L’importanza dei docenti di diritto per il rispetto delle regole e per un Paese civile. Lettera

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Inviato da Monica Vercelli – Salve sono una docente di diritto, precaria storica dal 2001, ho cominciato circa vent’anni fa in un istituto paritario in cui ho lavorato per sette anni per fare esperienza ed accumulare punteggio; la mia prima supplenza in una scuola statale mi riempì il cuore di gioia perché sentivo che finalmente si stava avvicinando il momento della stabilità.

Purtroppo la gioia durò poco perché presto capii che per la mia classe di concorso, A046, il percorso sarebbe stato alquanto lungo ed accidentato; inoltre mi resi conto che c’erano delle differenze abissali tra i docenti di ruolo ed i supplenti, sia dal punto di vista del trattamento economico che nelle richieste dei permessi, nel mancato riconoscimento della carta del docente, nella preclusione delle richieste di finanziamento pubblicizzare su NoiPa, nella partecipazione ai Pon ( alla mia richiesta di partecipare come docente o tutor mi è stato detto “tu non hai un contratto a tempo indeterminato quindi non puoi fare domanda”).

Ho insegnato per lo più in istituti professionali e tecnici dove ci sono realtà disagiate sia dal punto di vista economico che sociale ma ho appurato che se il docente vuole, se è appassionato alle materie che insegna, se ha un pò di pazienza ed empatia può trasmettere tanto agli studenti; nonostante abbia insegnato in classi alquanto turbolenti e difficili, spesso sono riuscita a coinvolgere gli studenti più restii, rendendoli partecipi, sedendomi tra loro e discutendo delle problematiche quotidiane anche dal punto di vista giuridico ed economico. La cosa che mi preme sottolineare di più è che davvero non ci si rende conto di quanto sarebbe necessario insegnare il diritto fin dalle scuole medie oltre all’educazione civica; è davvero vergognoso che i nostri alunni delle medie e delle superiori non sappiano che la Costituzione è la nostra legge fondamentale, chi sia il Presidente della Repubblica o quale sia la funzione del Parlamento.

Bisognerebbe valutare il merito del docente non attraverso gli adempimenti burocratici o l’anno di prova ma attraverso gli anni di esperienza ; il profitto degli alunni dovrebbe essere il metro di valutazione del docente.

In una delle mie ultime supplenze ho avuto grandi soddisfazioni soprattutto perché ho visto l’interesse e la curiosità negli occhi dei mi alunni; nel mio ultimo giorno di lezione gli studenti erano rammaricati e mi hanno salutato con affetto stringendomi la mano, ciò mi ripagato per le ingiustizia subite e per gli anni di sacrifici.
Vorrei concludere ringraziando tutti i miei studenti ed i colleghi che hanno esternato la loro solidarietà e stima.

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