Lettera di una precaria della scuola


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Inviato da Sabrina Pugliese – Finora ho osservato in silenzio e taciuto sperando che alla fine prevalesse il buon senso.

Non mi piace parlare di politica anche perché non mi reputo affatto un’esperta del settore ma in questi giorni la mia tendenza masochista ha avuto il sopravvento e ho voluto minuziosamente seguire i giochi di potere che dall’alto del Parlamento si sono diramati e si diramano alle nostre spalle.
A 19 anni ti mettono di fronte ad una scelta vitale: che cosa farò da grande?

E così scegli di fare l’insegnante. Lo scegli, non ci capiti per caso. E sai che non esiste un concorso per semplici laureati, sai che non saranno sufficienti tre master per ambire a questo agognato posto pubblico tra i più mal pagati d’Europa. Eppure, persisti perché quando hai in mente un obiettivo che ben si cuce su di te, quando senti che proprio quello è il tuo posto, devi andare avanti fino in fondo. Così fa niente se nel giro di 10 anni cambi 12 case in giro per l’Italia, fa niente se investi i tuoi risparmi nella formazione continua. Sai che prima o poi il tuo giorno arriverà.

Quel giorno è, inaspettatamente, adesso. E sì perché il Coronavirus non si è limitato a smascherare le falle del sistema sanitario ma anche di quello scolastico.
Quel giorno però non arriverà ora e forse nemmeno domani. Perché?
Perché i due signori qui in bella vista si stanno battendo per calpestare fino alla fine quei diritti che tanto decantavano prima di andare al governo.
Di Maio, “ex bibitaro” senza laurea, pretende ulteriori selezioni per i docenti precari nonostante a settembre si prevedano 200.000 supplenti nelle scuole italiane.

La carissima ministra Azzolina, partita anche lei “con la valigia di cartone”, fresca di studi innovativi come la didattica dell’imbuto, continua ad azzittire chi dovrebbe rappresentare. Peggio di doctor Jekyll e Mister Hyde, di giorno loda in tv i docenti che garantiscono la didattica a distanza e di notte trama contro quegli stessi docenti che si stanno battendo per i loro diritti.

Un paio di anni fa l’Azzolina, ex capo Anief della Lombardia, andava in piazza al fianco dei precari, oggi, invece, sulla poltrona a rimproverare proprio loro che da anni e anni ricoprono cattedre vacanti con l’angoscia di non sapere che fine faranno nel buco nero dell’estate.

Mentre leggo i libri di storia, spesso mi sono chiesta perché i Romani abbiamo permesso a Silla di instaurare una dittatura con tanto di lista di proscrizione, perché gli italiani hanno dato man forte a Mussolini, perché il popolo si entusiasma così tanto di fronte ad un comizio altisonante gestito dal nuovo politico di turno che sembra davvero incarnare finalmente “il governo del cambiamento”. Semplice, per le false promesse che spesso si tramutano in attese disilluse. Oggi siamo ancora come quel popolo facilmente criticabile a posteriori ma che ora dorme nel sonno della ragione.
Oggi siamo ancora quel popolo che non trova rappresentanza alcuna. Ma voglio sperare che un giorno la troverà.

Forse sembrerò di parte, forse irrispettosa ma soffro di orticaria di fronte alle ingiustizie machiavellicamente architettate.

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