L’inclusione a tutti i costi non paga. Lettera

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Inviato da Cristina Sbarra – Non perché siamo democratici o ‘di sinistra’ dobbiamo far passare a tutti i costi ogni straniero che raggiunge il nostro paese, agli scrutini di fine anno scolastico. Il DPR 394/99, e la circolare ministeriale del 2006 con le linee guida del Miur, ci hanno detto di includerlo nella classe che corrisponderebbe alla sua età anagrafica, certo

E questo lo abbiamo fatto.

E una nuova edizione delle linee guida, nel 2014, insiste sul prevenire il ritardo scolastico che induce all’abbandono. E così cerchiamo di mettere in atto tutti gli strumenti di cui la scuola si può far carico (sportelli, corsi di alfabetizzazione, psicologi, peer tutoring…). Ma alla fine il regolamento sulla valutazione (DPR 122/2009) ci ha anche detto che ogni alunno straniero di recente immigrazione deve essere valutato “come gli alunni italiani”. E ciò potrebbe sembrare esageratamente severo, ma è stato recentemente ribadito anche sul decreto sulla valutazione (dlgs 62/17); il quadro insomma non è la severità della scuola, ma la serietà della stessa, a ben vedere.

Insomma se la Scuola ha ancora il compito di dare un giudizio sul merito, sia sommativo che anche meramente formativo, non può ignorare il fatto che portare avanti chi le competenze non le ha, nemmeno al livello base, specialmente al termine di un ciclo o al termine dell’obbligo, può essere un danno per lo studente medesimo e per i suoi coetanei/compagni di classe. Un danno assai peggiore che non la ‘bocciatura’, e cioè quello di vedere svilita la funzione della scuola, la quale arranca per dare le competenze di base ma che poi, alla fine, si ritrova a certificare il falso.
Con che faccia pretendiamo l’impegno e la serietà dai nostri studenti?

Aiutiamo pure gli stranieri, ma poi non regaliamo i sei a chi neanche parla ancora la nostra lingua. Aiutiamo prima di tutto la scuola e chi ancora crede nel suo valore formativo, che è anche quello di dare delle basi di conoscenza. Diamo loro un’altra possibilità, che equivale ad una bocciatura, a volte, senza alcun inganno. Ricordiamoci che dove le bocciature non esistono più (vedi paesi anglosassoni), ci sono le classi differenziate, in cui puoi essere un ‘dummy’ (cioè ‘meno-capace’) per tutta la vita. Almeno, da noi, puoi avere un’altra possibilità! Salviamo la scuola italiana!

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