L’istruzione è un bene di tutti, deve essere permanente e continua per l’intero arco della vita. Lettera

di redazione
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Mario Bocola – Istruire è sinonimo di crescita e un Paese cresce se c’è istruzione, cioè se tutti vengono messi in grado di apprendere e deve essere permanente e continua, in quanto deve durare per tutto l’arco della vita.

È proprio l’istruzione il motore principale che fa muovere l’economia. L’Italia è indietro rispetto agli altri Paesi europei perché investe poco in istruzione e formazione e il PIL (Prodotto Interno Lordo) dedicato a questo settore nevralgico del Paese è basso. L’Italia, infatti, spende modo per la formazione e questo rappresenta un gap negativo che ci allontana sempre più dagli standard europei. I Paesi dell’Europa, è bene ammetterlo, spendono molto di più dell’Italia per l’istruzione e la cultura. L’istruzione e la formazione sono un bene di tutti i cittadini, piccoli e grandi: è per questo motivo che la scuola deve essere inclusiva, deve adottare percorsi didattici che favoriscano il successo formativo dell’alunno e ne completino la sua piena realizzazione.

Ma con quali strumenti se la scuola ha ormai le armi spuntate e sembra una nave che naviga in mari burrascosi? Molta letteratura pedagogica parla di didattica inclusiva, ma molti non conoscono a fondo la realtà della scuola e il clima che si vive oggi tra le mura scolastiche. Purtroppo dobbiamo renderci conto che l’eccessivo buonismo e il trincerarsi a tutti i costi dietro il concetto della inclusività non sta portando da nessuna parte. Sta soltanto costruendo una scuola che non forma più, una scuola che bada poco alle conoscenze e si riempie la bocca con la didattica delle competenze a prescindere dalle conoscenze.

E come dire: hai la competenza di zappare la terra, ma non sai perché la stai zappando. Non tutti sono portati per lo studio ma tutti devono dare il massimo per raggiungere un obiettivo. Sarebbe il caso di avviare gli alunni con difficoltà nello studio in apposite scuole professionalizzanti, in cui devono imparare un mestiere artigianale. Un tempo esistevano le scuole di Avviamento per coloro i quali non volevano continuare gli studi e si pensa che oggi andare a rispolverare le scuole di Avviamento dove gli alunni devono applicarsi e studiare solo discipline pratiche in cui si utilizzano gli arti superiori (le mani) sarebbe una cosa sacrosanta e permetterebbe agli alunni volenterosi e capaci di studiare e seguire le lezioni con tranquillità.

L’obbligo scolastico che le leggi del sistema nazionale d’Istruzione vogliono addirittura portare al diciottesimo anno non è più praticabile, È necessario riportare l’obbligo scolastico massimo fino alla scuola primaria perché l’alunno svogliato, indisciplinato deve seguire percorsi didattici diversi che gli permettono di esprimere al meglio le sue potenzialità, senza essere costretto a stare cinque ore seduto nel banco. Bisogna privilegiare una didattica differente, diversa, lungi dalla spiegazione e dall’interrogazione, una didattica manuale e laboratoriale.

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