“L’Italia è l’unico paese in cui non si ha una figura pedagogica riconosciuta in ambito scolastico”. L’affondo di Daniele Novara

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Secondo il pedagogista Daniele Novara, nel capitolo dedicato all’interno del libro “Fiaccole, ma non vasi” (edizione Rubbettino), la scuola in Italia è ancora in ritardo rispetto ad altri Paesi europei e questo si percepisce, si vede e si vive.

Negli ultimi vent’anni la scuola italiana si è completamente distaccata dal suo background pedagogico e non ha seguito il rinnovamento che ha caratterizzato altre realtà, mantenendo invece i metodi legati alla lezione frontale, alla trasmissione dei contenuti e ad una visione imperniata sull’ascolto passivo, sulla votazione e sul giudizio basato sulla misurazione degli errori.

L’Italia è l’unico Paese europeo che non ha una figura pedagogica riconosciuta in ambito scolastico, mentre nelle altre nazioni la scienza pedagogica viene considerata un punto di riferimento e una presenza di tale profilo è considerata indispensabile. Inoltre, la scuola italiana soffre di una grave mancanza di un linguaggio comune: gli insegnanti non sempre utilizzano termini comprensibili quando parlano ai genitori, ma si appigliano a terminologie più informatiche o condizionate da motivi di sicurezza o addirittura fanno riferimento al settore neuromedico. Ciò crea la necessità di ricostruire una comunità che comunichi con lo stesso registro: quello dell’educazione e dell’apprendimento.

Nonostante l’Italia sia la patria di Maria Montessori, il nostro Paese accusa un grave ritardo in campo pedagogico. Dalla parte dei genitori, spesso si ha l’impressione che gli insegnanti conoscano davvero poco i ragazzi che hanno davanti. In ogni classe c’è l’alunno o l’alunna da prendere come modello, che rappresenta il target da raggiungere e da uniformare, ma questo non dovrebbe essere il modo di agire. Chi arranca va aiutato, non ghettizzato. Come afferma Novara, “se un ragazzo fallisce, vuol dire che la scuola si deve impegnare di più”.

Per affrontare queste problematiche, il pedagogista ha sviluppato un metodo basato sul rafforzamento delle capacità di regia educativo-pedagogica dell’insegnante. Secondo Novara, non è sufficiente che gli studenti apprendano conoscenze astruse come avveniva nel modello gentiliano, in cui regnava il professore cattedratico che dispensava conoscenza, ma servono insegnanti in grado di aiutarli ad organizzare i loro apprendimenti al fine di acquisire competenze operative. La lezione frontale deve essere superata e agli studenti deve essere fornito un metodo per imparare, soprattutto a vivere.

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