Lo strazio della scuola pubblica italiana. Lettera

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Inviato da Luca Fantò – Egregia redazione, parafrasando Piero Calamandrei, possiamo dire che essendo la scuola più importante del Parlamento, della Magistratura e anche della Corte Costituzionale, sicuramente essa si configura come la prima istituzione da abbattere qualora si cerchi di trasformare una democrazia in qualcos’altro.

La scuola pubblica è sotto attacco da anni. L’eliminazione dei concorsi promossa da Berlinguer, il duro colpo assegnato dalla Moratti all’obbligo scolastico, la riduzione delle cattedre determinata dai tagli della Gelmini, la legge 107 di Renzi, l’incoerenza dell’attuale ministero. Tutto ciò è contornato da una serie di luoghi comuni che mirano a indebolire la figura dell’insegnante e quindi dell’istituzione scolastica.
I docenti non hanno tre mesi di vacanza. I docenti non lavorano 18 ore a settimana e neppure 20 o 24.

Si denuncia l’impreparazione dei docenti, ma spesso chi lo fa non entra in una scuola da troppo tempo e se lo ha fatto è stato come alunno, genitore o nonno.

Si accusano i docenti di non voler essere valutati, ma ciò avviene con strumenti che affondano i propri principi in culture “altre” o che altrove già si sono dimostrati fallimentari.

Si protesta e si cerca di fare liste con i docenti la politicizzati, ma nell’inconsapevolezza che qualsiasi azione sociale è politica e senza politica esiste solo l’annichilimento dell’uomo e della società.

Ovviamente il potere, quando non è democratico, cerca di colpire innanzitutto la scuola pubblica. Perché la scuola pubblica è quello strumento che consentendo pari opportunità a tutti i cittadini permette, anche alle generazioni future, anche a coloro i quali non partono da posizioni avvantaggiate, di potersi emancipare, di poter riflettere sulla realtà del mondo, della propria condizione e della condizione dei propri figli, quindi anche di potersi porre di fronte al potere in maniera critica e costruttiva.

Ma, come vediamo in Russia, in Turchia e in molti altri luoghi, la critica non è qualcosa che va di moda.

Non sembra andare di moda neppure in Italia dove alcuni esponenti dell’attuale Governo non rispondono alle domande dei giornalisti o li invitano ad andare a fare le foto ai bambini.

Un Governo che vorrebbe frazionare l’Istituzione scolastica nazionale.
Un governo impegnato a mantenere in costante stato di preoccupazione la popolazione con allarmismi legati alle presunte e inesistenti invasioni di migranti. In Italia intanto ad emigrare sono gli italiani. Un’emigrazione, quella degli italiani, che avviene per trovare quelle migliori condizioni di vita a cui possono aspirare grazie all’istruzione acquisita in una scuola pubblica ancora efficace…evidentemente ancora troppo efficace per chi punta domani ad impadronirsi e conservare il potere senza dover rispondere realmente delle proprie azioni.

Le opposizioni oggi probabilmente non si battono nella maniera in cui dovrebbero per difendere l’istituzione scolastica pubblica, non tutte. Esistono piccoli partiti e molte associazioni che cercano disperatamente di denunciare la situazione di degrado che circonda la scuola, senza ancora averla completamente inquinata.

La classe docente oggi non è abbastanza coesa da potersi difendere, ma la mancanza di coesione è stata determinata da vent’anni di riforme che hanno frantumato il corpo docente creando differenze di status insopportabili. Un corpo docente impoverito da anni di tagli all’istruzione pubblica.

Tutti i cittadini dovrebbero essere consapevoli che uno Stato senza una scuola pubblica in grado di preparare in maniera efficace i propri cittadini, tutti i propri cittadini, è uno Stato destinato non a morire ma a cadere nella dittatura. Dittatura che non avrà le forme del manganello, dell’olio di ricino o delle parate militari, ma che nella sostanza servirà a creare una società in cui il valore della democrazia non sia riconosciuto come condizione necessaria alla vita dei cittadini, in cui i cittadini si diranno pronti a rinunciare a qualche libertà per potersi illudere di vivere meglio.

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