L’importanza dell’apprendimento di più lingue in un documento appello dell’Accademia della Crusca

di Giulia Boffa
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GB -L’Accademia della Crusca e le principali associazioni linguistiche italiane hanno presentato alla presidenza del Consiglio, al presidente della Repubblica e a diversi ministeri, un documento appello a favore del plurilinguismo, indicato come importante fattore di crescita intellettuale e sociale.

GB -L’Accademia della Crusca e le principali associazioni linguistiche italiane hanno presentato alla presidenza del Consiglio, al presidente della Repubblica e a diversi ministeri, un documento appello a favore del plurilinguismo, indicato come importante fattore di crescita intellettuale e sociale.

Il documento ha per titolo "Conoscere e usare più lingue è fonte di ricchezza" ed è stato elaborato da Silvana Ferreri e Miriam Voghera, e sottoscritto dalle principali associazioni linguistiche che si occupano di italiano.

Nel documento le autrici ribadiscono che la compresenza di più lingue è fisiologica nel nostro paese, per la  coesistenza di lingue e dialetti diversi fin dall’antichità e negli ultimi decenni da flussi migratori consistenti, che hanno portato uomini, donne e bambini che parlano lingue "altre", importanti da un punto di vista culturale e sociale.

 L’appello contenuto nel documento chiede che, partendo proprio dalla scuola, si promuovano politiche adeguate e si faccia formazione, senza affidarsi all’iniziativa dei singoli insegnanti e formatori:  conoscere e usare più lingue, sottolineano gli esperti, arricchisce a livello personale, è un bene di valore inestimabile per la crescita della persona e della società.

"Non è vero che ‘lingua scaccia lingua’", sottolinea Miriam Voghera, professoressa di linguistica generale alla facoltà di Lingue all’università di Salerno, autrice del documento, nonché promotrice dell’iniziativa,che ha come primo firmatario il linguista Tullio De Mauro. "Consolidare la lingua materna, qualunque essa sia, permette di costruire un ponte verso gli altri idiomi e ne favorisce l’apprendimento, certifica la scienza".
Secondo le autrici è un grosso errore pensare che sia meglio per i bambini stranieri tagliare i ponti con la lingua madre per concentrarsi invece su quella del paese in cui si vive per non "fare confusione".

L’ iniziativa è nata a margine del recente convegno per addetti ai lavori tenutosi a Firenze, all’Accademia della Crusca, in occasione dei 50 anni di un’opera importante, la "Storia linguistica dell’Italia unita", di De Mauro.
"Proprio in quell’occasione abbiamo notato", racconta ancora Voghera, spiegando a Repubblica.it come è partita l’idea "che è ancora opinione diffusa fra operatori culturali, pediatri e alcuni insegnanti, che usare la lingua nativa possa frenare l’apprendimento dell’italiano. Spesso succede in buona fede, anche se ci sono tabù culturali: è un ragionamento che si fa più spesso magari con lo swahili o l’arabo, molto meno se la lingua madre è l’inglese o il francese. La scienza suggerisce che se si esclude la lingua madre, ai bambini mancano le fondamenta per apprendere altri idiomi. Consolidandola, invece, si crea un trampolino verso le nuove lingue".

Nel testo si chiede che un’educazione plurilingue parta dalla scuola, di ogni ordine e grado, con metodologie adeguate, aggiornate e corrette.

Si chiede inoltre che le istituzioni della Repubblica favoriscano iniziative di formazione e aggiornamento nel campo delle Scienze del linguaggio, per attrezzare al meglio insegnanti e operatori socio-culturali che agiscono nel delicato e complesso mondo dell’immigrazione.

Gli addetti ai lavori chiedono quindi alla politica di tenere il passo, sottolineando come la questione formativa vada inserita in un contento più ampio, come "elemento indispensabile per la ripresa economico-produttiva del paese" e nello specifico "la formazione plurilingue come condizione prima per l’esercizio dei diritti di cittadinanza, mezzo di coesione e crescita sociale".

 Finora solo il ministro Cécile Kyenge ha risposto in maniera positiva:  "Ha colto il senso dell’appello, rispondendo in maniera brillante e competente", spiega Voghera, centrando il punto che è  la tutela del diritti e la ricchezza che regala avere più lingue per descrivere un mondo.

La speranza ora è che anche gli altri ministeri diano un riscontro all’appello. "A partire dal ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Maria Chiara Carrozza", si augura Voghera. "Ci rendiamo perfettamente conto dei problemi che l’Università attraversa in un momento difficile come questo, ma il problema", conclude, "è tutt’altro che marginale".

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