Il Liceo Classico forgia l’uomo, modella il suo pensiero e lo fa pensare da contemporaneo. Lettera

di redazione
ipsef

item-thumbnail

Mario Bocola – Desta piacere il boom delle iscrizione per il prossimo anno scolastico ai Licei classici dopo alcuni anni di “buio” e calo vertiginoso che faceva veramente temere il peggio.

Ad avvalorare lo studio delle discipline classiche è intervenuto il grande Roberto Vecchioni, per 40 anni docente di Latino e Greco e profondo conoscitore delle problematiche dei giovani studenti. La cultura classica non deve morire e nemmeno il Liceo classico contro l’imperante affermazione della tecnologia. Essa plasma e modella il pensiero umano, ne rappresenta l’archetipo sulla quale si è sviluppata la nostra storia, la nostra tradizione, il nostro sapere. Le lingue classiche non sono lingue morte, come si vuol far credere, ma sono lingue più che vive.

Perché iscriversi al liceo classico? La risposta la trova nell’accezione più ampia di ciò che il Liceo classico è stato ed è per molte generazioni: la scuola dove si studia e si tramanda la nostra identità, la nostra storia, l’evoluzione della lingua, in una sola parola, la nostra cultura. Su questa base si ritiene che le civiltà classiche continuino a far parte della nostra enciclopedia culturale e che si instauri un legame di memoria con il mondo classico attraverso un paradigma differente. In poche parole è necessario cambiare l’approccio all’insegnamento del latino e del greco che non deve essere pedantesco, ma dilettantesco, facendolo apparire non un retaggio di un passato ormai remoto, bensì dandogli quell’aura di freschezza e di contemporaneità.

Occorre leggere i classici attualizzandoli nella realtà presente enucleando più che il vocabolo aulico da tradurre e interpretare, il senso culturale del termine classico desunto dal significato antropologico della stessa parola. Lo studio delle lingue classiche deve essere visto in una sorta di “confronto tra culture” e di “mutamenti culturali” cui la nostra società va quotidianamente incontro.

All’alunno, insomma, è più importante fornirgli gli strumenti per capire, leggere e interpretare il mondo classico più che porgergli una versione di Tacito, Cicerone, Seneca, Tito Livio, Tucidide, dove deve cimentarsi in una traduzione letterale delle parole e dei costrutti. Alla traduzione dei classici nella lingua originale deve pensarci l’Università: il Liceo della cultura antica deve forgiare lo studente dandogli solo gli strumenti necessari per muoversi all’interno dell’universo classico.

Cosa fare? L’unica strada è quella di “modernizzare” l’insegnamento delle discipline classiche attraverso un innesto di contemporaneità nella cultura dell’antico, ossia rendere attuale il messaggio che i poeti e i prosatori greci e latini volevano trasmettere all’uomo sul loro modo di scrivere, di pensare e di agire.

Insomma il Liceo Classico forgia l’uomo nella sua interezza, modella il suo pensiero e lo fa pensare da contemporaneo.

Liceo Classico. Elogio di Roberto Vecchioni ” aiuta a capire quali siano le strade giuste per progettare il futuro”

Versione stampabile
anief anief
voglioinsegnare