L’Italia spende poco per gli stipendi dei docenti: i fondi incentivanti per il merito basteranno a colmare il gap con l’Europa?

di Giulia Boffa
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L'Italia è all'ultimo posto per spesa pubblica dedicata all’istruzione. La media Ue è del 10,84 con Spagna, Bulgaria, Polonia, Slovenia, Portogallo che superano e Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania, che invece spendono meno della media.

L'Italia è all'ultimo posto per spesa pubblica dedicata all’istruzione. La media Ue è del 10,84 con Spagna, Bulgaria, Polonia, Slovenia, Portogallo che superano e Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania, che invece spendono meno della media.

Spendiamo solo il 9,05% del totale della spesa e il 4,70% del PIL.  La media Ue è del 5,44 del PIL e l’Irlanda per l’istruzione ne usa il 6,50, la Svezia il 7,26, la Danimarca l’8,72. Lo stipendio di un neoassunto, una maestra italiana della primaria a inizio carriera non arriva ai 23 mila euro lordi annui (22.903),  a fine carriera diventeranno 33.740.

La media Ue, secondo i calcoli rielaborati dalla Uil Scuola, è di 26.212 euro alla partenza che diventano 43.416 alla fine, solo per la scuola primaria.

Un professore di liceo in Italia dal primo anno guadagna meno di 25 mila euro lordi l’anno (24.669): dopo 35 anni va in pensione con 38.745 euro (lordi).
In Portogallo lo stesso professore parte con 21.261 euro lordi e arriva ai 43.285; un professore di una superiore irlandese arriva a  68.391 dollari a fine carriera, un tedesco arriva a  77.628 dollari (di potere d’acquisto) dopo 28 anni in cattedra.

Gli insegnanti italiani sono inoltre tra quelli che trascorrono più ore in classe: la media Ue per un maestro elementare è di 19,6 ore settimanali, per un italiano sono 22, come gli irlandesi. Ci superano francesi (24), spagnoli e portoghesi (25). I maestri tedeschi restano a scuola meno: 20 ore a settimana. Come alle superiori: 18 ore per un italiano (e un tedesco) contro una media di 16,3. In Francia, sono 14.

Gli scatti di anzianità li hanno tutti, tranne gli svedesi. In Italia si scatta dopo 9, 15, 21, 28, 35 anni. Con la riforma della Buona scuola il governo voleva togliere peso all'aumento tramite scatti, ma dopo una sollevazione e migliaia di firme consegnate dai sindacati, nel nuovo testo appena approvato dal Consiglio dei ministri, gli scatti restano.

In più però verranno dati degli aumenti in base al merito, per i quali sono stati previsti dal DDL 200 milioni di euro, che i dirigenti scolastici potranno dare in premio in base ad una serie di parametri. Ci sono poi 500 euro annuali di rimborso spese per aggiornamento culturale, ma non per tutti.

Intanto il contratto collettivo è bloccato ed ancora non si parla di una possibile apertura di tavolo con i sindacati.

200 mln per il merito. Risorse da Legge stabilità, non dal fondo d'istituto, rispamiando sulle assunzioni. I conti

La nostra sezione dedicata alla Buona Scuola

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