“Lo studente disperso è anche chi frequenta passivamente”. La dispersione in tutte le sue sfaccettature, ne parliamo con Diletta Chiusaroli

WhatsApp
Telegram

Dispersione scolastica, come identificarla e quali azioni adottare per prevenirla? Ne abbiamo parlato con la Professoressa Diletta Chiusaroli, ricercatrice presso l’Università degli studi di Cassino e del Lazio meridionale, già docente di sostegno nella scuola secondaria di 2° grado e referente GLIR presso l’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio.

Professoressa Chiusaroli, la dispersione scolastica nel nostro paese è molto elevata, ne sentiamo parlare anche se in maniera generica. Ci aiuta a identificare questo fenomeno, le sue varie forme ed i motivi che la caratterizzano?

La dispersione scolastica riguarda un evento complesso e multifattoriale, generalmente inquadrabile come un insieme di fattori che determinano un impatto negativo nei percorsi di studi delle ragazze e dei ragazzi e ne modificano il regolare andamento. Diciamo che la dispersione è sfaccettata, diversificata, si verifica in diversi stadi del percorso scolastico, si presenta sotto forma di fenomeni differenti per ambiente sociale, genere, età, collocazione geografica, si manifesta nelle forme dell’abbandono, dell’uscita precoce dal sistema formativo, del deficit delle competenze di base; a volte gli studenti si perdono da un ciclo all’altro, non vengono intercettati, si disperdono nel primo biennio, soprattutto della scuola secondaria di secondo grado, non apprendono abbastanza o acquisiscono conoscenze incerte, spezzettate, e mai consolidate, che inficiano le prospettive di crescita culturale e professionale. A volte questi studenti cominciano a migrare tra scuole per poi sparire dal circuito troppo presto ed evadono l’obbligo scolastico oppure frequentano saltuariamente e passivamente.

La dispersione scolastica è prima di tutto un insuccesso scolastico che si verifica quando gli studenti non riescono a dispiegare veramente il loro potenziale di apprendimento soddisfacendo i propri bisogni educativi. È un fenomeno complicato di cui il dato quantitativo dell’abbandono scolastico è solo un aspetto. Il distacco dalla scuola si manifesta con la disaffezione, disinteresse, demotivazione, noia e in alcuni casi con disturbi comportamentali; pertanto più che di analisi della dispersione potremmo parlare di analisi delle dispersioni e lavorare a più livelli per contrastare e soprattutto prevenire questo fenomeno che è sempre più presente nella vita dei giovani.

Anche se è un fenomeno conosciuto da moltissimo tempo, possiamo affermare che le cause di della dispersione scolastica cambiano con il mutare della nostra società. In particolare nel suo ultimo libro, dal titolo “Il contributo della didattica nella dispersione scolastica”, lei ha parlato di nuove forme di disagio e dei comportamenti a rischio tra gli adolescenti, facendo riferimento in particolare alla crisi pandemica. Ci spiega?

Negli ultimi decenni il concetto della dispersione scolastica, come abbiamo visto, ha subito una fase di ripensamento passando dall’ottica della prevenzione del rischio per alcune categorie di soggetti, a quella della promozione di un successo formativo. È un fenomeno complesso che va analizzato considerando diverse dimensioni che concorrono a determinare condizioni di criticità e vulnerabilità e possono condurre progressivamente ragazze e ragazzi a disinvestire nel proprio percorso scolastico.

Per capire il perché alcuni studenti cadono nella dispersione è importante analizzare le loro esperienze, come queste sono modellate dal loro contesto di vita quotidiano e identificare i fattori che potrebbero sostenere il successo scolastico.

Le cause della dispersione sono molte, le più rilevanti vanno ricercate nell’allievo, come ad esempio nei problemi di salute, difficoltà personali e relazionali, scarsa motivazione o attitudini, nella famiglia, lo status socio-economico-culturale, le abitudini linguistiche e di comportamento, la provenienza etnica e la cultura di riferimento, ma anche nel gruppo amicale, magari amici poco motivati allo studio che portano l’allievo a distrarsi dagli obiettivi, o ancora a volte nella scuola, la cultura organizzativa, il clima di classe, l’opportunità di relazione.

Tutto questo è molto importante, oggi più che mai la scuola deve essere attenta a curare le esperienze del benessere scolastico quotidiano, favorevole ad investire sulle molteplici opportunità relazionali, sensibile ad investire su percorsi didattici di ascolto attivo e comunicazione empatica. Chi educa e chi insegna deve prendere atto ed essere consapevole che ogni azione educativa, considerata come un’intenzionale organizzazione di stimoli scelti, può qualificare e potenziare l’apprendimento.

