“L’insegnante è come Magellano che esplora nuove rotte e infonde sicurezza al proprio equipaggio”. Dario Ianes ricorda Andrea Canevaro [INTERVISTA]

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Lo scorso 26 maggio veniva a mancare il Professor Andrea Canevaro, da tutti considerato il padre della pedagogia speciale in Italia. Abbiamo voluto ricordare la sua figura con il Professor Dario Ianes, docente ordinario di Pedagogia e Didattica dell’inclusione all’Università di Bolzano, Corso di Laurea in Scienze della formazione primaria, co-fondatore del Centro Studi Erickson di Trento, per il quale cura alcune collane, Autore di vari articoli e libri e direttore della rivista «DIDA», che ben conosceva ed ha collaborato con il professor Canevaro.

Professor Ianes, Andrea Canevaro è stato un punto di riferimento in Italia per la Pedagogia Speciale con il quale lei ha collaborato per lungo tempo. Ci racconta chi era Andrea Canevaro?

Intanto era una persona di una coerenza estrema, questa è una cosa che mi ha colpito fin dal primo momento in cui ci siamo conosciuti, la coerenza rispetto alle sue idee, alle sue teorie, al suo credo pedagogico. C’era una corrispondenza forte, stretta e totale anche con la sua dimensione personale, la sua disponibilità al colloquio e all’incontro con tutti, con gli studenti, i colleghi, i volontari, le famiglie. Era incredibile questa sua coerenza, quella di predicare l’inclusione e poi di farla concretamente nella vita quotidiana. Questa è stata la sua cifra fondamentale come persona. Credo che la stima ed il credito di cui ha goduto e gode ancora, viene anche in buona parte da questa coerenza così forte.

Come Orizzonte Scuola l’ultima intervista al Professor Canevaro è stata quella dello scorso 9 marzo in occasione dell’uscita del libro “Un’altra didattica è possibile” che avete curato insieme per Erickson. Ci racconta com’era lavorare insieme al Professor Canevaro e quali obiettivi vi prefissavate.

Lavorare con lui era molto interessante perché ti lasciava una grandissima autonomia, per cui potevi seguire un tuo pensiero, una tua strada, e valorizzava molto questa autonomia nel senso che non era il Professore che ti bacchetta, che ti limita o ti rimprovera, e poteva farlo per la sua cultura e la sua esperienza, lui invece era quello che incoraggiava. Gli incontri con Canevaro erano sempre interessanti perché lui ti lanciava la palla sempre un po’ più avanti, vedeva sempre qualcosa oltre rispetto a quello che riuscivo a vedere io, per cui era sempre questo stimolo a guardare oltre. Il lavoro che ci ha consegnato come Erickson, come ultimo suo libro a cui stiamo lavorando per pubblicarlo nel 2023, è proprio titolato “Andiamo oltre”, cioè avere sempre questo sguardo. Era sempre stimolante lavorare con lui perché coinvolgeva un sacco di persone, era un “coinvolgitore” nato. Riusciva a trovare esperti, autori e poi aveva questa curiosità terribile anche rispetto ad altre discipline, non solo la pedagogia speciale, ma lui spaziava dall’antropologia alla medicina, dall’economia alla sociologia e al diritto. Era un curioso eccezionale, lui si definiva un bricoleur, cioè quello che fa del bricolage culturale e scientifico la cifra del suo lavoro, della sua filosofia culturale e della sua epistemologia. La sua interdisciplinarietà non finiva mai di sorprendermi ed io ogni volta mi domandavo da dove tirasse fuori quel qualcosa. Ebbene, lui la tirava fuori dalla sua visione a 360°, così curiosa ed eccentrica rispetto ad un sapere più stretto, accademico e monotono. Lui era tutto fuorché monotono, era sempre molto stimolante.

Il libro che andrete a pubblicare “Andiamo oltre” di fatto è il lascito testamentale del Professor Canevaro, il suo testamento spirituale. Quanto è importante che i suoi insegnamenti continuino ad essere seguiti.

