L’Italia dei Valori è contraria all’uso distorto dei Test standardizzati (Invalsi)

Di Lalla
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Paolo Latella* – In Italia pare stia crescendo la voglia di classifiche e di graduatorie e nel mondo della scuola pubblica ogni anno si discute e si danno pareri discordanti sul test Invalsi.

Paolo Latella* – In Italia pare stia crescendo la voglia di classifiche e di graduatorie e nel mondo della scuola pubblica ogni anno si discute e si danno pareri discordanti sul test Invalsi.

I Test Invalsi sono prove standardizzate nazionali per la rilevazione degli apprendimenti che vengono “somministrati” nelle seconde e quinte elementari, prime e terze medie e nelle superiori. I genitori sospettano che questo test “valuti” in qualche modo i loro figli e che di questa valutazione venga tenuta traccia a livello statale.

Gli insegnanti, sono convinti che la valutazione degli alunni sia un preciso disegno che ponga le basi per differenziare gli stipendi dei prof in base ai risultati delle classi o delle scuole. Un modo subdolo per regionalizzare la scuola pubblica.

A pensar male non si sbaglia mai ma quello che sta accadendo nella scuola pubblica porta a pensare che i continui tagli all’istruzione pubblica hanno non solo una logica di risparmio della spesa pubblica ma portano ad accettare questa politica dei test di valutazione senza tener conto che in ogni scuola italiana gli obiettivi di apprendimento sono diversi e non è proprio possibile standardizzare il sapere. Gli alunni non sono scatolette di carne vendute al supermercato, tutte uguali e tutte prodotte in serie. Si vuole scaricare la responsabilità sulle scuole e sui docenti, colpevoli di non produrre il “successo formativo”, cioè il superamento delle prove ministeriali, e meritevoli di fondi ed incremento salariali solo quando ciò avvenga senza tener conto degli alunni disabili, degli studenti che hanno avuto anche cinque docenti nello stesso anno, alunni con difficoltà di apprendimento. Insomma le prove Invalsi sono quanto meno ambigue e pericolose.

L’Italia dei Valori ribadisce che l’istruzione della nazione deve passare dalla centralità della scuola pubblica ed ha supportato il 28 marzo 2012 l’emendamento presentato e promosso da 13 associazioni (Ass. ne naz.le Scuola della Repubblica, Cisp-Centro Insegnanti Scuola Pubblica- Roma, Coordinamento Scuole Secondarie- Roma, Comitato bolognese Scuola e Costituzione, Cip Ass. Nazionale, Gdl dell’assemble genitori e insegnanti delle scuole di Bologna e provincia, Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova, ScuolaFutura Carpi, Coordinamento Buona Scuola Carpi, La scuola siamo noi Parma, Ass. di Firenze Per la scuola della Repubblica, Cgd Pordenone, RsuIqbal Masih Roma) vuole rendere i test più scientifici (a campione, come nel resto d’Europa), più fruibili per le scuole (per favorire il processo di autovalutazione) e contenerne i costi che l’art. 51 intende scaricare sulle scuole e sui docenti, obbligandoli a gestirli gratuitamente.

Sono stati 4.869 gli insegnanti, genitori e studenti e cittadini che hanno sottoscritto on line o su carta l’emendamento, che è arrivato, grazie al sostegno dell’Italia dei Valori e del Pd, fino in dirittura d’arrivo, essendo stato uno dei 13 (dei 578 iniziali) su cui c’è stato l’ultimo confronto in commissione. Ieri il governo si è opposto alla approvazione di qualunque emendamento di merito al testo uscito dalla Camera.

L’emendamento allora è stato trasformato in ordine del giorno che ha avuto il parere favorevole del governo e di tutta la commissione affari costituzionale (odg. G/3194/107/1):” Impegna il governo affinché, ai fini di un adeguato potenziamento del sistema nazionale di valutazione delle istituzioni scolastiche, siano assicurati adeguati criteri, tra cui la previa individuazione con metodo statistico del campione su cui effettuare le rilevazioni, nonché la somministrazione delle prove mediante rilevatori esterni adeguatamente formati e la diffusione dei risultati alle istituzioni scolastiche coinvolte“.

L’approvazione potrebbe segnare una svolta sulla questione valutazione delle scuole e sull’uso distorto dei test standardizzati, che sta al mondo della scuola rafforzare con altre diffuse e decise iniziative e
proposte.

Per il momento un grazie ai proponenti e a tutti coloro che hanno collaborato e firmato per svincolare la valutazione da una condizione imposta dall’alto; e investito energie per tentare di inaugurare nel nostro Paese una reale cultura della valutazione, che transiti attraverso studio e individuazione degli obiettivi, primo tra tutti il miglioramento del nostro sistema scolastico.

Il nostro emendamento non intende sopprimere la valutazione esterna delle scuole, ma vuole riportare la stessa a livello campionario, come avviene negli altri paesi europei, e rendere disponibili i risultati delle prove per sviluppare un processo di autovalutazione condiviso delle scuole.

