LIM sì o LIM no? Qual è il vero contributo formativo delle tecnologie a scuola? Lettera

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Inviata da Giuseppe D’Angelo – Il lungo periodo di lockdown che ha impedito la didattica in presenza costringendo la Scuola ad inventarsi quella a distanza (DAD) ci ha fatto capire immediatamente quanto importanti possano essere le tecnologie informatiche multimediali, anche nella prassi quotidiana dell’insegnamento.

Siamo quindi tutti grati alle tecnologie perché non hanno permesso di interrompere completamente, nel buio periodo iniziale del Covid, il processo formativo dei nostri ragazzi. Computers ed altri dispositivi, connessione ad internet e piattaforme web hanno consentito di realizzare l’e-learning così come consentono lo smart working aziendale con reali oggettivi vantaggi; in quest’ultimo caso anche di ordine economico e di efficienza lavorativa.

Nel caso della Scuola la DAD rimane però una pratica alternativa, di sicuro peggiorativa rispetto alla didattica in presenza e che va realizzata solo in casi di necessità. I motivi per cui va preferita la didattica in presenza sono tanti ma sostanzialmente possiamo riassumerli dicendo che a scuola si cresce insieme e ci si forma vivendo in una comunità in cui si condividono regole, principi e nozioni.

La tecnologia però non si ferma certo qui. È ovunque nella scuola. Tra computer, videoproiettori, tablet e lavagne interattive
multimediali tutte le aule sono piene di apparecchiature. Il vecchio caro registro cartaceo è stato, ormai da tempo, soppiantato da quello elettronico. Anche la classica lavagna di ardesia è stata sostituita da quelle bianche con i pennarelli. Sembra proprio di stare in un’altra dimensione.

Qualsiasi informazione si desidera, qualsiasi immagine, qualsiasi filmato è possibile ottenerlo in tempo reale in classe e presentare il tutto agli alunni. Qualsiasi software didattico può essere utilizzato per rendere la lezione più chiara e comprensibile.

È possibile persino scaricare da YouTube lezioni registrate, arricchite di video e animazioni, sui principali argomenti disciplinari. Lezioni fatte anche in modo approfondito e completo, per chi desidera sapere di più.

Quasi non c’è più bisogno dell’insegnante che fa la sua lezione frontale dalla cattedra (mi auguro non accada mai)! Ma quante belle comodità! Ah, se le avessi avute io da ragazzo quando studiavo al Liceo. Ai miei tempi per avere un chiarimento su un dubbio scolastico dovevo recarmi in biblioteca comunale, se non possedevo a casa una buona enciclopedia! Oggi è sufficiente digitare una parolina sul browser di internet e tutto si svela a noi! Che meraviglia! I nostri ragazzi, quindi, dovrebbero essere molto più preparati, istruiti, acuti e razionali di come eravamo noi. La realtà dei fatti ci informa invece che non sanno scrivere in italiano, non conoscono la Matematica e le Scienze; anche l’Inglese viene messo da parte. Il Latino poi non ne parliamo. Non vorrei però passare per un irrecuperabile pessimista.

Ci sono molti ragazzi davvero in gamba nelle nostre scuole, grazie a Dio! In media però non ci distinguiamo tanto dalle altre nazioni, anzi… Mi domando, ma non sarà mica colpa della troppa facilità di accesso all’informazione che fa diventare pigri
mentalmente i nostri ragazzi? Se l’informazione è sempre disponibile, ricca e dettagliata perché stressarsi per imparare la Letteratura, la Storia, le Scienze, ecc.? Per la cultura dei social, poi, non servono tali conoscenze. La cultura veicolata anche a scuola con le moderne tecnologie non rallenta certamente questo progressivo impigrirsi dei nostri ragazzi. A pensarci bene le LIM sono poco compatibili con l’idea di apprendimento investigativo, di gruppo e collaborativo che ogni scuola dovrebbe mettere al centro del proprio progetto pedagogico. Siamo proprio convinti che impiegare molte risorse economiche per
l’acquisto di questi strumenti (il costo di una LIM oscilla da 1500 a 3000 euro) garantisca l’effettivo miglioramento della qualità dell’istruzione impartita?

La LIM è diventata uno strumento di public relation, uno strumento che ogni scuola dichiara di possedere o voler acquistare
per dimostrare credibilità, innovazione, capacità di essere al passo con i tempi. Sulla LIM e in generale sul prorompente ingresso della tecnologia a scuola, esprimo preoccupazione anche per il costo di questi strumenti che solitamente diventano obsoleti nel giro di pochi anni. Inoltre, la dimestichezza e la disinvoltura dei nostri ragazzi nell’uso di computer e telefonini non garantisce l’effettivo sviluppo delle abilità di ragionamento, comprensione di testi, risoluzione di problemi. È necessario essere maggiormente consapevoli e coscienti nell’esercizio degli strumenti tecnologici a scuola, riflettendo sul perché si usano e sugli effettivi miglioramenti che possono apportare. Viene da chiedersi ad esempio in che modo risulta migliorata la didattica se si passa dalla lavagna coi gessetti a quella con i pennarelli? A che serve questa “tecnologia”?

C’è il rischio in verità che la didattica perda di qualità, perché gli alunni, non dovendo più scrivere o copiare sul proprio quaderno, saltano quel processo che stimola l’elaborazione e l’interiorizzazione dei contenuti. Quello che sta mancando ai nostri ragazzi è proprio questo: la disabitudine all’impegno e allo sforzo intellettivo cosa che determina scarse capacità analitiche e rielaborative che invece sono tipiche delle “teste pensanti” e creative. Si aggiunga a tutto questo il disagio causato agli insegnanti dall’eccesso di tecnologie non sempre adeguatamente performanti a causa della connettività che va e viene, per i tempi morti legati alla loro accensione e calibrazione, ecc.

Anche il rapido consumo e/o perdita dei pennarelli per scrivere sulle lavagne bianche genera disagio per la lunga interruzione della lezione in attesa di una loro sostituzione. Bisognerebbe poi fare un confronto, pennarelli vs gessetti, per avere una chiara percezione della loro reale convenienza. Io tifo per i gessetti!

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