Licenziamento docenti, quando l’amministrazione può revocare un’assunzione. Sentenza

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Una interessante sentenza della Cassazione civ. Sez. lavoro, del 10-07-2020, n. 14809 affronta una questione complessa riguardante il licenziamento di una docente intimato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per essere stato accertato che l’insegnante in questione non aveva la percentuale di invalidità richiesta per l’inserimento nella graduatoria ad esaurimento con la “riserva N”, in base alla quale ella era stata assunta con contratto a tempo indeterminato. Una sentenza articolata, complessa dove analizza la fattispecie in questione da cui si estrapolano alcuni elementi che si ritengono di interesse comune in ordine alla nullità del contratto di lavoro stipulato con il docente.

Quando l’amministrazione può revocare un’assunzione?

I giudici evidenziano che come da consolidato orientamento nella giurisprudenza in linea generale, l’atto con il quale l’Amministrazione revochi un’assunzione a seguito dell’inosservanza dell’ordine di graduatoria “equivale alla condotta del contraente che non osservi il contratto stipulato ritenendolo inefficace perchè affetto da nullità, trattandosi di un comportamento con cui si fa valere l’assenza di un vincolo contrattuale” (Cass. S.U. n. 2396/2014 nonchè Cass. n. 8328/2010, n. 19626/2015, n. 13800/2017, n. 7054/2018, n. 194/2019, n. 17002/2019, Cass. n. 30992 del 2019 e Cass. n. 34557 del 2019). Sulla base di tale principio si è ritenuto che, nel settore scolastico, fossero affetti da nullità “virtuale” i contratti stipulati in violazione delle norme speciali che disciplinano le modalità di reclutamento (fra le più recenti: Cass. n. 22320 del 2013; Cass. n. 13800/2017; Cass. n. 17002/2019) e il principio è stato esteso anche all’ipotesi dell’individuazione del contraente sulla base di una graduatoria diversa da quella utilizzabile secondo il sistema di reclutamento imposto dal legislatore, perchè si è sottolineato che anche in tal caso il contratto viene ad essere stipulato con soggetto privo del necessario requisito (Cass. n. 34557 del 2019).

La revoca dell’assunzione per violazione dell’ordine di graduatoria e quota di riserva è legittima

L’atto con cui la P.A. revoca un’assunzione con contratto a tempo indeterminato o determinato, sul presupposto della nullità dell’atto di conferimento per violazione dell’ordine della graduatoria determina la nullità del contratto di lavoro stipulato illegittimamente. “A maggior ragione nell’ipotesi – che ricorre nella fattispecie in esame – in cui la P.A. ha disposto la risoluzione del contratto a tempo indeterminato concluso in base al mancato rispetto delle quote di riserva, imposte per legge, a tutela non solo dell’interesse pubblico di cui all’art. 97 Cost. ma anche delle situazioni di tutti coloro che possono legittimamente fruire della riserva e così esercitare i diritti fondamentali riconosciuti ai disabili per l’inserimento nel lavoro il suddetto atto della P.A. determina la nullità del contratto di lavoro stipulato per il posto che doveva essere assegnato legittimamente ad un riservatario. E, come si è anche specificato, in linea generale, nelle suindicata ipotesi la nullità dei contratti di lavoro sottoscritti in violazione dell’ordine della graduatoria – ovvero senza il rispetto della disciplina sulle quote di riserva per quel che qui interessa – sussiste indipendentemente dalla circostanza che il lavoratore abbia dato causa al vizio o ne abbia avuto consapevolezza (Cass. n. 20416 del 2019)”.

Perchè il contratto di assunzione sia valido devono sussistere i requisiti di legge altrimenti è nullo

La Cassazione ribadisce che le regole che impongono l’individuazione del riservatario sulla base di rigidi criteri stabiliti dalla legge, anche se non riguardano direttamente il contenuto delle obbligazioni contrattuali, si riflettono necessariamente sulla validità del negozio, perchè individuano un requisito che deve imprescindibilmente sussistere in capo al contraente da assumere, sicchè ove si consentisse lo svolgimento del rapporto con soggetto privo del requisito in parola, si finirebbe per porre nel nulla norme inderogabili, poste a tutela di interessi pubblici alla cui realizzazione, secondo il Costituente, deve essere costantemente orientata l’azione dello Stato e degli enti pubblici in generale, anche nel loro ruolo di datori di lavoro nell’impiego pubblico contrattualizzato, nel cui ambito le determinazioni negoziali assunte dalle Amministrazione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro le obbligano al rispetto dei criteri generali di correttezza e buona fede (art. 1175 e 1375 c.c.), applicabili alla stregua dei principi di imparzialità e di buon andamento di cui all’art. 97 Cost. (Cass. 23 settembre 2013, n. 21671).

Se il docente non ha i requisiti per essere assunto, il contratto è nullo d’ufficio

Dunque se si è privi dei requisiti per l’assunzione, il contratto di lavoro stipulato è “ invalido ab origine e potendo e dovendo per questa ragione essere rimosso dal datore di lavoro, pubblico o privato che sia (Cass. n. 13800/2017; n. 3047/2017; n. 3826/2016; n. 19626/20915; n. 1047/2014; n. 19425/2013; n. 8328/2010; 25761/2008). E, va rilevato che il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63, comma 2, nel prevedere un’automatica incidenza sul rapporto della pronuncia che accerta la violazione delle norme inerenti l’assunzione, configura non già il vizio dell’annullabilità, ma quello, rilevabile d’ufficio, della nullità, equivalente alla condotta del contraente che non osservi il contratto stipulato ritenendolo inefficace perchè affetto da nullità, come si è detto (vedi, per tutte: Cass. n. 13800/2017). Va soggiunto che la suindicata disposizione, per il suo carattere generale, si riferisce a tutte le assunzioni, anche a quelle per le quali il D.Lgs. n. 165 del 2001 o le norme speciali prevedono specifiche nullità, sicchè della stessa deve essere fornita un’interpretazione che la renda coerente con i principi generali della materia (vedi, per tutte: Cass. n. 17002/2019)”.

Legittima la revoca del contratto a chi ha una percentuale di invalidità inferiore a quella prevista dalla norma

Dunque sulla scorta di tutte le considerazioni fin qui svolte, affermano i giudici che “deve ritenersi corretta l’affermazione della Corte d’appello secondo cui il decreto con il quale è stata disposta la risoluzione del rapporto di lavoro in oggetto – essendo risultata una percentuale di invalidità inferiore a quella (pari o superiore al 45%) necessaria per la “riserva N”, originariamente erroneamente riconosciuta alla docente – sia da configurare come un atto dovuto. Si tratta, infatti, di un atto che è espressione del corretto esercizio del potere di recesso dell’Amministrazione in ragione della palese nullità del contratto stipulato con la prof. sul presupposto della sua utile iscrizione nelle liste speciali di collocamento quale invalida civile, avvenuta in realtà in violazione delle norme imperative in materia di invalidità civile, con conseguenti riflessi sulla disciplina delle quote di riserva (in particolare della riserva N”)”.

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