Lettera di un maturando al ministro Azzolina

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Gentile prof.ssa Azzolina, a scriverle quest’oggi è uno studente frequentante il quinto anno di liceo.

Innanzitutto, devo ringraziarla per la sua vicinanza che ha espresso a studenti, genitori e docenti, che in questo momento difficile si trovano a giocare una partita di vitale importanza per il Paese, cercando di continuare a condurre una vita “normale” in un momento mai visto prima. I docenti, voglio sottolinearlo, sono fondamentali per la loro vicinanza ai ragazzi, i quali sono contenti di vederli, più di quanto mai lo fossero stati prima.

Lo scopo di questa lettera, tuttavia, è un altro: come ho accennato, sono uno studente che frequenta il quinto anno e, in quanto tale, devo sostenere il temuto esame di maturità. L’evoluzione di questa emergenza ha condotto alla decisione di aspettare il 18 maggio per stabilire le modalità di svolgimento dell’esame di Stato. A tal proposito, da alunno, conscio delle difficoltà che il Paese attraversa in questo momento, vorrei muovere un appunto: molti, moltissimi ragazzi (oserei dire quasi tutti) hanno il timore della Maturità sin dai primi mesi dell’anno, nonostante siano già note materie e modalità d’esame; in questo contesto, invece, ogni certezza manca e far arrivare una simile decisione ad un solo mese dall’inizio delle prove non è sicuramente un modo per andare incontro agli studenti.

La prima questione è: non è possibile stabilire a priori se la scuola rimanga chiusa o meno? Una tale decisione, che già aleggia, è quasi d’uopo, visti i numeri riguardanti le scuole: nel 2018, gli alunni iscritti alle scuole secondarie superiori erano 2687748 e gli iscritti per classe 20,5, una tendenza che è rimasta costante nel triennio 2016-2018 (fonte: ISTAT). Come è noto, negli edifici scolastici è molto difficile mantenere il
distanziamento sociale e l’utilizzo delle mascherine, tanto più perché tra i giovani è opinione diffusa (ma errata) che il nCoVid-19 colpisca solo adulti ed anziani. Stabilire la riapertura a settembre non solo darebbe prova di grande serietà, ma permetterebbe anche di iniziare a dare delle certezze ai maturandi.

Veniamo ora al capitolo della didattica a distanza. Come già anticipato in precedenza, l’impegno profuso dei docenti di tutta Italia è il cardine di queste attività e senza di loro nulla sarebbe possibile. Un grandissimo plauso va anche a loro, eroi, nel loro campo, in questo tragico momento. Eppure, ahimè, la dedizione impiegata non è sufficiente, da sola: la scuola italiana, non nascondiamocelo, non possiede le infrastrutture
materiali per uno sforzo simile. E per scuola intendo anche gli studenti. Molto spesso accade che gli alunni non posseggano gli strumenti necessari per l’apprendimento a distanza o, semplicemente, non abbiano una connessione ad Internet adeguata. Ciò, come è normale, non può essere risolto immediatamente, ma sarà sicuramente oggetto delle riforme che seguiranno questa terribile situazione. Tuttavia, ad oggi, bisogna guardare in faccia la realtà e comprendere gli studenti e le famiglie: non tutti possiedono un computer e chi lo ha magari si trova in una famiglia di più figli in età scolare, rendendo difficoltosa l’attività. La soluzione a tutto ciò, oggi, non è certo un bonus (soluzione estremamente gravosa, sebbene potrebbe essere permesso ai nati nel 2001 di acquistare anche un computer con 18app per iniziare a risolvere il problema) ma bisogna semplicemente adattarsi e mettere in cantiere un futuro potenziamento del distance learning.

