L’incoerenza del Piano Nazionale Scuola Digitale rispetto alla sua finalità

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Enrico Maranzana

Il ministro Fedeli, al punto 7 dell’atto d’indirizzo Miur, assicura la continuità e la coerenza con il Piano Nazionale Scuola Digitale i cui obiettivi “sono quelli del sistema educativo: le competenze degli studenti, i loro apprendimenti, i loro risultati, e l’impatto che avranno nella società come individui, cittadini e professionisti …. per rispondere alle sfide di un mondo che cambia rapidamente, che richiede sempre di più agilità mentale, competenze trasversali e un ruolo attivo dei giovani”.

Riformulando: il vorticoso cambiamento socio-culturale implica la finalizzazione del sistema educativo nelle qualità mentali e comportamentali degli studenti (organizzarsi mentalmente, astrarre, discernere, argomentare, sintetizzare, scegliere, modellare, controllare, comunicare, progettare, rappresentare, gestire la complessità …).

Le competenze da sollecitare e gli apprendimenti da promuovere sono il fondamento della razionale gestione della scuola: tutti gli insegnamenti sono da coordinare e la progettazione didattica dei docenti trova la sua stella polare nei traguardi di sistema.

Alla struttura organizzativa è affidata la responsabilità del coordinamento [cfr. in rete “Coraggio! Organizziamo le scuole” e “Quale formazione per il dirigente scolastico”] mentre i singoli docenti utilizzeranno strumentalmente le discipline per contribuire e partecipare alla progettazione educativa d’istituto [dpr 275/99 art.1].

Per promuovere competenze è necessario dilatare il significato di “disciplina”: non più insieme strutturato di conoscenza ma entità in divenire che, riconosciuto e definito un problema lo risolve, applicando i tipici procedimenti risolutivi della disciplina [CFR in rete “La professionalità dei docenti: un campo inesplorato”].

Un cambiamento profondo della professionalità docente; il libro di testo non scandisce più l’itinerario didattico: l’ideazione, la realizzazione e la gestione di occasioni d’apprendimento l’hanno relegato in seconda linea.

La scuola diventa un laboratorio: gli studenti sono immersi nei problemi che hanno caratterizzato l’evoluzione disciplinare, ne ricercano e conquistano le soluzioni per arricchire il loro bagaglio culturale.
L’analisi di tutte le discipline, la valorizzazione dei relativi problemi e metodi, sono l’imprescindibile incipit che sostanzia l’asserzione ”L’educazione nell’era digitale non deve porre al centro la tecnologia, ma i nuovi modelli di interazione didattica che la utilizzano” .

La disattenzione all’ordinaria attività di classe e all’unitarietà della gestione (visione sistemica) colloca il PNSD su un binario morto; sterilità derivante anche dall’aver limitato l’analisi delle esperienze al 2007: in rete “La scuola regredisce. Dal Piano Nazionale Informatica al Piano Nazionale Scuola Digitale” illumina la scena.

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