Le restrizioni causate dalla pandemia hanno avuto un notevole impatto emotivo su questi giovani, già in difficoltà nell’affrontare i loro compiti di sviluppo, l’esclusione forzata dalla realtà e dall’attività sociale, le lunghe attese per ritornare al mondo di fuori, la pressione del distanziamento, hanno condotto ragazze e ragazzi a rischio di distanziarsi anche da sé stessi, dai propri progetti e desideri, per il prevalere di una situazione inedita e difficile da decifrare e sostenere. La pandemia ha inciso profondamente sulla percezione che gli adolescenti hanno del loro stesso benessere, oltre che dalle possibili potenzialità che possono essere in gradi di attivare.

Essa ha incrementato notevolmente la sedentarietà, date le proibizioni delle attività, come quelle sportive, che hanno di conseguenza aumentato anche il tempo trascorso online o sui social media rispetto a prima del Covid. Gli adolescenti, in particolare quelli che vivono in un ambiente familiare difficile e privo di adeguate relazioni interpersonali, tendono ad aumentare sempre più il tempo di utilizzo di strumenti informatici e parlo al presente perché anche se la pandemia non c’è più ha lasciato dei segni, ci sono ancora dei ragazzi che sono isolati dal mondo sociale, che continuano ad allontanarsi dal confronto con l’altro e dalla valorizzazione del diverso da sé. Tutto questo ha portato a diverse patologie di iperconnessione.

Un altro aspetto importante che lei ha affrontato è l’orientamento scolastico, capire quale percorso di studi scegliere rappresenta un elemento fortemente motivante e che allo stesso tempo previene l’abbandono scolastico. ci spiega questo aspetto?

Metodi ed atteggiamenti non possono essere acquisiti ed utilizzati con successo se manca, da parte dell’allievo, la consapevolezza del ruolo che essi giocano nel raggiungere i propri obiettivi, perseguire i propri interessi e valorizzare le proprie potenzialità. Obiettivi, interessi e potenzialità devono essere essi stessi oggetto di acquisizione di consapevolezza da parte dell’alunno, questo richiama forme di tutoraggio e di orientamento che non facciano riferimento a quello che è un semplice informare sulle possibili scelte, ma anche un vero e proprio formare le persone a riconoscere i talenti, limiti e modalità per valorizzare i primi e superare i secondi.

Tutto ciò avviene promuovendo un’ampia varietà di sfide in cui l’allievo possa mettersi in gioco e condurre esperienze proprio per conoscersi, apprezzarsi e migliorarsi. Di rilevante importanza è il ruolo dell’orientamento, il quale non riveste soltanto la funzione di supporto nei confronti dello studente ai fini della scelta che si troverà ad affrontare nel passaggio da un ordine scolastico all’altro, ma assume un’accezione permanente nella vita di ognuno, sostenendolo nel processo di sviluppo con il fine di una piena inclusione sociale. Risulta essenziale la necessità di implementare l’azione orientativa nel percorso scolastico del singolo per far sì che esso possa acquisire con gli strumenti necessari alla costruzione del proprio percorso di apprendimento, alla propria formazione con lo scopo di non trovarsi impreparato al futuro, sia personale che professionale.

Pertanto all’interno di una visione di orientamento continuo, acquisisce un ruolo centrale la visione di orientamento lungo tutto l’arco della vita, perché lo scopo dell’orientamento non è rappresentato dal fornire gli strumenti necessari a saper prendere scelte giuste, ma quello di potenziare l’individuo e la sua individualità in relazione alla vita ed alla società di cui fa parte. La conquista della consapevolezza, la capacità di comprendere il mondo circostante e dargli significato, con la relativa comprensione del mondo proprio, sono competenze che si acquisiscono tramite un apprendimento permanente definito come qualsiasi attività intrapresa dalle persone in modo formale, informale e non formale nelle varie fasi della vita al fine di migliorare le conoscenze, le capacità e le competenze in una prospettiva personale, civica, sociale e occupazionale.

Un’ultima domanda. Tra i vari aspetti che abbiamo affrontato per prevenire la dispersione scolastica ne manca ancora uno, ovvero l’alleanza scuola-famiglia. È un aspetto importante ma che oggi soffre di una profonda crisi, soprattutto di reciproca fiducia. Come possiamo procedere per migliorare questo aspetto?

Intanto è importante un’alleanza educativa con la famiglia, ma non solo è importante, è indispensabile. Esperire in casa un atteggiamento positivo verso la scuola e lo studio è un buon modo per l’allievo per sviluppare un atteggiamento positivo analogo. I docenti devono manifestare fiducia nel raggiungimento degli obiettivi, alimentati dalla convinzione che il successo dipende sempre da un insieme di cause controllabili.

