L’ipocrisia del consenso. Lettera

Lettera

Inviato da Massimo Panico – Le scuole riapriranno il 14 settembre, sembra ormai certo.

Ci mancherebbe se non volessimo tutti che le scuole riaprissero il prima possibile. Il punto è se sia opportuno oppure no, nel mezzo di questa pandemia.

Il punto è in quali condizioni e, soprattutto, con quale livello di sicurezza. Ormai è noto a tutti che le condizioni per riaprirle in piena sicurezza non ci sono. Per farlo, in questo mesi, sarebbe stato necessario reperire centinaia di migliaia di nuove aule. Ma siamo ormai a fine agosto e su questo ancora non ci siamo. Se pensiamo poi che tutta la letteratura in tema di sicurezza nelle scuole sostiene la superiorità del valore di quest’ultima anche a scapito di quello dell’istruzione, dovremmo semplicemente trarne le opportune conseguenze.

Eppure noi ripartiamo, pur sapendo che la sicurezza non c’è!Ma allora il motivo qual è? Il motivo, a mio modesto parere, è da rintracciare nella ricerca spasmodica del consenso, un vizio trasversale nel mondo della politica. È questa una patologia della politica italiana, che porta sovente a fare ciò che più conviene e non ciò che più serve. Basti pensare che l’OMS ha sempre parlato di una distanza di sicurezza nei luoghi chiusi di almeno due metri e che invece il governo li ha ridotti a un metro. Sorvoliamo poi sulla triste vicenda del dibattito sul metro dinamico e sul metro statico, con la scontata vittoria, per convenienza, del secondo.

Assistiamo inoltre a un tacito disinteresse per una categoria, quella degli insegnanti, che si potrebbe trovare a pagare il prezzo più alto in termini legali, per la responsabilità di eventuali contagi, a fronte di un protocollo nazionale che deforma e piega a suo uso e consumo i consigli dell’OMS e di norme interne alle singole scuole che risulteranno ingestibili e inapplicabili, perché dipendenti dai comportamenti imprevedibili degli alunni. Sta di fatto che, dopo quarant’anni di assoluto disinteresse dei politici per la scuola se non come ottimo argomento per conquistare qualche voto in più, improvvisamente, assistiamo ad una insensata levata di scudi a favore della riapertura il 14 settembre.

Questo da parte di tutti, psicologi, economisti, politici di ogni colore. La verità è che il dissenso fa paura e che, soprattutto, la funzione sociale della scuola, non come ambiente di apprendimento, ma come luogo dove lasciare i figli la mattina, fa comodo un po’ a tutti. Ma se la scuola deve essere un luogo di apprendimento, non è forse giunto il momento di affrancarla da quello di baby- sitter? Del resto, riaprire le scuole senza sicurezza, dopo i tanti sacrifici fatti, non ci esporrà semplicemente al rischio di nuove pericolose chiusure? Per favore, liberiamoci dall’ipocrisia del consenso!

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