Licei brevi. La metà dei Paesi UE non li adottano, in Italia risparmio di un miliardo e mezzo

di Giulia Boffa
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L’abbreviazione di un anno del percorso di studi a 4 anni potrebbe portare, secondo stime di alcuni anni fa, anche 1 miliardo e 380 milioni di risparmi. Lo scrive Il Sole24Ore.

La riforma da poco firmata dal Ministro ci allinea praticamente con la metà dei paesi europei: 13 sui 27 Ue tra cui Spagna, Francia, Regno Unito, Portogallo, Ungheria, Romania)
La prima volta si è parlato di questa riforma oltre 15 anni fa quando fu approvato la legge 30 del marzo 2000 fortemente voluta dal ministro Luigi Berlinguer. La proposta comprendeva un primo ciclo di 7 anni seguito da un secondo ciclo articolato in un biennio comune e in un triennio specifico per i diversi indirizzi. La riforma però non si fece più. Con l’avvento del Governo Berlusconi la riforma dei cicli di Berlinguer fu abrogata dalla cosiddetta riforma Moratti.

Ci ha riprovato anni dopo, nel 2013, il Governo Monti con il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo: la riforma prevedeva una riduzione del secondo ciclo che sarebbe stato accorciato di un anno. Secondo le stime di allora l’intervento avrebbe prodotto 1 miliardo e 380 milioni di risparmi con la soppressione di 40mila cattedre, i docenti cioè impegnati nelle classi quinte di tutte le superiori d’Italia.

In Europa i 27 paesi Ue, infatti, si dividono abbastanza equamente tra quelli che terminano il percorso scolastico a 18 anni (13 paesi, tra cui Spagna e Francia ) e quelli, come l’Italia , la Germania, la Danimarca che lo terminano a 19 anni, con una leggera prevalenza di questi ultimi (15 paesi in tutto).

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