L’insegnamento non deve essere un ripiego. Lettera

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Inviato da Roberta D’Alessandro – “Fare l’insegnante non è un lavoro che fai quando non c’è altro. Lo fai quando non c’è altro che vorresti mai fare.”

La risposta a tutti quei post pietosi, in cui si vendono crediti per aspiranti docenti spesso indecenti.
Se questo ruolo non ti scorre nelle vene, lascia stare. Se quelle vite non ti entrano nel cuore e nel cervello anche dopo il suono della campanella, lascia stare.
Se sei attirato dalle 18 ore settimanali e dai famosi 3 mesi di vacanza, lascia stare. Non è così. C’è una fatica immane dietro, è la tua vita che si trasforma e non stacchi mai. Sei davvero pronto a ciò? Ti svelo un segreto: un vero docente lavora 24 ore su 24 e, al pari di un genitore, non va mai in “vacanza”.
Se davvero sapessi quanto si riceve dai ragazzi, allora sì che diresti:” si lavora troppo poco rispetto a ciò che si ha in cambio.” Purtroppo in pochi sanno cogliere ciò e si fermano al compenso, alle ore svolte in presenza, all’eventuale  tempo libero concepito come vuoto. Non hanno idea di chi sei. Eh sì, perché  l’insegnante non si fa, ma si è.
Quelli che dicono:” Lavori solo 18 ore settimanali, hai 3 mesi di vacanza…” scivolano fangosi sul mio impermeabile emotivo, che resta intatto e luccicante. Sono dei poveretti, perché non hanno la fortuna di capire che cosa c’è oltre. Chi parla così non ha idea non solo della fatica – del labor appunto- che esula dalle ore lavorative, ma soprattutto della Bellezza che va oltre quelle quattro mura, la campanella, giugno.
Quelle piccole vite si intrecciano con le nostre e il nostro tempo è pieno di loro. Chi parla così, non conosce minimamente le Emozioni che questo lavoro ti regala e rispondo: “faccio ciò che amo di più al mondo, il fatto che sia anche pagata per farlo è una cosa in più.”
Tutto questo non si compra con i crediti o con corsetti improvvisati. Tutto ciò non deve e non può essere un ripiego

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