Il posto di ruolo ottenuto dopo anni di sacrificio fa rimpiangere, per assurdo, la vita da precari. Lettera dei docenti sardi alla Fedeli

di redazione
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Inviato da Bianca Maria Locci – Gentile ministra Fedeli, essendo a conoscenza della sua visita a Cagliari ci dispiacciamo per il fatto di non poterla accogliere personalmente poiché come lei ben sa, la mattina siamo impegnati a scuola.

Siamo un gruppo di docenti, gli stessi che il dieci agosto del 2015 si riunirono e manifestarono sotto il sole cocente il proprio disappunto nei confronti della riforma.

Cogliamo l’occasione per informarla in merito alle paradossali situazioni che dopo quasi tre anni, ancora molti docenti vivono a causa della ” Buona scuola”. Due anni fa scendemmo in piazza con le valigie per denunciare il fatto che molti colleghi avrebbero dovuto lasciare la regione per andare a lavorare al nord benché i posti fossero disponibili in Sardegna. Avere la laurea più la specializzazione per il sostegno si è rivelato anziché un merito, un fattore completamente sfavorevole in barba alla meritocrazia. Ancora oggi circa cinquanta insegnanti che lavorano nella scuola primaria si ritrovano ad avere la titolarità fuori dalla propria provincia, anche a centinaia di chilometri di distanza benché continuino a ricoprire i posti in assegnazione provvisoria dove hanno sempre lavorato.

In oltre la grande disponibilità di posti sul sostegno viene regolarmente coperta da docenti precari che non possiedono il titolo. Si parla di tutela ai disabili e di continuità didattica, ci domandiamo, visto che questa riforma cambia tutti i giorni le carte in tavola; e se il prossimo anno non venisse concessa loro l’assegnazione provvisoria? Perché non aumentare dunque i posti in organico di diritto e così consentire a coloro che hanno sempre lavorato in provincia di tornare?Essendo lei ministra della pubblica istruzione ci chiediamo se possa finalmente trovare un modo per risolvere questa assurda situazione. Con questa nostra, vogliamo anche esprimere piena solidarietà ai colleghi delle medie e delle superiori che si ritrovano dopo due anni a pagare, senza averne colpa alcuna, le storture di una legge che li ha prima immessi in ruolo, senza considerare le reali necessità dei posti nella scuola, per poi spedirli senza troppe remore fuori regione e senza possibilità di tornare neppure in assegnazione provvisoria.

Eppure qui in Sardegna i posti ci sono anche per loro. Mancano moltissimi docenti di sostegno, allora perché non aumentare i posti per il corso di specializzazione all’università e permettere a coloro che lo desiderano, di continuare a lavorare nella propria regione? È veramente incomprensibile il rifiuto da parte del ministero di assegnare i posti a questi docenti, visto che comunque saranno dati a docenti precari privi anch’essi di specializzazione. Se il personale specializzato per l’insegnamento del sostegno è di molto inferiore al fabbisogno, bisognerebbe formare i docenti e permettere così di ricoprire le migliaia di posti vacanti e disponibili, si soddisferebbe così al contempo, il bisogno delle persone in situazione di handicap e l’avere personale adeguatamente preparato. La buona scuola parla di formazione e di meritocrazia, quello che sta accadendo non tiene conto né dell’uno né dell’altra.

Gentile ministra, il lavoro nobilita l’uomo, ma uno stipendio di 1300/1400 euro percepiti fuori dall’isola dove manca persino la continuità territoriale, nobilita ben poco se una grossa fetta deve essere usata per pagare l’affitto e tutte le altre spese necessarie per sopravvivere. Il posto di ruolo tanto desiderato e arrivato dopo molti anni di sacrificio, fa rimpiangere nell’assurdo, la vita da precari. Questa nostra infine, per ribadire il totale disappunto ed lo sdegno rispetto a questa situazione. Alle belle parole, alle promesse, ai giri di rotta e agli sterili mea culpa, gentile ministra, facciano seguito i fatti concreti e soluzioni veloci prima che la “Buona Scuola”, distrugga quel poco di buono e porti via la fiducia e la speranza di chi può davvero fare la differenza per una scuola migliore.

Il Comitato Valigie del 10 agosto

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