Lo psicoanalista Ammaniti: “L’educazione dei ragazzi ci è sfuggita di mano. Un bambino è morto e per gli youtuber aumentavano i followers”

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“Una situazione limite.” Queste le parole di Massimo Ammaniti, psichiatra e psicoanalista di lunga data, riferendosi alla crescente interazione tra i giovani e i social media.

Ammaniti paragona la situazione attuale al film “Arancia meccanica”, dove una banda di giovani si esalta nella violenza. La differenza? Oggi i social media rendono queste azioni visibili a milioni di persone.

La crescente ossessione per i “like” sui social media sta causando una perdita del senso etico nei giovani, sostiene Ammaniti. Parla di ragazzi che filmavano un incidente mortale, aspettandosi apprezzamenti online, e di genitori che si compiacciono delle azioni pericolose dei propri figli. Questa tendenza solipsistica al piacere immediato, dice, sta erodendo i valori tradizionali.

Secondo Ammaniti, il problema inizia con gli adulti che, a loro volta, stanno cercando approvazione sui social media. Se non impongono limiti, se non educano e non agiscono con autorità, i ragazzi perderanno la guida necessaria per crescere in modo equilibrato. L’educazione, avverte, sta venendo stravolta.

Ammaniti sottolinea come la virtualità dei social media e dei videogiochi stia distorcendo la percezione della realtà. Gli adolescenti vivono le sfide della vita reale con la stessa leggerezza delle challenge virtuali. La morte, tuttavia, non è un gioco.

Senza una guida adeguata, i giovani sono alla deriva, afferma Ammaniti. L’assenza di genitori responsabili li spinge a cercare riferimenti nel gruppo dei coetanei, il che può portare a gravi conseguenze.

Ammaniti conclude con un appello ai genitori e alle scuole. Incoraggia gli adulti a limitare l’uso dei social media per i loro figli e chiede alle scuole di tornare a svolgere un ruolo chiave nell’educazione dei giovani. Un insegnante attento può cambiare la vita di un ragazzo, ricorda, e gli adulti hanno il dovere di proteggere i loro figli dalla “malattia dei like”.

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