Mi viene molto facile dire che è importante e che sarà sempre più importante, perché le vicende che stiamo affrontando sono sempre più complesse, pensiamo ad esempio alla pandemia, alla guerra ed alla crisi economica, per cui non si può pensare di risolverle in maniera semplicistica, in maniera sloganistica, in maniera unidisciplinare. Bisogna sempre vedere le cose in maniera molto più articolata, molto più intrecciata, e l’insegnamento di Andrea ci stimola sempre a dire che di fronte alle situazioni complesse bisogna avere un pensiero complesso che non semplifica ma che articola, per cui usa il contributo di altri. Non dobbiamo essere tirchi e avari nel condividere le nostre conoscenze con altre discipline. Lui era tutto fuorché tirchio, anzi era estremamente generoso nel dare le proprie conoscenze ad altre discipline, a mescolare e rimescolare, a tenere insieme in un tessuto multicolore. È un insegnamento anche per i giovani che si affacciano alla ricerca in ambito pedagogico, a non chiudersi in un recinto iperspecialistico, ma avere una visione il più possibile ampia che faccia contaminare le diverse conoscenze, raccogliendo pezzi di qua e di là e costruendo qualcosa di mescolato, di multicolore. Questo credo che sia uno dei più grandi insegnamenti che lui ci ha lasciato.

Lei ha affermato che con Canevaro, pur venendo da due percorsi diversi, avevate la stessa visione.

Io venivo dalla psicologia, la mia formazione è più in ambito psicologico, lui invece veniva dalla pedagogia istituzionale, un ambito diverso, ma la sua apertura nei confronti di chi aveva una formazione, un percorso professionale differente, si è dimostrata fin da subito, quando mi ha proposto di fare delle cose insieme nell’ambito della pedagogia speciale, che è quella che più è vicina anche all’apporto che può dare la psicologia dell’apprendimento ai temi della disabilità, della marginalità, dello svantaggio, dei disturbi dell’apprendimento, per cui ci siamo trovati molto sintonici fin da subito. Non ricordo esattamente il giorno in cui ci siamo incontrati e come ci siamo incontrati, però abbiamo fatto dei bei pezzi di strada insieme.

Un aspetto interessante del Professor Canevaro è quando ha paragonato la figura dell’insegnante a Magellano, un navigatore che esplorava nuove rotte, ma che dava sempre sicurezza al proprio equipaggio, facendo credere, ad esempio, che la baia scoperta era quella prevista dal piano rotta. Per un insegnante quanto è importante esplorare e non avere paura di quello a cui va incontro.

Non c’è dubbio che questa sia la caratteristica di un leader. Un insegnate è un leader, uno che porta una visione e che cerca di tracciare una rotta e andare in una direzione. Tra le tante caratteristiche del leader c’è quella di infondere sicurezza e forza al suo equipaggio, anche magari, come lei diceva, forzando un pochettino la realtà in modo che ci sia questa sicurezza, questa forza che ci fa scoprire nuovi pezzi di costa o di mare. Sicuramente Andrea esercitava senza teorizzarlo, ma con la sua vita e con le sue innumerevoli cose che continuava a fare anche avanti con l’età, proprio questa leadership che ci dava rotta, sicurezza e voglia di navigare insieme con lui, come fanno moltissimi insegnanti nella scuola.

Chiudiamo con un’ultima domanda. La figura del docente a cui teneva Canevaro era quella dell’artigiano esperto nel bricolage, capace di unire il nuovo con il vecchio. Come si riesce a realizzare questo aspetto che il Professor Canevaro ci raccontava.

Con tanta curiosità. L’insegnante è un intellettuale che crea cultura, crea il nuovo dal vecchio innestando le cose che incontra. Un insegnante è un intellettuale che incontra un sacco di stimoli perché legge libri, va ai convegni, fa formazioni, legge riviste, per cui entra a contatto con tanto nuovo che poi assembla e costruisce in maniera originale. Non è l’esecutore passivo di un approccio, di un metodo, ma è un costruttore attivo con la propria esperienza, con gli incontri che fa, con il proprio background e con la propria motivazione di costruire qualcosa di nuovo. Alle studentesse e agli studenti in università ripeto sempre che loro, che saranno i futuri insegnanti di primaria e infanzia, sono degli intellettuali che costruiscono conoscenza e cultura non solo nelle bambine e nei bambini, ma anche alle loro famiglie, ai colleghi, nella società che ci circonda. Per cui quest’orgoglio, questa forza di essere costruttori e diffusori di conoscenza, Andrea l’ha sempre detto ed ha sempre insistito perché l’insegnante sia quello che rende competenti altri contesti di vita.

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