L’importanza di insegnare a scuola le competenze non cognitive. Lettera

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Inviata da Maria Luisa Sterponi – La scuola dell’obbligo si propone di prestare una grande attenzione allo sviluppo globale della persona, includendo anche
l’acquisizione di competenze trasversali, importanti in tutte le fasi della vita di una persona e in ogni contesto. Con questa premessa non si può non parlare allora dell’importanza di far sviluppare agli studenti nelle scuole le competenze non cognitive, le life skills.

Di recente, infatti, la camera dei deputati ha approvato la proposta di legge n.2372 per l’introduzione sperimentale delle competenze non cognitive nel metodo didattico.

Le Life Skills facilitano l’acquisizione di abilità sociali e sono finalizzati a promuovere e a far apprendere le competenze di base. La Pan American Health Organization(2001) e l’organizzazione Mondiale della Sanità (2003) le suddividono in tre categorie : Emotiva, Relazionale (sociali e interpersonali) e cognitiva.

Esse sono essenziali perché ci permettono di acquisire un comportamento versatile e positivo, grazie al quale possiamo affrontare efficacemente le richieste e le sfide della vita quotidiana. L’ambiente scolastico è il luogo ideale per integrare conoscenze e capacità attraverso l’inserimento di modelli formativi, in grado di trasformare in modo significativo gli atteggiamenti e i comportamenti degli studenti e favorire uno stato di benessere globale della persona.

Nella società contemporanea sempre in continuo divenire in cui siamo immersi, non si può non dare importanza alla sviluppo di queste competenze perché esse ci permettono di affrontare la quotidianità in modo efficace.

Formare alle Life skills, non vuol dire aggiungere nuovi contenuti ai già affollati programmi di studio, vuol dire insegnare e lavorare in modo nuovo con le classi, allo scopo di attivare competenze e abilità, tra cui, appunto le cosiddette “competenze di vita”.

Dichiarare esplicitamente questa finalità formativa offre più che mai al docente una preziosa occasione per riflettere sul processo di apprendimento e sulle modalità di insegnamento che permetto di veicolare apprendimenti significativi non solo nell’ambito del sapere, ma anche del saper fare e del saper essere.
Ma quando un apprendimento può dirsi significativo per chi impara?

Nell’introduzione al suo testo “Freedom to Learn”, Carl Rogers sottolinea che l’apprendimento significativo è “basato sull’esperienza,  è capace di destare gli interessi vitali del soggetto che apprende” e comporta “una partecipazione globale della personalità del soggetto, perché egli si impegna nell’apprendimento non solo sul piano conoscitivo ma anche su quello
affettivo ed emozionale (…) in altre parole quando si realizza una siffatta forma di apprendimento, essa in tanto acquista significato per il soggetto, in quanto si integra compiutamente nel quadro complessivo delle sue esperienze e dei suoi interessi.” Rogers definisce quindi l’apprendimento non come mero travaso di conoscenze da chi sa a chi non sa, come ancora, purtroppo, pensano molti docenti e persone di scuola, ma come un processo complesso che coinvolge tutta la persona sia sul piano intellettuale, che affettivo, che emozionale.

Oggi l’azione didattica non può limitarsi ad una prospettiva limitatamente disciplinare; i contenuti, proprio per abituare gli alunni a risolvere situazioni problematiche complesse e inedite, devono essere caratterizzati da maggiore trasversalità ed essere soggetti ad un’azione di ristrutturazione continua da parte dei ragazzi, facendo ricorso anche a modalità di apprendimento cooperativo e laboratoriale, capaci di trasformare la classe in una piccola comunità di apprendimento.
Investire sul potenziale conoscitivo vuol dire fornire agli studenti le occasioni, i contesti, gli strumenti e le strategie per “IMPARARE AD IMPARARE” una delle competenze, forse la più importante. Questa competenza richiede non solo l’acquisizione di conoscenze, ma anche lo sviluppo delle abilità cognitive, metacognitive e socio-affettive.

“L’essere umano possiede in sé le potenzialità richieste per sviluppare molteplici qualità ma senza un agire ripetuto e
coerente la potenzialità non si traduce in effettive disposizioni stabili della persona. (A. La Marca)”

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