Altro problema è la mancanza di uniformità: il Ministero, purtroppo, non ha dato indicazioni precise sulla didattica a distanza, lasciando la libertà e l’iniziativa ai singoli istituti. Questo porta ad una grave eterogeneità, che ha questi effetti: lezioni “a singhiozzo” (per la frequenza settimanale) e dalle durate estremamente variabili; valutazioni lasciate totalmente all’iniziativa della scuola; assenze decise arbitrariamente, senza un criterio-guida uniforme valido per tutta Italia (e che talvolta non tengono conto delle difficoltà infrastrutturali); condizioni di valutazione dubbie. Non è possibile, dunque, dire che quest’anno scolastico sia uguale agli altri, ma è “normale” che sia così, essendo questa un’esperienza senza precedenti nella storia recente.

Tutto questo, purtroppo, concorre alla suddetta mancanza di certezze che caratterizza i maturandi dell’anno scolastico 2019/2020.
Ciò che mi chiedo è: ci sono ancora le condizioni per svolgere la Maturità oggi? Voglio ricordare che i presupposti per lo svolgimento di un esame si trovano tutti nell’anno scolastico svolto e non nell’esame in sé. È doveroso ricordarlo, per poter fare una lucida ed oggettiva valutazione della situazione.
Nell’ipotesi più probabile, secondo la quale il 18 maggio noi studenti saremo ancora a casa, è previsto un esame orale online. Gli studenti ritengono, normalmente, molto importante la tappa dell’esame di Stato, vista come una delle prime esperienze della vita, ma è inevitabile che in questo periodo sorgano dei dubbi: è proprio necessario svolgere un esame di cui non si conoscono né modalità né criteri fino all’ultimo? È possibile garantire l’onestà di tutti i candidati dietro ad una telecamera? Io, da studente, devo essere sincero, auspico che si faccia un’analisi onesta e veritiera e che si comprenda che non ci sono le condizioni per svolgere l’esame di maturità. Le motivazioni sono presto dette: l’esame di Stato è una prova a cui si viene sottoposti per il conseguimento del diploma di maturità e a cui, de iure, si può essere giudicati inidonei; de facto, però, come i dati dell’ISTAT e del MIUR confermano, ben il 99,5% circa degli esaminati viene giudicato idoneo, conseguendo il titolo.

Qualcuno, in condizioni di normalità, viene bloccato in fase di ammissione, negli scrutinî (il 96% circa degli studenti del quinto anno si diploma); ad oggi, tuttavia, come previsto dall’art. 1 comma 6 del DL 08/04/2020 n.22, che recita: «In ogni caso, limitatamente all’anno scolastico 2019/2020, ai fini dell’ammissione dei candidati agli esami di Stato, si prescinde dal possesso dei requisiti di cui agli articoli […] 13 comma 2 […]», tutti gli studenti che avranno fatto richiesta di sostenere l’esame di maturità verranno ammessi e, dunque, circa il 99% di essi si diplomeranno. Inoltre, oltre ai suddetti problemi di molte famiglie italiane, come è possibile assicurarsi l’onestà degli studenti? La nostra decisione non rappresenterebbe nemmeno un unicum: altri Paesi europei, che si trovano nelle nostre stesse condizioni sanitarie ma hanno indubbiamente una forza infrastrutturale diversa dalla nostra (Paesi Bassi e Regno Unito), hanno deciso di annullare gli esami di Stato, prendendo una decisione netta, senza rimanere su posizioni sfumate, andando a tranquillizzare gli addetti ai lavori e dando grande prova di serietà. Prendere una posizione rassicurerebbe tutto il mondo scolastico: da un lato gli studenti, che avrebbero finalmente delle certezze e, dall’altro, i docenti, che non avrebbero più la spada di Damocle del documento del 15 maggio e dell’esame, da preparare in fretta, cercando di adattarsi alle direttive nazionali.

Per quanto riguarda le valutazioni, i crediti scolastici maturati nel triennio delineano un ritratto credibile dello studente e possono essere utilizzati, in una situazione di emergenza come questa, per risolvere il fardello dell’esame di Stato, senza perdere di credibilità e senza fare torti ad alcuno.
A tal scopo, ho redatto delle tabelle di conversione del credito accumulato nel triennio che, ritengo, siano utili alla risoluzione del problema. È da intendersi che queste sono valide per i soli alunni del quinto anno, mentre agli studenti di terzo e quarto anno potrebbe essere attribuito loro il credito della fascia superiore, tenendo conto della media del primo periodo1 (es. M=6,7; attribuzione credito fascia 7≤M<8, cfr. nota 4).

