LINK. Continuiamo la lotta per abolire il numero chiuso

di redazione
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LINK – Oggi il Tar del Lazio ha emesso una storica sentenza con la quale è stata dichiarata illegittima la delibera con la quale il Senato Accademico della Università Statale di Milano aveva introdotto il numero chiuso in tutti i corsi di laurea della Facoltà di Studi Umanistici.

La volontà del Rettore Vago di inserire i numeri chiusi aveva portato ad una grande mobilitazione che aveva visto studenti e docenti uniti nell’organizzazione di presidi e lezioni in piazza grazie ai quali tutti i dipartimenti interessati si erano schierati contro le barriere all’accesso. Senza nessun interesse per la grande partecipazione e la forte presa di parola collettiva il Rettore aveva imposto l’inserimento del numero chiuso attraverso il voto del Senato Accademico con una delibera illegittima poichè da un lato uno dei voti favorevoli era stato ottenuto per via telefonica, senza che il Regolamento lo permetta, dall’altro la legge Zecchino 246/99 prevede specifici casi in cui è legittimo l’inserimento del numero chiuso, non coincidenti con i corsi interessati dalla delibera. In particolare riteniamo importante sottolineare che la mancanza di risorse e personale docente non rientra tra le giustificazioni legittime per l’inserimento di barriere all’accesso.

“Riteniamo importante questa sentenza, che da ragione alle mobilitazioni che abbiamo animato, in barba alla mancanza di ascolto del Rettore Vago, permettendo finalmente l’annullamento dei test di ingresso previsti per settembre ed il ritorno al libero accesso per i corsi di laurea di studi umanistici.” dichiara Andrea Torti, Coordinatore Nazionale di Link – Coordinamento Universitario, che continua: “Da anni denunciamo l’ingiustizia dei numeri chiusi, strumenti inadatti a selezionare gli studenti e le studentesse e che escludono illegittimamente, come conferma la sentenza, la possibilità di accedere agli studi.
La lotta però non si ferma qui. Dopo aver invaso l’ateneo con il nostro no ad un’università elitaria e a porte chiuse continueremo ad organizzarci con assemblee e mobilitazioni. Il numero chiuso scompare ma i problemi denunciati restano: l’accesso programmato infatti non è che un sintomo del definanziamento costante del sistema universitario pubblico. Ci mancano aule, docenti, appelli d’esame, spazi, borse di studio e servizi. L’università che vogliamo non è questa e continueremo a gridarlo a gran voce. A partire dal prossimo 5 settembre, data dei test di medicina, proseguiremo le mobilitazioni contro i numeri chiusi per ottenere la loro abolizione in ogni ateneo”.

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