L’homeschooling non è in contrapposizione alla scuola pubblica: punti critici e suggerimenti

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E’ ormai in vista un nuovo anno scolastico. Le problematiche generali di congiuntura e quelle di più lungo respiro preannunciano la necessità di rapporti ulteriormente collaborativi tra i principali attori del sistema dell’istruzione e delle educazioni: le istituzioni scolastiche, i giovani e le loro famiglie.

Le varie misure preannunciate inducono a valutazioni diversificate, che stanno già surriscaldando il clima in cui questi temi si dibattono.

Un certo numero di famiglie seguiranno la strada della scolarizzazione, altre sceglieranno di ottemperare al dovere/diritto di istruire i figli attraverso l’istituto dell’istruzione parentale, forse più conosciuta con il termine anglosassone Homeschooling.

Il fenomeno istruzione parentale/homeschooling in Italia non è nuovo e non è un prodotto creato dalla pandemia. La sua configurazione “moderna” può essere ascritta agli ultimi due decenni, ma la sue radici affondano in tempi remoti.

Si è assistito in questi periodo di Covid ad un incremento notevole di famiglie che hanno optato per questa modalità di istruzione/apprendimento/educazione; un dato significativo per la coincidenza temporale e per la sua consistenza quantitativa.

E’ indubbio infatti che la maggior parte delle famiglie che in questi mesi hanno scelto l’homeschooling siano state spinte dalle condizioni eccezionali in cui la scuola si trovata ad operare e che non hanno persuaso sotto più di un aspetto. La rilevanza del fenomeno desta timori e perplessità rispetto soprattutto alla tenuta del quadro generale dell’istruzione e della coesione sociale.

Sono, questi, stati d’animo e visioni comprensibili, soprattutto se collocati in un panorama dove istruzione e socialità vengono fatti coincidere esclusivamente con il concetto di scuola.

Quest’ultima ha avuto ed ha un ruolo importante, ma ciò che le sta intorno è inequivocabilmente cambiato.

Alcune considerazioni svolte nel 2012 dalle “Indicazioni nazionali per il curricolo” al capitolo “Cultura scuola persona” trovano un’esaltazione in questo tempo così difficile:

Oggi l’apprendimento scolastico è solo una delle tante esperienze di formazione che i bambini e gli adolescenti vivono e per acquisire competenze specifiche spesso no vi è bisogno di contesti scolastici”

La scuola non ha più il monopolio delle informazioni e dei modi di apprendere”

La piena attuazione del riconoscimento e della garanzia della libertà e dell’uguaglianza (articoli 2 e 3 della Costituzione) nel rispetto delle differenze di tutti e dell’identità di ciascuno, richiede oggi, in modo ancor più attento e mirato, l’impegno dei docenti e di tutti gli operatori della scuola, con particolare attenzione alle disabilità e ad ogni fragilità, ma richiede altresì la collaborazione delle formazioni sociali, in una nuova dimensione di integrazione fra scuola e territorio, per far si che ognuno possa svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o un a funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società (articolo 4 della Costituzione)”

Alla scuola spetta il compito di fornire supporti adeguati affinché ogni persona sviluppi un’identità consapevole e aperta”

La Scuola, e quella pubblica in particolare, è chiamata a fare da raccordo tra le varie entità che operano del contesto civile, nell’ambito dell’istruzione e delle educazioni.

Lo spostamento in questa dimensione le riconfermerebbe una centralità effettiva ed efficace.

In tale prospettiva i timori e le perplessità rivolti alla diffusione dell’homeschooling, possono essere collocati in un campo di virtuosità in cui i soggetti coltivano e danno luogo ad una vera sussidiarietà (articolo 118 della Costituzione).

L’homeschooling, in buona parte di chi la pratica, non è vissuta come contrapposizione o come polemica finalizzata alla squalificazione della scuola, bensì è concepita come una messa in atto di una forte disponibilità a cooperare per la crescita degli individui e della comunità.

La famiglia, i giovani, i genitori e il contesto sociale, in tanti casi vedono nella loro condizione le possibilità per agire in prima persona ed in maggior misura, non per questo ritenendosi in tutto risolutivi o esclusivi.

Vi sono pure soggetti che si pongono nell’area della autoreferenzialità, ma questa è un’altra storia.

