L’insegnante entra in classe: lo studente deve alzarsi in piedi. Sei d’accordo?

di redazione
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Riportiamo la riflessione dello scrittore Ferdinando Camon apparsa sull’Avvenire di domenica 5 novembre a seguito della lettera di un lettore che voleva sapere se gli studenti si alzano ancora in piedi quando entra in classe il professore.

Per lo scrittore è strano è che qualcuno possa porre la questione, anche se poi potrebbe diventare più sottile, ossia: tutti gli insegnanti meritano rispetto?

La risposta di Camon é: “Tu non rispetti il capo come individuo, ma come capo. Non rispetti un nome e cognome, ma un ruolo. Nel caso della scuola, rispetti il ruolo dell’insegnante, perché è lui che, insegnandoti la sua materia, ti insegna a vivere.”

E si addentra in una distinzione tra ciò che avviene a scuola, in cui di solito gli alunni si alzano all’ingresso dell’insegnante, rispetto all’Università in cui invece gli studenti sono autorizzati a rimanere seduti all’ingresso del Professore. E racconta un aneddoto “Nella mia università (Padova) successe che uno studente del primo anno, una matricola, per rivolgere una domanda al professore, si alzò in piedi. Il professore sorrise: «Si sieda. Il ricordo del liceo l’ha fatta alzare. Ma al liceo eravate studenti, all’università siete studiosi”.

Una distinzione che allo scrittore non piace “Tra studente e professore esiste sempre una differenza di “sapere” e di ruolo, uno sa e dona il suo sapere, l’altro lo riceve e ringrazia per quel dono. Il ringraziamento si esprime con l’alzata in piedi. Nella professione d’insegnante non esiste maggiore soddisfazione che quella d’insegnare quel che ti piace, il che vuol dire studiare quel che ti piace”

“Tu entri in classe e vai alla tua cattedra, i ragazzi si alzano in piedi. Per te? No, per quel che tu gli porti quel giorno.”

L’intervento integrale di Ferdinando Camon

Tu cosa ne pensi?

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