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Liquidazione TFS statali: i tempi di riscossione sono una palese ingiustizia?

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TFR

La liquidazione del TFS con le sue tempistiche infinite ai lavoratori statali appare come una palese ingiustizia.

I dipendenti statali devono attendere tempistiche molte lunghe per ricevere il TFS maturato nel corso della carriera lavorativa. Si parla di un minimo di 15 mesi (12 mesi più 90 giorni per la liquidazione della pratica) per chi accede alla pensione di vecchiaia, per scadenza contratto a termine o per collocamento a riposo d’ufficio, fino ad arrivare ai diversi anni che occorrono, a volte, a chi accede al pensionamento con la quota 100.

In questo articolo rispondiamo ad un nostro lettore che ci scrive:

Buongiorno,

sono una collaboratrice scolastica, assunta a tempo indeterminato, il 1 marzo 2020 (prima lavoravo alle dipendenze di una Ditta che aveva in appalto servizi di pulizia nelle Scuole).

Considerato che alla fine dell’anno scolastico 2022-2023 (31 agosto 2023) avrò compiuto anni 67, mesi 4 e giorni 10 di età (21 aprile 1956), vorrei sapere se dovrò aspettare anche io 12 mesi e più per poter riscuotere il TFS, (praticamente a quasi 69 anni di età). Se così fosse, per me è una palese ingiustizia, perché non si può aspettare 14, 15 mesi per riscuotere 3 anni e 6 mesi di TFS. Gradirei un suo parere morale al di là delle Leggi e altro. Nell’attesa di una sua cortese risposta, Le invio i più cordiali saluti e buon lavoro.

Liquidazione TFS statali

Il TFS dei dipendenti statali, così come il TFR dei dipendenti del settore privato, altro non è che una somma che dovrebbe garantire al lavoratore che cessa il rapporto di lavoro una certa elasticità economica. E, anche se la finalità dell’erogazione, nel settore pubblico e in quello privato, è la stessa, le tempistiche di erogazione sono molto differenti.

I lavoratori del settore privato, infatti, devono attendere solo una manciata di giorni per ricevere la propria buonuscita, per i dipendenti del settore privato, invece, l’attesa è molto lunga e non permette, quindi, di affrontare con la stessa serenità economica la cessazione del rapporto di lavoro.

Secondo la Corte Costituzionale, interrogata sulla legittimità di tale differimento nei pagamenti (sentenza n. 159 adottata il 17 aprile 2019, è lecito per il dipendente pubblico che presenta dimissioni volontarie, ma non si fa parola dell’attesa di almeno 15 mesi che deve affrontare, invece, il dipendente pubblico che è collocato a riposo d’ufficio, ha un contratto a tempo determinato che cessa o che accede alla pensione di vecchiaia (e sappiamo benissimo che i dipendenti pubblici non possono prolungare la propria attività lavorativa alle dipendenze della pubblica amministrazione oltre il sessantasettesimo anno di età).

Di fatto l’attesa, secondo il mio parere, snatura quello che è l’obiettivo del TFS. Tralasciamo le pensioni anticipate nelle quali è il dipendente che decide di smettere di lavorare e, quindi, accetta anche implicitamente il differimento del proprio TFS che in questo caso può essere anche moralmente accettabile. Ma prendiamo il caso di un dipendente statale che accede alla pensione di vecchiaia con 20 anni di contributi e con un assegno di poco superiore ai 500 euro.

Difficilmente mantiene lo stesso tenore di vita che aveva quando lavorava e percepiva uno stipendio di 1500 euro, magari, e deve, comunque, attendere circa 15 mesi per ricevere la buonuscita che dovrebbe servire, secondo la sua natura, ad ammortizzare la perdita dello stipendio.

Ovviamente il mio pensiero, tralasciando quelle che sono le leggi che regolano la cosa, è che si dovrebbe in qualche modo equiparare la liquidazione della buonuscita dei dipendenti statali a quella dei lavoratori privati, ma quello che bisogna tenere presente (e che ha sottolineato la Corte Costituzionale nella sua sentenza) è che il pubblico impiego ed in particolare l’erogazione del TFS pesa in modo non indifferente sulle casse dello Stato e che il differimento di 24 mesi per i pensionamenti anticipati (e quello ancora più lungo per i pensionamenti in cumulo e con la quota 100) servono a disincentivare la cessazione dal servizio prima del compimento dei 67 anni.

Ma anche la Corte Costituzionale, in quell’occasione, ha sottolineato il bisogno di una revisione dell’istituto del TFS almeno nei confronti dei dipendenti pubblici che cessano il servizio per raggiunti limiti di età per fare in modo che la liquidazione della buonuscita non solo avvenga in tempi più rapidi ma soprattutto che sia garantista del benessere economico del dipendente che accede alla pensione di vecchiaia.

Magari con il tempo qualcosa cambierà, ma ora, al di là di quello che può essere il suo ed il mio pensiero al riguardo, la legge prevede che chi accede alla pensione di vecchiaia debba attendere almeno 12 mesi (più i 90 giorni che si prende l’INPS per liquidare la pratica).


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