In tempo di Covid, l’homeschooling può ed a nostro avviso, sarebbe opportuno che venisse intesa anche dalle istituzioni scolastiche, pubbliche in particolare, come una risorsa.

Ci saranno, con buona probabilità, famiglie che ritorneranno alla frequenza scolastica, quando sarà superata la pandemia. Ovvero quando le condizioni complessive consentiranno di far vivere ai giovani ed ai familiari delle circostanze meno impattanti.

E’ innegabile che le condizioni attuali siano critiche e non propriamente le migliori, nonostante la volontà buona e tenace degli operatori tecnici e politici, per i quali le scelte non sono né facili né definitive, visto il divenire incerto.

Una progettualità attenta ed aperta sugli aspetti didattici con la disponibilità a mantenere contatti di scambio e di accompagnamento porterebbe a sciogliere tanti nodi che invece talvolta tendono ad ingarbugliarsi.

Un’azione valutativa distribuita ed articolata secondo i concetti espressi sia nelle “Indicazioni nazionali” del 2012, che nell’art.1 del D.Lgs. 62/2017, che nelle recenti linee guida, condurrebbe ad un campo di collaborazione e di scambio oltre che di riconoscimento reciproco.

Da un recente sondaggio, appena concluso, promosso da LAIF(L’Associazione Istruzione Famigliare) è emerso come uno degli aspetti più dolenti che pesano sugli Homeschooler, sia il non effettivo riconoscimento dei percorsi di apprendimento da loro praticati.

Quando questi ultimi sono orientati dall’applicazione dell’art.33 della Costituzione, dalle indicazioni nazionali per il curricolo e rispetto alle otto competenze chiave in esse recepite, sono pienamente all’interno dell’ordinamento nazionale ed in esso partecipano allo sviluppo della sua identità repubblicana ed internazionale.

Le famiglie hanno bisogno di una scuola inclusiva, la scuola ha bisogno di famiglie che si assumano le loro responsabilità etiche, pratiche e costituzionali. Le persone e le istituzioni hanno bisogno di solidarietà e di riconoscersi a vicenda.

Uno svolgimento operoso e non viziato da autoreferenzialità, del rapporto istruzione parentale-scuola, porterebbe alla riduzione di alcune problematicità: meno giovani in circolazione contemporanea dentro e fuori la scuola, meno difficoltà nell’assicurare i distanziamenti necessari, che nelle condizioni attuali delle scuole sono particolarmente difficili da garantire; didattiche più ricche che vedono i giovani proattivi nello studio e nella ricerca. Questi sono solo esempi di come potrebbe dispiegarsi una progettualità nuova basata su ragioni d’essere concrete e necessarie. La socialità potrebbe trovare spazi e tempi altri rispetto al mero contesto scolastico rigidamente scandito e programmato.

Pensare che la socializzazione in una società ed in una cultura come la nostra debba e possa avvenire quasi esclusivamente a scuola, rischia di far perdere di vista l’elefante che ci sta calpestando.

Ancora in merito all’istruzione parentale in rapporto con la scuola pubblica: nei giorni scorsi sono stato invitato ad intervenire in una importante ed autorevole trasmissione di Radio 3, “Tutta la città ne parla”, il tema girava intorno al fenomeno della diffusione dell’homschooling negli USA e dei riverberi italiani. La discussione che doveva essere sull’istruzione parentale, in realtà si è dipanata, sul concetto di “scuola parentale”, come se le due categorie fossero in tutto coincidenti.

Da questa concezione si concatena l’idea che la scuola parentale, entità scolastica organizzata privatamente, sia la forma che riassume il concetto e la prassi di “istruzione parentale”.

Quest’ultimo è un fenomeno più ampio che, come accennato più sopra, persegue anche un rapporto di sussidiarietà con la scuola pubblica, nel contesto di una innovata concezione di pubblica utilità e bene comune.

Ovvero, più questo rapporto è negato, più trovano spazio realtà che “cavalcano la tigre” del disagio per perseguire certi obiettivi e finalità, con determinazione e scaltrezza.

E ciò, con buona pace delle tante funzioni/missioni importanti e civiche che la Repubblica attribuisce alla scuola pubblica.

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