L’IRC tra Spagna e Italia. Quali differenze? Il punto di vista di Giuseppe Favilla (Uil Scuola)

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Il 17 aprile, giorno di Pasqua per i cattolici di tutto il mondo, viene pubblicato un articolo su Orizzonte Scuola, contenitore ad ampio raggio di notizie dal mondo della scuola, dei dati dei non avvalentisi in Spagna.

Con una tabella che molto significativa che separa gli alunni delle scuole “Statali” (centros publicos) da quelle “private” (centros concertados).

I dati fanno riferimento ad un arco temporale di circa vent’anni e che vedono un calo drastico della frequenza dell’ora di religione e morale cattolica in Spagna dall’80% al 48%.

Innanzitutto, così come in Italia, l’analisi tiene conto dei vari gradi di istruzione, partendo dall’educacion infantil (scuola dell’infanzia) fino ad arrivare al Bachillerato (secondaria di secondo grado). I dati, purtroppo rendono conto anche di una diversa organizzazione dell’insegnamento della religione cattolica e della sua tutela come insegnamento garantito dal concordato del 1953 e il successivo accordo “ACCORDO TRA LA SANTA SEDE E LO STATO SPAGNOLO CIRCA L’INSEGNAMENTO E LE QUESTIONI CULTURALI” del 3 gennaio del 1979 si garantiva l’insegnamento religioso di stampo cattolico in ogni ordine e grado di scuola (art. 2) e che lo stesso insegnamento fosse impartito da docenti di religione in possesso dell’Idoneità dell’ordinario diocesano e che gli stessi fanno parte degli organi scolastici al pari degli altri docenti (art. 3), così anche le questioni relative allo stato giuridico dei docenti di religione trovano una prima applicazione egualitaria con il restante corpo docente dello stato (art. 7) mentre per i libri di testo e i programmi di studio spetta all’autorità ecclesiastica mentre per la coerenza dell’insegnamento è compito dello Stato e della Chiesa vigilare ((art. 6).

Dalla lettura dell’Accordo possiamo trarre come la Revisione Concordataria e il protocollo addizionale n. 9 che istituisce l’insegnamento della religione cattolico, abbia elementi comuni con l’Accordo Spagnolo di sei  anni prima. La libertà di scelta è anticipata di 6  anni rispetto alla revisione concordata italiana che avverrà solo dall’anno 1985/86. Gli accordi tra Stato e Chiesa in Spagna fanno seguito anche ad un periodo storico-politico particolare: ci ritroviamo infatti nel post franchismo, dittatura di tipo militare, conservatrice e clericale, che influenzerà molto anche il futuro del sentire religioso degli spagnoli. L’organizzazione stessa dello Stato Spagnolo è diversa a quella Italiana e l’organizzazione dell’insegnamento affidato al governo delle Comunità Autonome così come previsto dalla Ley Organica 2/2006, dà una particolare caratteristica ed applicabilità.

Diverse sono state le riforme dello Stato Giuridico degli insegnanti di religione cattolica in Spagna, ultima in ordine temporale  è il “Real Decreto 696/2007, de 1 de junio, por el que se regula la relación laboral de los profesores de religión prevista en la disposición adicional tercera de la Ley Orgánica 2/2006, de 3 de mayo, de Educación. Quest’ultimo decreto fa seguito di fatto ad una revisione dello Stato Giuridico dei docenti in generale e successivamente troverà ulteriori specificazioni, applicabilità e modifiche  nella Ley Organica n. 3/2020 del 29 dicembre 2020.

La domanda potrebbe essere: quali elementi comuni tra l’insegnamento religioso e morale cattolica in Spagna e l’IRC in Italia? Ebbene ci ritroviamo davanti a due tipi di insegnamento quasi identici, vi invito a dare una lettura ad esempio del curriculum della secondaria. Noterete molte affinità con le indicazioni nazionali per l’IRC nella scuola secondaria nell’ordinamento italiano (indipendentemente se Licei o Istituti tecnici e professionali).

Dunque da cosa nasce la crisi degli avvalentisi in Spagna? Purtroppo è di difficile codificazione, molteplici possono essere le influenze, sia di natura culturale che giuridica.

