Per l’Istruzione, prevista nel 2018 una spesa di 42.634.358. Peso maggiore per il personale. Uno sguardo ai conti

di Avv. Marco Barone
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Lo stato di benessere di un Paese lo si evince dal suo bilancio. Ed in quello italiano le uscite continuano ad essere superiori alle entrate, con un debito pubblico impossibile dal soddisfare.

Un Paese dove le diseguaglianze sociali sono profonde dove la concentrazione delle ricchezze è assurda, solo una decina di persone hanno la stessa ricchezza di tre milioni di cittadini in Italia.

Un sistema dove gli stipendi che vanno oltre l’ordinario, come le supplenze, vengono pagati sempre in ritardo, anche con diversi mesi, significa che è ridotto male, segnali da non sottovalutare e che dovrebbero sicuramente allarmare perché quando il tuo datore di lavoro pubblico ti paga in ritardo, in modo ripetuto nel tempo, significa che qualcosa non va e non si tratta certamente di errori procedurali. E tutto ciò in un contesto generale dove l’Italia investe poco nel settore dell’Istruzione rispetto ad altri Paesi occidentali, eppure rispetto ai conti complessivi italiani e rispetto al bilancio italiano, le spese nel settore dell’istruzione non sono sicuramente minime.

Guardando i conti ed il budget 2017 e 2019 in merito al peso che i singoli ministeri assumono sui valori del budget a LB 2017-19, emerge che la maggior parte del costo totale sostenuto dalle Amministrazioni centrali è riconducibile ai Ministeri: Istruzione, università e ricerca (48,08%), Difesa (19,81%), Interno (10,15%), Economia e finanze (9,16%) e Giustizia (8,59%) che incidono per il 95,79% sul totale dei costi propri delle Amministrazioni centrali. Tale situazione è da attribuire alla consistente articolazione sul territorio delle relative strutture amministrative ed alla notevole concentrazione di risorse umane che svolgono attività lavorative per tali dicasteri. In particolare, per quanto riguarda il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca scientifica, l’alta incidenza deriva dal fatto che include, tra i propri costi, quello riguardante tutte le istituzioni scolastiche ad esclusione della parte inerente i costi di funzionamento, a carico degli Enti Locali.

Guardando il costo del personale nel settore dell’istruzione questo è pari a migl. di euro 42.637.459 per l’anno 2017, a migl. di euro 42.634.358 per l’anno 2018 e a migl. di euro 42.626.543 per l’anno 2019. E’ previsto in aumento in confronto al budget rivisto 2016 dello 0,55% e del 2,22% rispetto al consuntivo 2015, ma in calo nel corso del triennio. Il personale dell’amministrazione appartiene a più comparti, che, nello specifico, sono ministeri, scuola e Istituti di alta formazione artistica, musicale e coreutica, ma il comparto scuola è quello preponderante rappresentando il 98% circa di tutto il personale ed è quello che determina tutte le variazioni rilevate. Delle variazioni sono determinate dal ricorso a docenti di sostegno e dall’adeguamento delle previsioni all’organico di fatto; rispetto all’anno 2015 la differenza è da ricondurre alla piena applicazione della legge 107/2015 “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti” (Buona scuola) che ha autorizzato circa 48.000 nuove assunzioni per il potenziamento del personale scolastico a partire dall’anno scolastico 2015/2016. Il costo medio delle retribuzioni ordinarie rilevato a budget 2017, pari a 38.907 euro, risulta pressoché costante rispetto alle fasi precedenti, registrando variazioni al di sotto dell’1%. La voce altri costi del personale è pari a migl. di euro 987.985 per ciascun anno del triennio, è previsto in diminuzione del 28,14% rispetto al budget rivisto 2016 e del 34,43% rispetto al consuntivo 2015.

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