L’incredibile calvario di una docente universitaria per due foto scattate in un archivio (senza scopo di lucro): mail, marche da bollo e un contratto firmato

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Sul Corriere della Sera c’è spazio per una storia molto particolare. Una docente a contratto messa alle strette dalla burocrazia per pubblicare due foto in un articolo scientifico.

Le nuove normative, introdotte dal Decreto Ministeriale 161 del 11 aprile 2023, miravano a proteggere il patrimonio culturale italiano, ma sembrano aver creato un labirinto burocratico per gli addetti ai lavori.

Il ministro dei Beni Culturali, Gennaro Sangiuliano, ha sì messo in atto misure per prevenire abusi nell’utilizzo delle immagini di beni culturali, ma la rigida applicazione di queste norme ha avuto un effetto domino. La docente si è vista costretta a sborsare 2 euro per la pubblicazione delle sue foto, un costo simbolico ma rappresentativo di una burocrazia che sembra disconnettersi dalle reali esigenze della comunità scientifica.

La corrispondenza protocollata tra la docente universitaria e l’Archivio di Stato di Venezia sottolinea un eccesso di formalismo. Un tempo, una semplice e-mail avrebbe risolto la questione, ora invece il procedimento si trasforma in una saga burocratica.

Il caso solleva interrogativi più ampi sulla facilità di accesso e diffusione della conoscenza. Le norme attuali sembrano favorire solo certe pubblicazioni, createndo una sorta di elitismo involontario. Le riviste di fascia A registrate presso l’Anvur sembrano avere un via libera, ma che dire delle altre pubblicazioni scientifiche o di quelle senza fini di lucro? La distinzione tra riviste “scientifiche” e altre pubblicazioni appare ora più che mai sfumata, con un totale di 12.865 riviste ora riconosciute come tali.

L’archeologo Giuliano Volpe, grande difensore dell’accesso gratuito alle immagini per fini di studio o di pubblico interesse, critica la stretta selettività introdotta dal decreto. Il caso della docente è emblematico: una ricerca approfondita su un bene architettonico, l’Oratorio del Montirone, rischia di essere ostacolata da un muro burocratico.

Le nuove gabelle non solo rappresentano un ostacolo per la divulgazione scientifica, ma anche un onere per le istituzioni pubbliche.

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