Lo psicologo Lancini: “La scuola è lontana dai bisogni degli studenti, per questo lasciano gli studi. Troppo enfasi nella caccia al voto”

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La questione della dispersione scolastica in Italia è una problematica rilevante e complessa, che merita un’analisi attenta e multidimensionale.

Nel 2022, l’Italia ha registrato un tasso di abbandono scolastico del 12,7%, posizionandosi tra i più alti in Europa, superata solo da Spagna e Romania. Il dato preoccupante è emerso in attesa degli “Stati generali della scuola digitale”, in programma a Bergamo il 24 e 25 novembre.

Al Corriere della Sera, Matteo Lancini, psicologo, psicoterapeuta e docente presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, ha offerto una prospettiva illuminante su questo fenomeno. Secondo Lancini, la dispersione scolastica si intreccia con il ritiro sociale maschile, che può essere considerato un equivalente maschile dei disturbi alimentari, più frequenti nelle ragazze.

Lancini sottolinea che la scuola italiana soffre di una notevole eterogeneità: lo stesso tipo di istituto, come un liceo classico, può presentare sfide diverse a seconda del contesto geografico in cui si trova. Questa varietà non solo complica il panorama educativo ma pone anche sfide significative nella formulazione di politiche efficaci.

Un altro punto cruciale è l’incapacità del sistema scolastico di offrire modelli valutativi e formativi che rispondano ai bisogni psicologici degli studenti. Questa disconnessione porta a una percezione della scuola come un’istituzione distante dalle reali esigenze dei giovani, non adeguatamente attrezzata per prepararli al futuro.

Il sistema di valutazione attuale, incentrato su voti, bocciature e esami di riparazione, contribuisce a creare un ambiente negativo. Lancini critica l’enfasi eccessiva sulla competizione e la “caccia al voto”, a scapito di un autentico apprendimento. Questo approccio rischia di alienare ulteriormente gli studenti, spingendoli verso il ritiro e l’abbandono scolastico.

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