Limitare didattica al mattino, così studenti non perdono ritmi quotidiani. Lettera

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Inviata da Paolo Martena – Gentilissima Redazione, approfitto della vostra sensibilità verso queste tematiche per fare la mia personale riflessione riguardo alla didattica a distanza che credo possa essere condivisa da molti colleghi insegnanti.

I docenti sono veri e propri professionisti e, pertanto, la loro azione didattico educativa deve essere, innanzitutto intenzionale. Per questo motivo, sarebbe auspicabile che ognuno di noi, seguendo, le indicazioni del filosofo ed urbanista Shon, analizzasse profondamente il suo operato, sia in fase progettuale, che in fase finale, ma anche in itinere: è questo l’obiettivo di quanto scrivo.

Le prime settimane di didattica digitale ci hanno trovato tutti impreparati e hanno provocato un normale senso di smarrimento, ma, con il passare dei giorni, credo che questa situazione abbia insegnato molto a
tutti:

  • La necessità di collaborazione con le famiglie;
  • L’opportunità di riporre più fiducia negli alunni che sono spesso migliori di quello che crediamo e che sono, quasi sempre, più flessibili di noi: se non avessero collaborato e non ci avessero guidati, probabilmente saremmo ancora in alto mare;
  • La necessità di adeguare le programmazioni e le strategie alle diverse situazioni: non sono certo che gli alunni stiano imparando meno di quanto facciano normalmente in classe;
  • L’inutilità di una pedante burocrazia scolastica che spesso blocca l’entusiasmo, invece di stimolarlo: se avessimo dovuto programmare e realizzare questa rivoluzione didattica in una situazione non emergenziale avremmo sicuramente trascorso ore e ore tra riunioni cariche d’ansia e corsi tenuti da formatori ambiziosi e spesso di discutibile preparazione, con scarsissimi esiti.

Non mancano, però, alcune criticità. Nella fase iniziale, il nostro rapporto con gli alunni era una vera e propria relazione d’aiuto, in cui noi venivamo incontro a qualsiasi loro esigenza, pur di renderci presenti e di
aiutarli a vincere le paure. Credo che sia il momento di imporre qualche sano limite, soprattutto riguardo ai tempi di lavoro. La relazione educativa è, infatti, per definizione “limitata nel tempo” e trovo inammissibile
che i ragazzi scrivano sulle piattaforme anche in piena notte e che gli insegnanti rispondano. Non mi piace nemmeno che si faccia scuola prevalentemente nelle ore pomeridiane, per permettere agli alunni di
svegliarsi con comodo e di trascorre un po’ di tempo tra le tante richieste dei loro docenti. Credo che sia opportuno limitare l’azione didattica al mattino, affinché i ragazzi non perdano i ritmi della quotidianità e il
ruolo educativo degli insegnanti non venga sminuito a un capriccioso: io chiedo – il prof risponde.

Ricordate il brano della volpe ne “Il Piccolo principe”? Il bambino consigliava all’amico di tornare sempre alla stessa ora e aggiungeva che abbiamo bisogno di riti. Credo che sia un aspetto su cui riflettere.

 

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