Note:
1 Sebbene la valutazione del periodo di didattica a distanza sia possibile, si ritiene più corretto ed oggettivo considerare la media aritmetica dei voti del primo periodo. Ciò non toglie che i Consigli di Classe possano decidere, visto l’impegno dell’alunno nello svolgimento delle attività della didattica a distanza, di attribuire il credito appartenente alla fascia superiore. Ovviamente, non è possibile fare il contrario, ossia
attribuire la fascia di credito inferiore: la media del primo periodo è garanzia ultima del voto dello studente.
2 La conversione è utile al calcolo del voto del diploma, ottenuto con la somma dei crediti attribuiti per l’emergenza nCoVid (colonna 2 di ciascuna tabella). Dunque, per esempio, un alunno che ha accumulato 20 crediti e nel primo periodo ha ottenuto una media M = 7,5 verrà licenziato con un voto pari a 80. In caso il risultato del voto fosse un numero non intero, è auspicabile arrotondare per eccesso, ma la decisione è a discrezione dei Consigli di Classe, che terranno conto dell’attività svolta nel periodo di emergenza.
3 Nella tabella del quinto anno è stato compreso il caso di coloro i quali non hanno raggiunto una media almeno pari a 6,00; questo perché, come da art. 1 comma 6, DL n. 22/2020, tutti risulteranno idonei all’ammissione e, dunque, alcuni potrebbero aver registrato una media aritmetica inferiore al 6,00. Ciò non toglie che, come precisato nella nota 1, i Consigli di Classe possano attribuire all’alunno il credito della fascia superiore.
4 Solitamente, l’attribuzione del credito scolastico avviene per fasce stabilite ad intervalli di 1 (es. 6 ≤ M < 7 e 7 ≤ M < 8). In questo caso, la soluzione proposta prende in considerazione fasce ad intervalli di 2 (6 ≤ M < 8) perché, nel primo periodo, i docenti tendono ad attribuire voti inferiori a quelli che si ottengono nello scrutinio finale. La misura, che potrebbe apparire di manica larga per l’intervallo 6 ≤
M < 8, è necessaria poiché tutti gli alunni che si sono applicati sempre con dedizione e costanza nello studio e nell’approfondimento e che, dunque, rientrerebbero normalmente nella fascia di voto compresa tra il 9 e il 10, rimarrebbero fortemente penalizzati dal meccanismo di attribuzione legato al primo periodo. Per par condicio è necessario adottare lo stesso metodo anche per l’altra fascia di voto i cui studenti, per altro, potrebbero ottenere la medesima votazione positiva, in condizioni di normalità, sostenendo delle prove brillanti in corso di esame.

Da studente, le chiedo di valutare seriamente questa lettera e la relativa proposta, apportando anche dei cambiamenti ma lasciando sostanzialmente inalterate le caratteristiche di fondo. Una tale decisione darebbe prova di grande serietà e fermezza, contribuendo a tranquillizzare gli studenti e a dare nuovo fulgore al Ministero dell’Istruzione, che negli anni addietro, per via di scelte precipitose e prese all’ultimo, è sempre stato bersaglio di critiche, da parte degli studenti, dei docenti e dell’opinione pubblica in genere. E, peraltro, è già accaduto, nella nostra Storia, che l’esame di Stato venisse annullato; un esempio illustre, in tal senso, è Margherita Hack, diplomatasi nei primi anni Quaranta.

Professoressa Azzolina, non ha mai mancato, da quando svolge il suo incarico, di esprimere la sua vicinanza agli studenti, alle famiglie, ai docenti. È questo il momento di dimostrare che le sue non sono solo parole di circostanza e di essere realmente vicina al mondo della scuola. Facta, non verba.

Da studente, la ringrazio per la sua attenzione e per il suo tempo e le auguro buon lavoro per tutti gli impegni che in questi giorni incombono sul Ministero.

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