In particolare, alcune positive esperienze, realizzate anche nel corso degli anni da docente, mi hanno fatto comprendere sempre di più come l’azione programmata a livello locale, per essere efficace, debba focalizzarsi su una radicale riorganizzazione curricolare, un costante raccordo con il territorio, con le famiglie, con le istituzioni e un organico orientamento scolastico e professionale, come dicevamo prima. Alla scuola resta comunque riconosciuta l’importanza prevalente, soprattutto nella prospettiva che riesca ad essere più articolata e flessibile e ad elaborare contenuti e metodi in grado di dialogare con la cultura dei giovani, le cui dinamiche caratteristiche sono oggi ancora in larga misura ignorate. Pensare a degli interventi educativi che contrastino la dispersione scolastica significa riuscire a differenziare i percorsi d’intervento, integrando informazioni provenienti da una varietà di fonti e costruire programmi efficaci che possano rispondere a quelle che sono delle esigenze plurime della popolazione di studenti a rischio.

La letteratura pedagogica e psicologica ci insegnano che lo sviluppo di una persona, fin dalla nascita, avviene grazie alle relazioni istaurate con le persone più significative che il soggetto incontra nel corso della propria vita. Un ragazzo, nel corso del proprio cammino esistenziale, avrà modo di relazionarsi nei contesti di apprendimento, importanti per il proprio sviluppo, dove imparerà a conoscere di più sé stesso e gli altri. Tra questi contesti vi è in primis la famiglia, una delle principali scuole di apprendimento relazionale, e successivamente dalla scuola.

Dunque la corresponsabilità educativa, questo rapporto, questo patto educativo di corresponsabilità che è in vigore già dal 2007, dopo una serie di episodi di bullismo e di violenza scolastica e che hanno portato il MIUR a rilanciare la sfida dell’alleanza scuola-famiglia per ribadire quali debbano essere gli impegni e le responsabilità comuni riguardo all’educazione dei giovani, è molto importante. Ecco che risulta necessario e indispensabile, per la crescita e lo sviluppo degli studenti, la partnership educativa tra genitori e istituzione scolastica, basata sulla condivisione dei valori e su una collaborazione attiva tra le parti. I genitori devono essere in un certo modo aiutati ad esprimere le loro idee e opinioni, ma devono riconoscere che hanno anche molto da apprendere sul loro figlio dall’esperienza e dalla professionalità educativa degli insegnanti.

D’altra parte anche l’insegnante, pur nella sua professionalità, ha molto da apprendere dal contesto e dalla storia entro la quale è cresciuto e cresce il proprio alunno. Si tratta per gli uni e per gli altri di riconoscere e rispettare i rispettivi ruoli e contributi di conoscenza della persona dello studente che possono derivare dallo svolgimento di tali ruoli. Dunque condividere la responsabilità è ovvio che richiede un’intesa, un’alleanza, un’interdipendenza rispetto allo scopo che si intende perseguire, alle quali a volte non siamo proprio preparati al 100%.

Invece è molto importante, perché un approccio positivo, ad esempio nei colloqui tra scuola e famiglia, è efficace se affrontato senza ansia ma con serenità, perciò bisognerebbe utilizzare con i genitori un metodo meno diretto, magari non colpevolizzandoli, anche incoscientemente, per le difficoltà che può avere il figlio, ma evidenziandone ed esaltandone le buone capacità di educatori, parlando con frasi di incoraggiamento e soprattutto accentuando la volontà di risolvere il problema insieme, magari stilando un programma d’azione comune.

I genitori sentendosi non colpevolizzati ma coinvolti nel programma educativo, ovviamente acquisiranno maggiore fiducia nell’interazione con i ragazzi, con l’impegno scolastico nella comunicazione essenziale con i figli a scuola e soprattutto con una comunicazione efficace con i docenti. Altrimenti, purtroppo, c’è poco da fare, perché i ragazzi che si disperdono, che abbandonano, hanno sicuramente problemi anche a casa, quindi solamente attraverso un aiuto reciproco possiamo cercare di arginare sempre di più questo fenomeno e cercare, prima o poi, di farlo cessare definitivamente. I ragazzi devono capire che andare a scuola è importante non soltanto per la didattica ma soprattutto per il vivere in modo armonioso con la voglia di raggiungere il benessere personale.

WhatsApp
Telegram

Percorsi abilitanti: pubblicati i bandi dei 30 e 60 cfu, scadenza 5 giugno, affidati ad EUROSOFIA E.C.P. Pegaso