L’insegnamento logora ma il sostegno non risparmia

di Vittorio Lodolo D'Oria
ipsef

item-thumbnail

Talvolta mi arrivano delle lettere talmente imbarazzanti da non saper cosa rispondere. Altre volte pensi che siano incredibili se non addirittura “false” o inventate per metterti alla prova.

Vediamole dopo averle introdotte: la prima è di una maestra di sostegno in crisi che chiede lumi sul proprio futuro lavorativo, mentre la seconda riguarda una domanda su diritti e doveri del lavoratore che mai mi era stata posta.

Prima lettera (sostegno)

Gentile dottore, sono una docente supplente di sostegno (anche se sono abilitata su posto comune) della scuola primaria. Da settembre seguo un bambino con autismo grave. Settimana dopo settimana tornavo a casa sempre più stanca e demoralizzata in quanto non si tratta di un caso semplice, a volte avendo delle crisi di pianto e un senso di inadeguatezza totale. Dopo le vacanze di Natale non me la sono sentita di tornare perché le forze mi mancavano totalmente ed ero continuamente angosciata. Sono stata da una psichiatra che mi ha prescritto un farmaco che può tirarmi su da questa depressione. A lavoro ho detto che non sto bene e sto facendo degli accertamenti. Sinceramente non so quando me la sentirò di tornare. Mi sento in colpa e spaesata sul da farsi perché non sentendomi bene non mi reputo in grado di essere d’aiuto. 
Lei cosa mi consiglia?

Risposta

Cara Sara, poiché lei è all’inizio (supplenza) o quasi, mi vedo costretto ad essere “spietato” con lei. D’altronde è risaputo che il medico pietoso lascia la piaga purulenta. Il sostegno non fa per lei, se ne faccia una ragione: non è da tutti e soprattutto con casi così gravi. Se lei è abilitata alla primaria, punti semmai a quella pur sapendo che anche lì non si tratta di una passeggiata. La situazione di supplenza poi complica le cose poiché per richiedere l’accertamento medico in CMV si deve essere di ruolo e con periodo di prova superato. Però si può forzare la norma (dpr 171/2011) e richiederlo ugualmente perché, a mio parere, è una norma incostituzionale che discrimina i lavoratori a seconda che abbiano superato o meno il periodo di prova.

Fossi in lei parlerei chiaramente col dirigente scolastico della situazione chiedendo che le assegni casi meno gravi o altra mansione di potenziamento. Altrimenti fruisca della malattia finché consentito e poi getti la spugna. Sempre meglio che la vita. La professione docente usura psichicamente e quella di sostegno ancora di più, stando all’unico studio nazionale del 2009 sull’argomento. Cambiare strada le sembrerà inizialmente duro ma, per come è fatta lei, nulla rispetto alla vita da inferno che l’attenderebbe restando nel sostegno. Troppo presto per mettersi in mano a psichiatrici e imbottirsi di psicofarmaci.

La vita è piena di altre 1.000 occasioni che certamente si confanno di più alle sue caratteristiche.

Cari saluti e mi perdoni la schiettezza che peraltro è la stessa che userei con mia figlia.

Seconda lettera (psicofarmaci)

Più che di una lettera si tratta di un rapido carteggio, rude per certi tratti, dovuto alla mia perplessità di trovarmi di fronte a uno scherzo. Il tutto poi si è risolto al meglio ma si sono in me rafforzati fortissimi dubbi sull’ignoranza della categoria circa i diritti e i doveri del lavoratore sulla tutela della sua salute nel posto di lavoro. Per intendersi si tratta di formazione che il dirigente scolastico è obbligato a fornire ai lavoratori ai sensi dell’art. 37 del DL 81/08. Quanti lo fanno? Quasi nessuno.

Domanda. Salve, mi chiedevo se vi sia un obbligo disciplinato da leggi o norme da parte del docente a comunicare al dirigente scolastico l’assunzione di psicofarmaci. Se sì, mi potrebbe indicare la normativa? Grazie mille

Risposta. Mi sa tanto che si tratta di uno scherzo o di una domanda retorica. Mi spiega il senso della sua domanda? Sempre che voglia veramente una mia risposta, s’intende.

Domanda. La sua risposta è stata piuttosto maleducata e presuntuosa. 

Mi spiace che lei si sia sentito preso in giro quando ipotizza uno scherzo o una domanda retorica.

Al contempo mi rendo conto di non avere una serie di informazioni basilari: d’altra parte lei è lo specialista mentre io una semplice maestra di scuola primaria e proprio per questo mi sono rivolta a lei per avere informazioni di tipo tecnico.

Le ho rivolto questa domanda (esiste l’obbligo disciplinato da una normativa da parte del docente a comunicare al proprio DS l’assunzione di psicofarmaci?) semplicemente perché non conosco la risposta. È retorica la risposta quindi c’è l’obbligo o al contrario la risposta è retorica e quindi non c’è l’obbligo? 

Io ed altre colleghe ci siamo poste questa domanda, ma nessuno conosce la risposta. 

Grazie per il tempo che mi ha comunque dedicato.

Risposta. Gentile signora, perdonerà la mia risposta ma mi creda ha un senso e le spiego subito il perché. Se le è posta da un medico in sede collegiale, per esempio per rinnovo patente, lei è obbligata a dire se assume psicofarmaci e per giunta firma le sue dichiarazioni.

Se invece glielo chiedesse il dirigente scolastico (mi perdoni ma è la prima volta che mi viene posta una simile domanda), lo stesso commetterebbe un reato per violazione della privacy di dati ultrasensibili e punibili con una multa di decine di migliaia di euro e con l’arresto.

Quindi la mia non era scortesia ma incredulità: non avrei mai immaginato che ci potessero essere docenti così ignari dei propri diritti o, ancora peggio, un dirigente così ignorante in materia medico legale che ponesse siffatte domande ai suoi docenti. Se poi le cose coesistono (docenti ignari e dirigenti ignoranti) significa solo che c’è tanta formazione da fare. Quella che non è fornita seppure prevista all’art. 37 del DL 81/08. Perdoni allora la mia incredulità (non maleducazione) e segua attentamente la mia pagina Facebook www.facebook.com/vittoriolodolo . Cari saluti

www.facebook.com/vittoriolodolo

Versione stampabile
Argomenti:
soloformazione