L’integrazione scolastica in funzione della integrazione sociale: norme, ruolo scuola e famiglia. Esempio di progetto

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L’integrazione scolastica in funzione della integrazione sociale e della qualità del “progetto di vita” Il concetto di integrazione scolastica – non già di semplice inclusione o adattamento scolastico – è collegato a quello, più ampio, di integrazione sociale. Gli interventi per una effettiva integrazione scolastica sono efficaci se in modo parallelo si opera per il suo progetto complessivo di intervento integrato tra tutte le realtà, le istituzionali e non, che a diverso titolo sono coinvolte come si legge nell’Accordo di programma della provincia di Como per l’integrazione scolastica degli alunni in situazione di handicap.

La presa in carico globale

Quanto detto ha in sé che vi sia una presa in carico “globale” della situazione da parte dei Servizi Sociali o Socio-Sanitari e che un loro operatore assuma il ruolo di referente per il coordinamento degli interventi e della loro integrazione, in modo da costituire un riferimento stabile per la famiglia. È opportuno che l’esperienza scolastica superi l’eventuale approccio focalizzato sul “passato” e/o sul “presente” (cioè, centrato sulle cause, sulle condizioni, sulle difficoltà e sui problemi da contenere) per ispirarsi, piuttosto, ad una impostazione più orientata verso il loro “futuro” (promozione e concretizzazione del potenziale di sviluppo).

La normativa

A seguire la normativa che interessa il “Progetto di vita”:

  • D.M.n.141/1999: “progetto articolato di integrazione che definisca espressamente le strategie e le metodologie adottate dai docenti della classe, dall’insegnante di sostegno, nonché da altro personale”
  • D.Lvo 19.6.1999 n.229: norme per la razionalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale
  • D.M.10.7.2000 n.177: attività formativa tra reti di scuole con EE.LL., ASL, Associazioni finalizzata allo sviluppo di una mentalità comune, capace di garantire la formulazione, gestione e verifica congiunta del P.D.F. e del P.E.I., che sono la sintesi dei progetti di riabilitazione, socializzazione ed integrazione scolastica e formativa, anche in vista dell’attuazione del “Progetto di vita” di cui all’art.14 della L. 8.11.2000 n. 328, da collocarsi nella logica dei Piani di Zona di cui all’art.19 della stessa Legge.

Centralità dell’alunno in situazione con disabilità

Al centro dell’attenzione e dell’intervento delle diverse realtà istituzionali, coinvolte nella integrazione scolastica, deve essere posta la “persona” nella globalità dei suoi bisogni, delle sue caratteristiche e delle sue potenzialità.

La famiglia dell’alunno con disabilità

Alla centralità della persona si accompagna quella della sua famiglia. Essa è il primo e il più rilevante agente educativo-abilitativo-riabilitativo con il quale le istituzioni ed i loro operatori devono saper edificare un rapporto di collaborazione. Questo significa che per qualsiasi progettualità nei confronti della persona/alunno è prima di tutto necessario acquisire il consenso della famiglia.

L’elaborazione di un progetto di vita

La legge di riorganizzazione dei servizi sociali “integrati” (L.328/2000) si muove chiedendo di elaborare un “Progetto di vita” in grado di promuovere l’autonomia personale, aperta e rivolta alle dimensioni della “adultità” e della cittadinanza attiva con la prospettiva dell’assunzione dei normali ruoli sociali.

Premessa al ‘Profilo educativo, culturale e professionale dello studente

Premessa al ‘Profilo educativo, culturale e professionale dello studente alla fine del Primo Ciclo di Istruzione L.53/03, D.Leg.vo n.59/04 “Necessità di conoscere, sperimentare e aprirsi a nuove esperienze formative che accompagnano l’intera esistenza di una persona…Tale certezza costituisce anche un potente fattore di incoraggiamento e di fiducia nelle proprie capacità, a partire da coloro che sono ‘diversamente abili’. Non esiste, del resto, alcuna situazione di handicap che possa ridurre l’integralità della persona a qualche suo deficit. Nessuna persona è definibile per sottrazione”.

L’integrazione in attività di apprendimento scolastico

La sperimentazione prova, infatti, che “tutti” possono essere positivamente integrati in attività di apprendimento scolastico e poi di lavoro, da quelle singole a quelle più complesse. Il “deficit” può ridurre l’autonomia personale, ma non obbligatoriamente in maniera tale da rendere l’individuo dipendente dagli altri; i paragoni concreti dimostrano come non sia “vero” che le persone disabili abbiano solamente possibilità “residue”; convenientemente seguite, narrano abilità di studio e lavorative “piene” a tutti gli effetti.

