Lezioni in presenza in zona rossa: per pochi, per molti o per nessuno? Lettera

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Inviato da Gabriele Zompì – Continua a regnare una gran confusione negli istituti scolastici alle prese con la chiusura (meglio sarebbe dire con la sospensione della didattica in presenza).

Nelle zone rosse, come previsto dall’ultimo DPCM, possono frequentare in presenza le lezioni oltre che i bambini con certificazione H o BES/DSA, anche i figli degli operatori sanitari e quelli delle “categorie di lavoratori, le cui prestazioni sono ritenute indispensabili per la garanzia dei bisogni essenziali della popolazione”.

Questa è una definizione troppo vaga che sta creando non pochi problemi ai dirigenti scolastici che devono scegliere chi accogliere in presenza e chi no. Urge quindi un chiarimento da parte del Ministero dell’Istruzione, che in modo più dettagliato elenchi chi sono queste categorie di lavoratori.

Allo stato attuale, come ha fatto notare la Dirigente Filomena Massaro dell’I.C. 12 di Bologna, la categoria delle persone che esercitano un lavoro ritenuto essenziale potrebbe coincidere con quella dei lavoratori che in zona rossa sono autorizzati a svolgere il proprio servizio, quindi una vasta platea di possibili fruitori della didattica in presenza.

Ciò comporterebbe il ritorno sui banchi di oltre il 50% della popolazione studentesca. Ci chiediamo dunque come si possa in questo modo dire che la scuola “è chiusa” o che gli spostamenti all’interno del comune o anche tra comuni siano contenuti, visto che i genitori/lavoratori in questione devono comunque muoversi per accompagnare i figli a scuola, oltre che per svolgere il loro lavoro.

Per non parlare del fatto che gli operatori scolastici dovrebbero comunque recarsi a lavoro praticamente in massa, dato che molti istituti hanno concentrato l’orario di servizio nel turno antimeridiano.

Insomma, come sempre una gran confusione regna nella gestione della scuola e della pandemia, motivo per il quale, non dimentichiamolo, tutto questo sta avvenendo.

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