Lezioni al via, Anief: poca attenzione per il personale, servono rinnovo contratto, nuove regole mobilità e figure professionali

Anief – Ne ha parlato oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, durante un intervento ad Italia Stampa: “Inizia l’anno scolastico e ci sono diversi questioni da affrontare, ad iniziare – ha detto il sindacalista autonomo – dal precariato passando per la mobilità: lo spostamento del personale docente e Ata è un tema importante, perché ci sono 36 mila nuove immissioni in ruolo fatte quest’anno con vincolo quinquennale. Ci sono infatti colleghi docenti che hanno scelto una provincia diversa dalla propria e per cinque anni dovranno rimanere fermi in quella località pur in presenza di posti liberi molto più vicini”.

Con il ritorno sui banchi di 5,6 milioni di alunni e presto dei quasi altri 3 milioni rimanenti, il personale torna a chiedere quell’attenzione che il Governo, anche attraverso le parole di stima del premier Giuseppe Conte per i docenti, ha promesso di non abbassare mai nel corso dell’anno scolastico. “Come Anief – ha detto oggi il suo presidente nazionale – crediamo che” vi sono diversi aspetti da affrontare, come “il contratto sulla mobilità e per questo motivo continueremo a produrre emendamenti per consentire che il diritto alla famiglia si contempli con quello al lavoro”.

TANTI PRECARI, POCHE FIGURE PROFESSIONALI

“Quest’anno, che si ricorderà per avere toccato il record di supplenti, lotteremo per la stabilizzazione dei precari. Gli ultimi concorsi – ha continuato Pacifico – è vero che ancora di devono svolgere: abbiamo toccato l’apice con oltre 50 mila immissioni in ruolo andate a vuoto. Quindi, continueremo con molta insistenza al rinnovo del contratto, come al rinnovo dei livelli professionali a partire da quello del personale Ata”, mai introdotti ma previsti per legge, “come anche dei lavoratori ‘fragili’ a cui bisogna fare ancora più attenzione durante i possibili contagi da Covid. Ma l’attenzione deve rimanere alta anche per coloro che svolgono dei ruoli mai riconosciuti” dallo Stato, “come i facenti funzione Dsga oppure coloro che hanno insegnato da precari ed ora rischiano di essere buttati fuori dalla scuola: pensiamo ai diplomati magistrale e agli insegnanti tecnico pratici”.

LE PAROLE D’ORDINE

“Quindi, le parole d’ordine sono ‘mobilità’, ‘contratto’, rinnovo di entrambi i contratti e di quello Collettivo nazionale, fermo da due anni, riconoscimento di tutte le figure professionali. E soprattutto una grande battaglia sugli organici e sui soldi del Recovery Fund destinati alla scuola. Dopo anni di tagli è ora di investire. Perché si parta dalla cultura, dalla formazione, dalle attività educative che i docenti, assieme al personale, dovranno portare avanti con i nostri studenti: tutti uniti, insieme ce la faremo”.

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