L’istruzione prescolastica in Italia: sfide e prospettive dopo la pandemia. I dati Openpolis

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La partecipazione dei bambini all’istruzione prescolastica in Italia ha subito un duro colpo durante la pandemia di COVID-19, ma sta lentamente recuperando terreno. Questo è quanto emerge dai dati recenti sull’iscrizione alle scuole dell’infanzia nel nostro paese.

Impatto della pandemia e confronto europeo

Come segnala Openpolis, tra il 2019 e il 2021, la percentuale di bambini tra i 3 e i 5 anni iscritti all’educazione prescolastica in Italia è scesa dal 94,8% al 91%, con un calo di 3,8 punti percentuali. Questo declino è stato significativamente più marcato rispetto alla media UE, che ha visto una diminuzione di soli 0,4 punti nello stesso periodo.

Nel 2022, il tasso di partecipazione in Italia è risalito al 92,7%, mostrando segni di ripresa ma rimanendo ancora al di sotto dei livelli pre-pandemici. Questo dato posiziona l’Italia all’undicesimo posto tra i 27 stati membri dell’UE, appena sotto la media europea del 93,1%.

Obiettivi ambiziosi dell’UE

Il Consiglio dell’UE ha recentemente innalzato l’obiettivo di partecipazione all’educazione prescolastica dal 90% al 96% entro il 2030. Questo traguardo ambizioso pone una sfida significativa per l’Italia, che storicamente godeva di un vantaggio in questo settore rispetto ad altri paesi europei.

La situazione in Italia

Nell’anno scolastico 2021/22, circa 1,3 milioni di bambini erano iscritti alle 22.283 scuole dell’infanzia in Italia. La maggior parte (72,6%) frequenta strutture pubbliche, principalmente statali, mentre il 27% è iscritto in scuole private.

Disparità territoriali

L’analisi dei dati rivela notevoli disparità territoriali. In 23 province italiane, il rapporto tra iscritti e residenti nella fascia d’età 3-5 anni raggiunge o supera l’unità. Tuttavia, aree come Roma, Palermo e Parma mostrano un rapporto più basso, indicando potenziali carenze nell’offerta o nell’accessibilità dei servizi prescolastici.

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