Licei brevi. Alla scuola non serve la destabilizzazione, gli alunni non vanno trattati come topi da laboratorio

di Giulia Boffa
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Pierluigi Battista sul Corriere della Sera torna a parlare di licei brevi e lo fa con molto acume critico.

Prima di tutto chiedendosi il perché di questa proposta: la risposta che viene è solo per risparmiare. Allora si chiede: perchè non 3 anni o 2 o addirittura nulla, si risparmierebbe tantissimo.

La scuola, scrive nell’articolo l’autore, non viene mai lasciata in pace, assalita da questa smania di cambiamento, in cui gli alunni sono solo cavie di “teste d’uovo”, le definisce, che si agitano dal bisogno “di dare i numeri sui percorsi scolastici”.

“Una lunga sequela di balletti, di riformicchie, di aggiustamenti, di sperimentazioni” che non portano a nulla, se non destabilizzazione, come se la metà di Europa che ha i licei brevi facesse per forza meglio di quell’altra metà, che li ha invece a cinque, riflette.

La destabilizzazione non serve alla scuola, ribadisce Battista, serve invece tranquillità, tempi lunghi, certezze, stabilità,la scuola ha bisogno ” di non essere afferrata dalla fregola dell’esperimento cervellotico, della trovata pedagogica, del dadaismo irresponsabile per cui ogni anno tutto viene destrutturato, riorganizzato, revisionato, ritoccato, sperimentato. Esperimenti in cui gli studenti diventano cavie”.

“Serve davvero tutto questo?” è la domanda che chiude l’articolo.

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