Lezioni fino al 30 giugno? Di Meglio (Gilda): “Un’offesa alla professionalità dei docenti. Difficile rientrare in presenza il 7 gennaio” [INTERVISTA]

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Il coordinatore Gilda è contrario al prolungamento del calendario scoalastico, dato che i docenti stanno lavorando con la Dad.

Il coordinatore della Gilda degli insegnanti, Rino Di Meglio, boccia la proposta della Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, di prolungare l’anno scolastico fino al 30 giugno o addirittura ai primi di luglio.

A Orizzonte Scuola il sindacalista spiega: “la ritengo una proposta che offende la professionalità di tutti gli insegnanti impegnati ormai da mesi nella Didattica a distanza, metodologia faticosa, che richiede molta preparazione e un tempo di lavoro di gran lunga superiore rispetto a quello ordinario. Se anche in quest’anno scolastico è stato necessario ricorrere alla Dad, è perché il Governo nel suo insieme non è riuscito a realizzare quelle condizioni imprescindibili per un ritorno a scuola in sicurezza. E non si capisce per quale  motivo a pagarne il conto debbano essere i docenti. In estate la Germania ha investito 500 milioni di euro per dotare le aule di impianti di aerazione mentre l’Italia ha puntato sui banchi a rotelle: non credo ci sia altro da aggiungere“.

In effetti, come abbiamo già riportato in precedenza, secondo molti docenti, con la didattica a distanza si sta facendo scuola (con tutti i limiti della lezione digitale) e che quindi non ci sarebbe nulla da recuperare.

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Di Meglio si dice pessimista in merito al ritorno in presenza del prossimo 7 gennaio, nonostante il Nuovo Dpcm dia indicazioni in tal senso: “Allo stato attuale è poco verosimile un ritorno in presenza per il 75%, è difficile che in così poco tempo si riesca ad approntare le necessarie misure di sicurezza. Tra l’altro, la storia recente dimostra come i tavoli istituzionali si risolvano sempre in chiacchiere inutili“. 

Per quanto riguarda i dati dei contagi nelle scuole, infine, il coordinatore della Gilda degli Insegnanti “ha chiesto sin dall’inizio dell’anno scolastico di rendere pubblici i dati riguardanti le scuole, senza però ottenere risposta. Riteniamo che la trasparenza costituisca un elemento essenziale della democrazia ed è grave che, proprio quando l’epidemia è tornata a esplodere, il ministero dell’Istruzione abbia rinunciato a raccogliere i dati attraverso il monitoraggio condotto con i dirigenti scolastici. E troviamo inutile e inopportuno adesso dire che è compito della sanità, quando è sotto gli occhi di tutti che in molte parti d’Italia i tracciamenti dei contagi sono andati in crisi perché la sanità è allo stremo“. 

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