Da un confronto con i dati in nostro possesso pubblicati dal Servizio Nazionale per l’IRC della CEI lo scorso 12 gennaio, che non dividono gli alunni delle Scuole Statali da quelle paritarie abbiamo una sostanziale differenza tra il numero degli alunni non avvalentisi in Italia da quelli in Spagna.

Uno scarto di ben 35,34 punti percentuali a favore dell’Italia, che indica uno stato di salute dell’IRC molto buona nel nostro Paese, seppur si noti come nell’ultimo ventennio ci sia stato un sostanziale calo del numero dei non avvalentisi pari al 10,2% (nell’anno scolastico 2000/2001 gli alunni che si avvalevano dell’IRC erano il 93,6% mentre nell’anno scolastico 2020/21 erano 83,4% https://irc.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/29/2022/01/17/Avvalentisi-IRC-statale-1993-2013.pdf) un calo costante di mezzo punto percentuale all’anno. Il dato più importante si ha nella scuola secondaria dove si è passati dal 88,1% al 75,9% con un calo di oltre 12 punti percentuali.

Da questa semplice analisi possiamo dire con certezza e con onestà intellettuale che è innegabile che la situazione in Italia è alquanto stabile, considerando che a circa quarant’anni dalla revisione Concordataria e il nuovo modello organizzativo dell’IRC, fondato sull’opzionalità dell’insegnamento, ma che una volta scelto diventa obbligatorio, abbia resistito a diverse stagioni culturali e che possiamo esserne certi, reggerà anche per il futuro nella misura in cui l’IRC continuerà ad esprimere valori universali riconosciuti dagli studenti e dalle famiglie per una convivenza civile basata sulla giustizia e la pace.

Non possiamo però non rimarcare la necessità di una stabilità lavorativa dei docenti di religione cattolica, rappresentata da una platea di uomini e donne pari al 60% dell’intero organico che è a tempo determinato, che chiedono con insistenza una legge egualitaria con gli altri docenti e che si attivino procedure concorsuali straordinarie per l’assunzione a tempo indeterminato.

La tenuta dell’IRC in Italia è ad opera dell’eccellenza pedagogica dei docenti di religione, formati  e aggiornati costantemente, sia attraverso gli enti formatori, quali le Università Pontificie e gli Istituti di Scienze Religiose, ma anche dalle Università Statali e  associazioni laiche e cattoliche atte alla formazione globale e specifica dei docenti di religione cattolica.

Ci troviamo di fronte ad un dato che, seppur mostrando una criticità, ci lascia ben sperare: l’IRC avrà ancora una lunga storia da scrivere, ma ciò può continuare ad avvenire se la valorizzazione del docente di religione trovi una corrispondenza in una stabilità lavorativa con contratti a tempo indeterminato per almeno il 90/95% del totale. La valorizzazione del docente non può essere solo di tipo economico ma deve trovare significato anche in una condizione serena del proprio stato di lavoratore e professionista nella Scuola.

Oggi più che mai siamo di fronte a delle sfide che non possono essere rimandate. Siamo di fronte ad una realtà scolastica in continuo mutamento e che i docenti di religione hanno dimostrato, con la loro preparazione  e disponibilità, ad aprirsi a nuove sfide educative ed emergenziali e hanno saputo reggere il confronto e lo stress da lavoro derivato da una didattica a distanza o integrata, spesso lasciata all’improvvisazione, con forte caparbietà mettendo in campo strategie e raggiungendo obiettivi didattici e formativi di innegabile valore per tutto l’ambiente scolastico.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di stabilità e certezza nella scuola. La serenità del lavoratore/professionista della scuola è volano per una didattica che mette in primo piano il bambino/la bambina; l’alunno/l’alunna, lo studente/la studentessa: un lavoratore e una lavoratrice sereni da un punto di vista contrattuale creano condizioni lavorative stabili e migliori rispetto ad una precarietà della presenza ed una incertezza contrattuale.

Auspico che il futuro dell’IRC sia ancora roseo, ma che soprattutto ci si apra a una consapevolezza che senza docenti qualificati e valorizzati con un contratto a tempo indeterminato difficilmente si potrà sperare ad una tenuta a lungo raggio della disciplina stessa, prima o poi ci si dovrà accontentare di ciò che resta perdendo professionalità a favore di altri insegnamenti.

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