L’istruzione statale non deve scomparire. Lettera

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La legge 107/2015 della “Buona Scuola, istituzionalizza legislativamente la privatizzazione della scuola statale rendendo lo Stato un soggetto privato, dove il MIUR diventa il datore di lavoro che assume nella sua azienda gli operai che sono gli insegnanti e il personale ATA che hanno il compito di far funzionare la scuola-azienda Con l’invio del curriculum da parte degli aspiranti docenti ai dirigenti scolastici, la scuola assume de facto le forme aziendali.

Nelle pieghe dell’istituto della chiamata diretta si legge al vetriolo l’indicazione chiara che i docenti dovranno munirsi di partita IVA e quindi annualmente foraggiare lo Stato con ulteriori somme di denaro che vanno ad ingrossare le tasche già gonfie della politica italiana. E poi si dice che i soldi per il rinnovo del contratto della scuola non ci sono! Insomma la famigerata legge 107/2015 ha provocato il più grave danno che possa essere stato perpetrato alla scuola italiana dal dopoguerra ad oggi, creando lo smantellamento degli apparati dello stato in barba al dettato costituzionale, la cui Carta è stata scritta col sangue dai nostri padri costituenti. Per di più dietro la chiamata diretta, le deleghe della legge della “Buona Scuola” che il Governo si appresta a varare e il rinnovo del contratto di lavoro fermo al 2009, sembra che si nasconda la “polpetta avvelenata” dell’aumento dell’orario di lavoro dei docenti sbandierato ai quattro venti dal governo Monti e che ora si vuole tacitamente far passare sotto silenzio con il rinnovo del contratto di lavoro nella parte normativa.

Con il nuovo contratto non dobbiamo assistere alla mercificazione della scuola statale, dove gli operatori non sono considerati più persone in carne ed ossa, ma oggetti vendere sul mercato, perché la cultura e la formazione non sono merce ma fanno parte del bagaglio personale del lavoratore. Nessuno deve pensare che il lavoro degli insegnanti debba essere considerato un lavoro di serie D, perché i docenti hanno in mano il cervello della futura classe dirigente del Paese.

Il MIUR non mortifichi il lavoro quotidiano di trincea che gli insegnanti svolgono giornalmente, ma dia un valore aggiunto alla scuola italiana perché ne ha bisogno. Se vogliamo cambiare la società, il primo anello da modificare in maniera strutturale è la scuola. Dico in maniera strutturale non solo di facciata, perché di questo l’istruzione necessita e non di riforme che vengono fatte a cambi di Ministro a Viale Trastevere.
Mario Bocola

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