L’Italia è una Repubblica fondata sui Ricorsi. Come si diventa Prof. con una laurea in Scienze Politiche. Lettera

di redazione
ipsef

L’Italia, uno Stato di Diritto che vede negati i diritti proprio a chi con  giurisprudenza e leggi ci va a braccetto da tutta una vita.

Già perché in tutto il caos sollevato da quella che viene definita la “Buona Scuola”, c’è chi da aspirante insegnante vede negati i propri diritti da molto più tempo, e cosa più paradossale è che la classe di insegnanti maggiormente penalizzata risulta essere quella degli insegnanti di scienze giuridiche, conosciuti ai più come i professori di diritto. Già, perché, oltre ad essere una delle classi più affollate di Italia, dove si raccolgono in genere avvocati e laureati in discipline giuridiche, è anche una di quelle che ha alle spalle una storia fatta di DM più o meno opinabili.

Ma andiamo per gradi.

C’era una volta A., giovane neodiplomato di un piccolo paesino di montagna, come tutti i neodiplomati A. va in uno dei grandi atenei italiani e prende la famosissima guida dello studente. Quel libricino che molti di noi hanno avuto tra le mani almeno una volta nella vita, dove cercano di spiegarti come funziona l’Università e in cosa consistono i vari corsi. Per ogni corso è dettagliato il piano di studi, gli obiettivi formativi, la durata ed il famigerato paragrafo riguardante gli sbocchi professionali. A. lo legge attentamente, è indeciso sulla decisione da prendere, a 18 anni è difficile decidere cosa si vuole fare da “grande” ma una scelta bisogna pur farla.

Così A. mette sul piatto della bilancia i suoi interessi personali e le sue aspirazioni e fa una scelta: Laurea in Scienze Politiche con la volontà un giorno di diventare un professore di Diritto e tornare ad insegnare dalle sue parti. La scelta è fatta e A. si impegna a rimanere in regola con gli esami e a mantenere una media alta, con tutti i sacrifici da studente fuori sede.

La vita scorre tranquilla finché non viene pubblicato il DM 231/97 che stabilisce che solo chi si laurea entro il 2001 potrà insegnare. Quelli che si laureano nel 2002, l’anno  della capra, secondo l’oroscopo del  MIUR, non saranno buoni insegnanti.

A. si laurea dopo il 2002, dopo tutta la fatica il diritto ad insegnar è stato oramai negato. Come lui tanti altri si mobilitano, nascono associazioni e partono i primi, costosi, ricorsi contro una legge che è fuori da ogni senso didattico e che oltretutto discrimina in base all’anno di laurea e non di iscrizione.

Ma si sa in Italia l’unica certezza è l’incertezza, così mentre aspetta una sentenza che non arriva, A. abbandona le sue aspirazioni e cerca un altro lavoro, per mantenere se stesso e l’assurda macchina dei ricorsi. Intanto i suoi colleghi ante 2001 (con il suo identico piano di studi ) intraprendono la SISS si abilitano all’insegnamento ed entrano in GAE (le famose graduatorie da cui prima o poi si verrà assunti come insegnanti con un contratto a tempo indeterminato). Poi chiudono la SISS, troppa gente abilitata, tutti ricorrono alle graduatorie di III fascia, dove uno può inserirsi solo con la sua laurea, ed entrare nella famosa categoria dei supplenti. Ma la laurea in scienze politiche non è ammessa neanche li, allora A. e gli altri dell’anno della capra si armano e parte l’ennesimo ricorso contro questa nuova discriminazione.

Dopo otto anni il MIUR riapre un nuovo ciclo di abilitazioni all’insegnamento, il Tirocinio Formativo Attivo (TFA), una norma transitoria in attesa di scegliere la modalità migliore per reclutare gli insegnanti. Ovviamente nel bando che istituisce il TFA, la laura in Scienze Politiche conseguita dopo il 2001 non è ammessa. A. non può partecipare alle selezioni e dopo i soldi spesi in avvocati e ricorsi che stanno ancora a “Caro amico ti scrivo…”, questa volta si arrende all’inevitabile ingiustizia e non ci pensa più, è il 2012 quando parte il I ciclo di TFA, ed A. con un lavoro precario in tutt’altro settore, non può fare altro che rispettare la legge ed osservare il sogno  svanire.

A maggio 2014 esce il bando per il II ciclo TFA, anche li nulla di nuovo, il movimento di scienze politiche è però in fermento, sembra che la battaglia riprenda con nuove forze, vengono scritti articoli, contattati esponenti del MIUR,  ma la burocrazia è lenta, a luglio 2014 si svolgono le prove preselettive. Oramai A. è fuori anche per questo ciclo di abilitazione.

Sorpresa.

A settembre 2014 una nota MIUR dice: “Ragazzi abbiamo scherzato, voi laureati in scienze politiche dall’anno della capra in poi potevate partecipare al TFA . Scherzetto. Siamo dei simpaticoni.”

A. non ci sta, anche se le prove preselettive sono già state fatte fa immediatamente ricorso al TAR chiedendo di poter partecipare alle selezioni scritte ed orali. Il TAR gli fa storie, gli chiede come mai non abbia fatto ricorso prima delle preselezioni. Cavolo la palla di vetro non ha funzionato, A. non poteva sapere che a Settembre il Miur avrebbe emanato la nota.

Dopo mille storie comunque il TAR ammette A., in via cautelativa a sostenere le prove scritte che si terranno di li a poche settimane. A. è felicissimo perché dopo anni vede una possibilità, sarà dura perchè il tempo per studiare è davvero breve, dovrà competere con chi si prepara da mesi, ma non ha nessuna intenzione di perdersi d’animo,  ha deciso che dopo tutti gli anni di ingiustizia subiti venderà cara la pelle e si butta a capofitto sui libri notte e giorno.

A. riesce a superare sia lo scritto che l’orale, passa solo lui le selezioni nell’ateneo prescelto e finalmente può cominciare la tanto agognata abilitazione. Si abilita con il massimo del punteggio a luglio del 2015, ma visto che il TAR ancora non si esprime in maniera definitiva, viene inserito in graduatoria con “riserva”.

L’anno scolastico comincia ed A. come tutti gli altri abilitati riceve le prime chiamate per insegnare, ma il suo entusiasmo viene subito smorzato. Finché il TAR non scioglie la riserva lui non può entrare in classe. Il TAR se la prende comoda e fissa l’udienza a Marzo 2016 (oramai le supplenze sono perse) e pubblica la sentenza di scioglimento riserva a Luglio 2016 riconoscendo la validità dell’abilitazione conseguita da A. Un anno è passato. Il nuovo anno scolastico è alle porte. Dopo 15 anni di ricorsi ed ingiustizie A. potrà essere finalmente il professor A. ?

Chi risarcirà i danni subiti ingiustamente a causa dell’assurdo DM 293/97 che per più di un decennio gli ha impedito di insegnare?dovrà partire un ennesimo ricorso? Per non parlare del fatto che i famosi ex colleghi di A. ante 2001 con la SISS sono in GAE, mentre agli abilitati con TFA non è concesso l ‘inserimento in GAE.

                                                                                      Angelo T.

ANDISP

Associazione Nazionale Dottori in Scienze Politiche

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