Lezioni fino al 30 giugno, c’è chi dice sì. Chindamo: “Ecco perché è una buona idea. Bianchi ministro? Persona preparata e con esperienza” [INTERVISTA]

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Il dibattito sul possibile allungamento del calendario scolastico fino al 30 giugno ha scatenato un vespaio di polemiche. In realtà l’idea non è una novità, ma se ne parlava già prima di Natale quando la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, aveva aperto a questo possibilità sottolineando, comunque, che è compito delle Regioni modificare le date del calendario.

A Orizzonte Scuola per commentare i fatti delle ultime ore interviene Valentina Chindamo, docente di Economia, attivista politica, una delle animatrici del gruppo di lavoro Condorcet.

Valentina Chindamo

Posticipare la fine della scuola al 30 giugno, è davvero una buona idea o si può fare in modo diverso?

“Non si tratta di capire se sia o meno una buona idea, bisognerebbe piuttosto guardare alla situazione drammatica della perdita di competenze e di socialità che ha colpito i nostri ragazzi. Personalmente credo che posticipare la fine della scuola al 30 giugno sia una buona idea e non a caso ho firmato l’appello di Condorcet ancora a novembre. La priorità dovrebbe essere quella di fare più lezioni in presenza, non solo a giugno, sarebbe importante iniziare i primi di settembre con tutti i docenti in cattedra questa volta però, non come è successo l’anno scorso dove con le GPS è successo il disastro. Si tratta di programmare già ora senza farsi travolgere dagli eventi e senza ragionare come se fossimo perennemente in emergenza”.

Tanti suoi colleghi si dicono contrari all’allungamento: cosa vuole dire a loro per fargli “cambiare idea”?

“Come convincere i miei colleghi che questa sia una buona idea? Si potrebbe iniziare parlando con i propri studenti. Purtroppo sta passando un messaggio sbagliato ovvero quello che i docenti in questi mesi di Dad, parlo soprattutto delle superiori, non hanno lavorato abbastanza. Non è così, non è quello che noi, favorevoli alla rimodulazione del calendario scolastico, intendiamo dire. Assolutamente, anzi. Noi docenti abbiamo dovuto affrontare una situazione emergenziale senza il supporto di nessuno, ci siamo arrangiati, ognuno come ha potuto. Non eravamo preparati e la cosa che più è pesata, almeno per quanto mi riguarda, è stata la totale mancanza di formazione. Si sono date per scontate troppe cose in questi mesi purtroppo. Vorrei ricordare a tutti che noi precari il bonus dei 500 euro non lo abbiamo visto né l’anno scorso né tanto meno quest’anno. I docenti hanno fatto sforzi enormi ma credo che nessuno di questi possa dire che nulla è cambiato, ci vuole onestà intellettuale pur conoscendo le grandissime difficoltà che abbiamo affrontato. La didattica a distanza, che è ben diversa dalla DDI, è stressante per studenti e docenti e i risultati di questa sono totalmente incerti. Purtroppo l’anno scorso non si sono svolte le prove Invalsi e quindi non abbiamo dati per valutare la situazione e prima di prevedere qualsiasi azione credo sia importante fare una mappa per capire come è andata veramente la didattica a distanza, valutando i danni. Il risultato di decisioni differenziate per grado di istruzione ha portato a situazioni molto diverse tra la primaria e la secondaria così come da regione a regione. E proprio per questo abbiamo bisogno di valutare le diverse situazioni. Programmare una rimodulazione del calendario scolastico significherebbe fare meno didattica a distanza ora allungando, ad esempio, periodi di vacanza già previsti dal calendario e inserendone altri per poi fare qualche settimana in più in presenza a giugno”.

Cosa ne pensa dei ristori formativi che la ministra dell’Istruzione uscente aveva pensato?

“I ristori formativi devono essere organizzati bene. Credo però ci sia bisogno di qualcosa in più. Come ha scritto Marco Campione qualche giorno fa su Scuola7 e che anche voi avete ripreso, quello che serve è un piano nazionale di recupero delle competenze, spalmato in più anni, per tutto il percorso scolastico dell’alunno. Bisogna dare più spazio all’autonomia di ciascuna scuola, ci sono esigenze diverse ma ciascuna scuola sa cosa è meglio per i propri studenti. Dunque meno burocrazia e più autonomia”.

E a questo proposito, auspica una discontinuità alla guida del dicastero di Viale Trastevere? Chi vedrebbe bene come ministro?

“Il toto ministri non mi piace, la cosa importante è che sia una persona che abbia una visione della politica scolastica e soprattutto peso politico. Bisogna continuare a tenere alta l’attenzione sulla scuola, sfruttando a pieno l’opportunità che la pandemia ci sta offrendo: il fatto che tutti parlino di scuola. Da quanto tempo non succedeva? Io non ho ricordi. Patrizio Bianchi, penso sia una persona molto preparata e con esperienza. Nelle sue analisi mi ci ritrovo spesso, soprattutto quando parla di dispersione scolastica, il grande male della scuola”

Sulla maturità, invece, sarebbe d’accordo a tenerla come l’anno scorso o meglio ristabilire l’esame come fatto fino al 2019.

“Penso che la maturità sia l’ultima delle priorità in questo momento, rimane un punto di attenzione principalmente per gli adulti che guardano ancora a questa come fosse un bel ricordo del passato. Non abbiamo bisogno di riti di passaggio, la scuola è però un passaggio fondamentale della formazione di una persona, non sono i momenti simbolici che fanno la differenza ma la quotidianità, la socialità e lo scambio tra docenti e studenti”.

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