Lezioni in presenza anche fuori della scuola: un manifesto contro la DaD

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Spunta sui social il Manifesto che vuol dire NO alla didattica a distanza per far riprendere da settembre le lezioni in presenza.

Paola Setti, giornalista e scrittrice di Genova lancia sui social un Manifesto contro la didattica a distanza  per spingere sulla strada del ritorno delle lezioni in presenza, anche fuori dagli edifici scolastici se dovesse servire.

La giornalista, mamma di due bambini di 5 e 6 anni,  che con il suo libro dello scorso anno “Non è un Paese per mamme” descriveva le difficoltà che hanno le donne mamme di conciliare carriera e cura dei figli e della famiglia, ora parla delle difficoltà cui sono stati posti gli studenti dall’isolamento.
Nel Manifesto, diffuso sui social, si legge: “Abbiamo chiuso gli studenti in una bolla, seduti davanti agli schermi, come un problema da rimuovere. Non è stata valutata alcuna ipotesi di sfruttare almeno una parte dei mesi estivi per far recuperare ai nostri figli un po’ della scolarità perduta. Si è vagliata invece una improbabile modalità mista tra Didattica a distanza e presenza in classe tre giorni la settimana. Come se fare lezione davanti a un computer potesse sostituire il percorso educativo garantito dallo scambio umano di pensieri, emozioni e vita che può essere attuato solo con la presenza”.

Ma si affrontano anche le discriminazioni che la didattica a distanza potrebbe mettere in atto: “non tutti i figli italiani hanno genitori preparati, in grado di supportarli nella Dad. Le fasce disagiate della popolazione verrebbero discriminate”.

Nel manifesto, poi, si legge che “l’esigenza di evitare la moltiplicazione dei contagi deve costringerci a ripensare il modello scolastico. Dopo anni di sconsiderati tagli, non si può più risparmiare sul futuro della Nazione”.

E  poi la proposta: “ci sono scuole con classi ampie e grandi spazi all’aperto. Ci sono scuole con più insegnanti che bambini. In molti di questi casi, la chiusura delle scuole si sarebbe potuta addirittura evitare solo con un minimo di organizzazione”. perchè in questo momento, e forse anche in futuro “Il concetto di scuola non potrà più essere legato all’edificio, ma dovrà essere esteso e diffuso: la città dovrà essere ripensata e fare spazio agli studenti. Musei, edifici civili e militari, associazioni di volontariato, circoli ricreativi, parrocchie, parchi”.

Il manifesto non dimentica docenti ed ATA per i quali si chiede un piano di assunzioni che consenta di gestire in modo sicuro gli studenti in gruppi piccoli e su diverse turnazioni di lezione.

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