Linee guida, task force: messaggio su autonomia sbagliato. Prove di apertura prima di settembre

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Patrizio Bianchi, a capo della task force nominata dal ministro Lucia Azzolina, in un’intervista al Corriere della sera, commenta le linee guida per la riapertura delle scuole a settembre. L’onorevole Paolo Lattanzio, M5S, si allinea con task force.

Apprezzo i riferimenti all’autonomia, alla flessibilità e alla semplificazione che ci sono nel testo, ma per come sono scritti appaiono riferimenti astratti che non corrispondono pienamente al lavoro che abbiamo fatto. È un messaggio sbagliato sull’autonomia – spiega Bianchi -, bisogna superare la scuola del Novecento, quella dei bambini inchiodati al banco, si deve trasformare in multidisciplinare la didattica delle superiori, fare in modo che la scuola sia in grado di rispondere ai bisogni di ogni studente“.

Le misure che ci sono nella bozza delle linee guida non sono ben giustificate né spiegate – continua Bianchi -. Abbiamo proposto un aumento strutturale del 10-15 per cento di insegnanti, anche per ridurre il numero di alunni per classe e chiediamo di garantire la sopravvivenza delle scuole più piccole“.

Sulla riapertura delle scuole prima di settembre Bianchi afferma: “Avrei fatto delle prove tecniche di apertura in zone meno colpite o in situazioni più protette“.

Lattanzio: in linea con task force

Senza alcuna volontà polemica, commenta l’onorevole Lattanzio (M5S), mi sono ritrovato a constatare l’assenza di una guida vera, di un indirizzo chiaro da seguire: le Linee Guida hanno deluso le aspettative di molti, in particolare con il loro principale riferimento alla sfera dell’autonomia scolastica, che più che concedere libertà determina maggiore confusione.

Il Prof. Patrizio Bianchi, nella sua intervista al Corriere della Sera, si allinea in molti punti con le nostre proposte e la visione riportata nella nostra risoluzione in Commissione Cultura.
Bianchi ammette che il riferimento all’autonomia – seppure auspicabile – così come descritto nelle Linee Guida determina una dimensione fumosa e caotica, quasi astratta, non rispecchiando il lavoro in realtà fatto. Il riferimento all’autonomia deve essere interpretato in relazione ad una nuova idea di scuola, capace di essere flessibile anche in risposta ai bisogni delle studentesse e degli studenti e nell’ottica di creare quei famosi “patti educativi territoriali” capaci di coinvolgere le specifiche comunità, inclusi enti locali e terzo settore.

Accanto alle proposte di intento sarebbe stato necessario fornire una chiara spiegazione relativa allo stanziamento di risorse, in modo da rimandare immediatamente al piano dell’operatività concreta. Sappiamo che le risorse sono sempre troppo poche: Bianchi evidenzia che si tratta di un problema oramai di lungo corso, a cui noi rispondiamo chiedendo di stabilire una quota fissa di finanziamenti per la scuola, che implichi l’utilizzo del 20% dei fondi di natura europea.

Anche il riferimento all’uso della mascherina, interpretato come un obbligo che poco si adatta alle dinamiche scolastiche, più che come un diktat, dovrebbe essere preso come un richiamo ad un maggiore senso di responsabilità, per cui “se ti comporti in modo responsabile, puoi vivere serenamente la tua quotidianità”. E’ anche per trasmettere questo messaggio che abbiamo insistito sul bisogno di un piano pedagogico nazionale, che possa accompagnare tutti gli indirizzi di natura sanitaria: se il prossimo anno nessuno avrà un compagno di banco, è necessario saper dare anche una motivazione che non vada ad instillare semplicemente il terrore “dell’altro untore”, specialmente nei bambini più piccoli.

Infine, il prof. Bianchi pone sul piatto una sfida che accogliamo in pieno: lanciare un dibattito pubblico per il prossimo anno per rimettere la scuola al centro. Cosa che, personalmente, ho già iniziato a fare“, conclude Lattanzio.

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