 del Codice civile

La responsabilità dei docenti relativamente all’obbligo di vigilanza è disciplinata dagli articoli 2047 e 2048 del Codice civile: “In caso di danno cagionato da persone incapaci di intendere e di volere, il risarcimento è dovuto da chi è tenuto alla sorveglianza dell’incapace, salvo che non riesca a provare di non aver potuto impedire il fatto” (2047). […] “I precettori e coloro che insegnano un mestiere o un’arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza”. Le persone indicate dai commi precedenti sono liberate dalla responsabilità soltanto se provano di non aver potuto impedire il fatto” (2048). Il personale docente deve essere presente in classe puntualmente. Presentarsi in ritardo in classe espone il docente all’attribuzione della “culpa in vigilando”; il ripetersi di questa negligenza costituisce un’aggravante. Anche sul personale ATA ricadono compiti di sorveglianza rispetto agli alunni.

Non aver potuto impedire il fatto

Nelle ipotesi di responsabilità ex artt. 2047 e 2048 c.c., l’insegnante si libera se prova di non aver potuto impedire il fatto, dimostrando, quindi, di aver esercitato la vigilanza nella misura dovuta, e che, nonostante l’adempimento di tale dovere, il fatto dannoso per la sua repentinità ed imprevedibilità gli abbia impedito un tempestivo efficace intervento (Cass., sez III, 18.4.2001, n.5668); è richiesta, perciò, la dimostrazione di aver adottato in via preventiva le misure organizzative idonee ad evitare il danno (Cass. Civ., sez III, 3.2.1999, n. 916 ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto sussistente la responsabilità dell’insegnante avuto riguardo alla circostanza dell’allontanamento ingiustificato della stessa dall’aula) scrive nell’ordinanza ai dipendenti del suo Istituto la DS prof. Rossella Miraldi.

L’obbligo della vigilanza ha rilievo primario rispetto agli altri obblighi di servizio

La Corte dei Conti, sez. III, 19.2.1994, n. 1623, ha ritenuto, inoltre, che l’obbligo della vigilanza abbia rilievo primario rispetto agli altri obblighi di servizio e che, conseguentemente, in ipotesi di concorrenza di più obblighi derivanti dal rapporto di servizio e di una situazione di incompatibilità per l’osservanza degli stessi, non consentendo circostanze oggettive di tempo e di luogo il loro contemporaneo adempimento, il docente deve scegliere di adempiere il dovere di vigilanza. Durante l’esercizio delle attività didattiche, il responsabile della vigilanza sugli alunni della classe è, dunque, il docente assegnato alla classe in quella scansione temporale.

5 minuti prima dell’inizio delle lezioni in classe

Si cita quanto disposto nell’art. 29 comma 5 del CCNL 29/11/2007 richiama tale obbligo, riferendolo a due particolari momenti della vita scolastica: “Per assicurare l’accoglienza e la vigilanza degli alunni, gli insegnanti sono tenuti a trovarsi in classe 5 minuti prima dell’inizio delle lezioni e ad assistere all’uscita degli alunni medesimi”. La classe, durante il normale orario di lezione, è sempre affidata al docente, anche quando sono previsti progetti, attività, seminari, incontri con esperti. Il docente in servizio – scrive con grande competenza la DS prof. Rossella Miraldi – durante questa attività non lascia la classe all’esperto, ma è presente per tutta la sua ora di servizio e collabora alla buona riuscita delle attività.

Misure di sicurezza per la prevenzione degli eventi dannosi

l docenti sono tenuti ad osservare alcune misure di sicurezza per la prevenzione degli eventi dannosi, in particolare la necessità di una strutturazione adeguatamente ordinata della classe, con disposizione regolata dei banchi, degli zaini e del materiale atta a consentire l’ottimale controllo da parte dell’insegnante, ad agevolare la corretta circolazione degli allievi al suo interno, a garantire il libero passaggio lungo le vie di fuga. Va allertata l’attenzione massima del corpo docente al fine di tutelare alunni portatori di handicap dai molteplici rischi collegati al loro movimento negli spazi ad uso della classe e dell’intero istituto. È fatto divieto agli alunni, laddove dovessero esistere, di avvicinarsi, sporgersi e/o sedersi sui davanzali delle finestre.

La direttiva

Si allega, a titolo esemplificativo, la direttiva dell’Istituto Comprensivo statale “P. Thouar e I. Gonzaga” di Milano diretto con eccezionale competenza dalla dott.ssa Adriana Colloca che da anni guida, con grande capacità manageriale, la scuola.

Informativa di cui all’art. 1 del D.lgs. n. 152 1997, come modificato dall’art. 4 del D.lgs. n. 104 2022

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