Non è con le imposizioni dall’alto che si migliora la nostra scuola pubblica!

In specifico:

1) La norma di cui al comma 2, art. 51 va in conflitto con l’art. 5, c. 7, del D.LGS. 297/94 che afferma: “Negli istituti e scuole di istruzione secondaria superiore, le competenze relative alla valutazione periodica e finale degli alunni spettano al consiglio di classe con la sola presenza dei docenti.”
2) La norma è in conflitto con il dettato della Legge 59/97, art. 21, c. 9, che assegna all’autonomia didattica degli istituti i processi di autovalutazione.
3) La norma che tende ad obbligare le istituzioni scolastiche a sottoporre tutti gli studenti a test standardizzati preparati dall’INVALSI, confligge con l’art. 33, c.1
“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” e con l’art. 117, comma 3 della Costituzione che afferma “l’autonomia delle istituzioni scolastiche”.
4) La rilevazione campionaria è lo strumento utilizzato dalle indagini internazionali IEA TIMSS, IEA PIRLS e OCSE PISA e dalla maggior parte dei paesi europei (vedi rapporto Eurydice 2009) per la valutazione dei sistemi scolastici. La rilevazione campionaria elimina la confusione oggi esistente nelle rilevazioni italiane che pretendono di valutare con le medesime prove gli studenti, gli insegnanti, le scuole, i dirigenti e il sistema. Il rapporto Eurydice e la Commissione europea affermano che “Gli esperti della valutazione hanno ricordato che l’utilizzo di un singolo test per più finalità potrebbe essere inappropriato, in quanto ciascun obiettivo richiede tendenzialmente informazioni diverse. In tali casi, è stato consigliato alle autorità educative di elencare le diverse finalità in ordine di importanza e di adattare la struttura del test conseguentemente.”
5) La rilevazione campionaria comporta una spesa significativamente inferiore di quella censuaria attualmente in corso, che il comma 2 dell’ art. 51 intende rafforzare.
6) La rilevazione campionaria non costringe ogni singolo studente italiano a sottoporsi nel corso della sua carriera scolastica a ben sei prove standardizzate (seconda e quinta elementare, prima e terza media, seconda e quinta superiore), contro una media europea di solo due.
7) In un’ottica futura si potrebbe affidare alle rilevazioni internazionali che già vengono svolte da almeno 10 anni da parte di IEA TIMSS, IEA PIRLS e OCSE PISA il compito di predisporre test con una competenza di gran lunga maggiore di quella dell’Invalsi, e affidare all’Invalsi la funzione di strumento di supporto all’autovalutazione d’istituto.

Infine ricordiamo “ai non addetti ai lavori” che i test Invalsi non potranno mai sostituire la valutazione fatta dai docenti ai propri studenti e i test non possono valutare da soli l’operato del singolo docente o dirigente.

I Test Invalsi non possono valutare il singolo studente perchè questo lo fa già la scuola nella sua routine quotidiana. Non valutano il singolo insegnante o dirigente, per un ampio insieme di ragioni: in primis, perchè non è questo il loro scopo; poi perchè si tratterebbe di una valutazione incompleta (si valuterebbero solo gli insegnanti di italiano e matematica).

Infine, la valutazione possibile con un singolo test sugli studenti solleverebbe problemi metodologici insormontabili, se si volessero inferire informazioni attendibili sull’efficacia di un singolo insegnante. Infatti gli studenti non sono esposti solo all’influenza dei loro insegnanti nell’apprendere, ma anche a fattori ambientali e familiari, che contano assai più che del singolo insegnante e che non sono controllabili a dovere con una singola rilevazione sugli apprendimenti.

L’Italia dei Valori ribadisce ancora una volta che la scuola pubblica per il Governo deve essere la priorità, bisogna risolvere in tempi brevi il problema degli esuberi, della quasi totale cancellazione (illegale) delle compresenze di ogni ordine e grado di istruzione, dell’enorme problema del precariato, ridare alle scuole pubbliche gli 8 miliardi di finanziamenti cancellati per l’acquisto dei caccia bombardieri, dei licenziamenti di 150 mila insegnanti e 45 mila tecnici Ata, della legge capestro che ha condannato gli Ata e ITP ex enti locali a sopravvivere con decurtazioni di stipendio illegali, del demansionamento dei docenti di laboratorio in esubero
costretti dallo stato a lavorare come Ata. Docenti che insegnano in aule con 35 alunni. Questa è l’Italia dei ragazzi disabili ai quali viene vietato il supporto didattico dell’insegnante di sostegno per tutte le ore di scuola mentre l’Ocse ricorda al Governo Italiano che siamo ultimi per investimenti nell’istruzione pubblica.

Basta con le solite frasi ad effetto di chi è al Governo e al MIUR! Fatti non parole!!!

Fonte dati:
http://www.polisblog.it
http://www.ilfattoquotidiano.it
http://www.lastampa.it

*Responsabile Dipartimento Istruzione Italia dei Valori Lombardia
Segretario Unicobas Scuola Lombardia

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