L’idea di Confindustria: “Istituti tecnici diventino ‘licei tecnici’, così non saranno più scuole di Serie B”

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La riforma degli istituti tecnici e professionali sta prendendo forma. A Il Sole 24 Ore interviene Gianni Brugnoli, vice presidente di Confindustria per il Capitale umano.

“Le linee guida allo studio dell’esecutivo per rilanciare gli istituti tecnici sono condivisibili. Si toccano i nodi storici di questo segmento di scuola superiore che è un patrimonio per la nostra industria e lo sarà in futuro. Certo, occorre leggere bene e in dettaglio le norme per un giudizio più compiuto. Non c’è dubbio, tuttavia, che gli istituti tecnici devono fare, come gli Its, un salto di qualità. I presupposti ci sono e le imprese sono pronte a dare il loro contributo”.

Poi la proposta: “Ma se devono avere un’identità sempre più forte, gli istituti tecnici non possono essere considerati di serie B dai ragazzi e dalle loro famiglie. Anche per questo non vedrei male un cambio di nome: licei tecnici. Sarebbe il primo passo per riconoscere anche a questi istituti pari dignità”.

Cosa sappiamo finora della RIFORMA degli istituti tecnici e professionali

Partiamo dalle dichiarazioni del nuovo Ministro Valditara, al quale tocca l’onere di pubblicare i decreti

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Istituti tecnici e professionali, Valditara: “Stop a istruzione di serie A e B. Ci sarà un unico sistema differenziato ma integrato e integrabile”

Nello specifico, il testo approvato lo scorso settembre dal Consiglio dei Ministri prevede, per gli Istituti tecnici:

  1. la ridefinizione e l’aggiornamento degli indirizzi per rafforzare le competenze linguistiche e STEM e orientare alle discipline inerenti “Industria 4.0”, connettersi maggiormente al tessuto socioeconomico di riferimento, valorizzare la metodologia didattica per competenze;
  2. la previsione di meccanismi per dare continuità tra l’istruzione tecnica e quella terziaria (ITS Academy, per esempio), riconoscendo crediti formativi universitari ai tirocini svolti dagli studenti durante il quinto anno di studi;
  3. la realizzazione di “Patti educativi 4.0”, per far sì che istituti tecnici e professionali, imprese, enti di formazione accreditati dalle Regioni, ITS Academy, università e centri di ricerca possano condividere risorse professionali, logistiche e strumentali; 
  4. la strutturazione di un piano formativo mirato per i docenti degli istituti tecnici, coerentemente con le specificità dei contesti territoriali;
  5. l’erogazione diretta da parte dei Centri provinciali di istruzione per gli adulti (CPIA) di percorsi di istruzione tecnica non in rete con le istituzioni scolastiche di secondo grado o non adeguatamente sufficienti rispetto alle richieste dell’utenza e del territorio;
  6. il riconoscimento di certificazioni che attestino le competenze delle studentesse e degli studenti dopo il primo biennio e dopo il secondo biennio, in corrispondenza con il secondo e il terzo livello del Quadro europeo delle qualifiche.

Come per gli istituti professionali è poi prevista:

  1. la definizione di misure di supporto allo sviluppo di processi di internazionalizzazione degli istituti per realizzare lo spazio europeo dell’istruzione.

La riforma degli Istituti professionali punta a rafforzare il raccordo della scuola con il mondo del lavoro e delle professioni, in coerenza con gli obiettivi di innovazione, sostenibilità ambientale e competitività previsti dal PNRR, anche attraverso l’aggiornamento da parte delle istituzioni scolastiche del Progetto formativo individuale. Il provvedimento prevede che il Ministero dell’Istruzione emani linee guida per semplificare le procedure amministrative per il passaggio dagli istituti professionali agli Iefp (Istruzione e Formazione Professionale).

Viene istituto, infine, presso il Ministero dell’Istruzione l’Osservatorio nazionale per l’istruzione tecnica e professionale. Sarà composto da 15 esperti del segmento formativo, con incarico annuale, che avranno funzioni consultive e di proposta per il miglioramento del settore.

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