L’insopportabile prassi degli incauti annunci sulle riforme della Scuola. Lettera

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Adolfo Valguarnera – Tizio, ora settantacinquenne, ha vissuto la Scuola prima come scolaro,  poi come studente-lavoratore,  quindi come genitore,  insegnante, giornalista, dirigente di una associazione professionale di professori, preside,   ispettore scolastico,  infine come pensionato, nonno di alunni frequentanti scuole di ogni ordine e grado.

Al continuo avvicendarsi di governi e,  più frequentemente,  di  ministri dell’Istruzione  ha auspicato che questi ultimi,  al momento dell’insediamento  non si precipitassero in promesse innovative  ancor prima di prendere concreta consapevolezza dei molteplici problemi del mondo della Scuola.

Sperava, in cuor suo, che qualcuno, prima di fare annunci di non facile attuazione, prendesse  coscienza della reale fattibilità  di quanto indicato dai “suggeritori”  di turno (non sempre disinteressati) e dei rischi di imboccare  strade fuorvianti.

Purtroppo questo suo auspicio non si è quasi  mai avverato:   i responsabili del dicastero di viale Trastevere,   talvolta stimatissime persone di elevato spessore culturale,   al loro insediamento hanno rilasciato  promesse enfatiche ed avveniristiche,  che poi raramente hanno lasciato una traccia  duratura e significativa.

Ad ogni inizio d’anno scolastico si presentano i vecchi problemi a cui  se ne aggiungono di nuovi. Il che potrebbe essere comprensibile  e fisiologico.

Quello che  Tizio trova intollerabile è la mancanza  di cautela nelle  premature dichiarazioni che spesso portano a evidenti  disillusioni e  conseguente discredito alle istituzioni e a chi le rappresenta.

L’anziano arriva a dubitare che i suddetti comportamenti  non riguardino solo il settore di cui parla e sospetta che questo andazzo sia proprio  della prassi politica nel suo complesso. E qui  Tizio, consapevole della sua pochezza, si ferma e tace.

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