Il progetto di vita deve essere integrato

Il progetto di vita deve essere “integrato”, sulla base delle risorse “esistenti”, indirizzato alla promozione delle capacità ed attitudini in tutte le aree dello sviluppo: metacognitivo, cognitivo, fisico, espressivo, comunicativo e dell’autonomia comportamentale, personale e psicoaffettiva. Deve ispirarsi al “giusto” senso del sé, dell’autostima, della costante giustificazione, del piacere di apprendere e della capacità di prendere decisioni.

Le positività esistenti

Le diverse componenti delle “positività esistenti” vanno riorganizzate in un’osservazione educativa di sviluppo “unitario e globale” della personalità.

Le “sue” scelte

Tale “progetto di vita” non può essere determinato solamente dagli adulti, dagli educatori, dalla famiglia e dagli stessi servizi sociali e, successivamente, imposto al soggetto, ma va determinato con attenzione alle sue scelte, e principalmente avendo cura di coinvolgerlo sempre in rapporto all’età e al grado di consapevolezza, tenendo particolarmente presente le “richieste principali” della vita “di tutti i giorni e dell’ambiente dove vive”.

Il progetto esistenziale

Quello di cui parliamo è un progetto esistenziale validato sulla ricerca di identità, sugli interessi, sulla riflessione sul proprio metodo e stile di apprendimento, sulla cognizione dei processi di strutturazione delle decisioni e sull’apprezzamento dei risultati raggiunti.

Aiutare l’alunno

Tale progetto di vita serve ad aiutare l’alunno – in relazione all’età e alle possibilità – a guardare dentro di sé, a controllare le proprie capacità in via di esplicitazione con la fattibilità delle proprie aspirazioni, a prendere decisioni ponderando sulle relative conseguenze.

I processi di istruzione e formazione

È risaputo che, se l’allievo viene stimolato nei processi di formazione e di istruzione che suppongono il ricorso ad una diversità di metodologie e di linguaggi, la produttività e la fiducia nel proprio futuro perfezionano in significatività e di qualità, rafforzando anche l’assetto d’insieme della personalità. In queste condizioni la didattica è disposta verso i problemi reali con una valutazione delle abilità di problem solving in situazioni sempre con maggior articolazione, come quelle proposte dalla vita, inseguendo il processo di costruzione del sapere in ambienti di apprendimento cooperativo, con contatti con esperienze appartenenti al suo contesto quotidiano.

Il bilancio delle competenze

Tale progetto di vita si serve dell’esperienza educativa del bilancio di competenze, che sottolinea risorse potenziali, interessi, motivazioni ed esiti necessari per “appropriarsi del suo avvenire”. L’elaborazione sistematica dei “bilanci personali” permette di verificare nel tempo l’appropriatezza delle previsioni, mettendo meglio a fuoco le scelte da intraprendere. Il percorso educativo e didattico verso queste nuove emergenze valutative ed orientative consolida dinamici collegamenti anche con l’extrascuola, inserendo innovazioni migliorative. La persona con disabilità diviene più consapevole ed attiva rispetto al proprio percorso perché è capace di esprimere il suo punto di vista sull’evoluzione possibile. III. Il “progetto di vita” assume un carattere orientativo: – se aiuta a scoprire e a discriminare le attitudini e le progressive competenze, – se invita a scegliere tra una serie di opportunità di crescita, – se mette in condizione di autovalutarsi, – se rispecchia le modalità dell’esperienza di vita, anticipando quelle del lavoro, – se promuove l’acquisizione di un personale metodo di studio mantenendo una costante sinergia tra attività intellettuale e riscontri operativi manipolativi, costruttivi, espressivi, – se alterna proposte di esperienze globali e con quelle di applicazione su compiti specifici. L’orientamento va sottratto al riduttivismo delle “pratiche informative e assistenziali o ai rituali” per l’interiorizzazione della cultura del lavoro sorretta dalla conoscenza delle dinamiche delle regole economiche, ma soprattutto per l’acquisizione di un orientamento produttivo dell’io” come atteggiamento fondamentale della personalità: essere creativi e produttivi – a partire dal “PRIMO” lavoro che è quello scolastico – con gli amici, in famiglia, nei mondi vitali nei propri sentimenti. Fare orientamento, oggi, vuol dire reggere il soggetto nelle realizzazioni esistenziali di valori da porre a base del proprio progetto di vita e nell’ottenimento di strumenti culturali e di abilità professionali per l’autorealizzazione.

Esempio di “progetto di vita” – In armonia con le note

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