Lettera aperta alla Ministra, sul tema “esami finali” corrente a.s.

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Inviato da Alessia Sposato – Gentile Ministra, sono un’insegnante della scuola secondaria di I grado, e vorrei fare un appello a Lei e a quanti si occupano e occuperanno in questi giorni di dirimere il nodo “esami finali” per l’a. s. in corso.

So, come credo tutti gli addetti ai lavori, che sapremo qualcosa di sicuro sulle modalità di svolgimento degli esami soltanto attorno alla metà del mese di maggio, e scrivo questa mia sperando di raggiungere lei e la sua squadra in tempo.

Le confesso che non sto seguendo nel dettaglio ogni singola proposta o indiscrezione giornalistica sul tema che mi sta a cuore, perché lo trovo un esercizio inutile, un continuo stare in ansia, salvo poi scoprire – magari il giorno dopo -che non c’è nulla di fondato. Preferisco attendere notizie certe, sentire la Sua voce, quella ufficiale, quella del Ministero. Mi rifaccio, dunque, al testo del DECRETO-LEGGE 8 aprile 2020, n. 22 “Misure urgenti sulla regolare conclusione e l’ordinato avvio dell’anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato.”
Nel decreto, all’ articolo 1 comma 4 b) si legge che ordinanze del Ministero disciplineranno la sostituzione dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione con la valutazione finale da parte del consiglio di classe che tiene conto altresì di un elaborato del candidato […].
Questo nel caso ormai certo che non si ritorni a scuola entro la data del 18/05/20.
Al comma successivo si legge poi, in riferimento all’Esame conclusivo del II ciclo di istruzione, della eliminazione delle prove scritte e la sostituzione con un unico colloquio, articolandone contenuti, modalità anche telematiche […]

Vengo al punto. Sono fermamente convinta che una forma di interazione con gli studenti esaminandi – che sia in presenza o telematica – debba essere garantita anche per l’Esame conclusivo del primo ciclo. Se l’emergenza sanitaria sarà per l’epoca sotto controllo al punto da permettere un esame in presenza per i ragazzi delle superiori, non vedo francamente il motivo per abolire una qualche forma di colloquio per i più giovani. Se dovesse essere svolta, invece, per il secondo ciclo, in modalità telematica, fatico ancor più a capire perché questo non dovrebbe accadere anche per il caro vecchio “esame di terza media”. Sarebbe incomprensibile e, arrivo a dire, discriminatorio.
E questo non perché ci sia da parte degli insegnanti una volontà vessatoria, ci mancherebbe altro, in una situazione del tutto inedita e psicologicamente provante come quella che tutti noi stiamo vivendo in questi mesi.

La mia preoccupazione è di natura squisitamente formativa ed educativa. Vorrei ricordare che i ragazzi che stanno frequentando oggi l’ultimo anno della scuola secondaria di I grado non hanno mai sostenuto un esame in vita loro, perché quello finale della scuola primaria è stato abolito tempo fa (e siamo in tanti tra i docenti a non essere affatto d’accordo su questa eliminazione. Ma qui si aprirebbe un altro capitolo…).

Già negli anni scorsi ho potuto personalmente constatare il livello di ansia con cui spesso questi ragazzi arrivano ad affrontare il colloquio finale, in vari casi molto alto proprio perché è per loro, la prima volta. Non oso immaginare in che stato emotivo arriverebbero ad un esame di “Maturità”, senza aver avuto la possibilità di confrontarsi prima con un’esperienza del tutto simile, benché commisurata alle loro età e possibilità.
Non è la questione contenutistica che mi preme; non è il livello di preparazione o di competenza che ritengo si debba a tutti i costi misurare o etichettare. E’ della crescita di questi ragazzi, della loro forza, di quanto avranno le spalle larghe che mi preoccupo: un esame è un momento importantissimo di crescita, fondamentale. Tant’è vero che tutti noi abbiamo dei ricordi di quei momenti, ben impressi nella memoria, con tanto di sensazioni ed emozioni spesso ancora estremamente vivide. Perché quello è, o quantomeno dovrebbe essere, il momento in cui un ragazzo si mette alla prova, impara a gestire l’ansia e le paure, quella di non essere all’altezza, di non sentirsi apprezzato per quanto crede di valere, quella di non farcela. E’ un momento di passaggio, un qualcosa che fortifica perché dopo pensi “ce l’ho fatta, allora valgo qualcosa”, o “non era poi così terribile come credevo”. E’ un pezzo importantissimo del puzzle della crescita, un tassello che aiuta a fortificare e far crescere l’autostima e il senso di auto-efficacia.

La consegna di una tesina interdisciplinare, l’assenza di un contatto anche soltanto visivo con noi insegnanti che spesso li conosciamo da tre anni, non potrà mai sostituire tutto questo. E a mio parere sarà un pezzetto di crescita che verrà a mancare a questi ragazzi.
Il mio appello è, dunque, il seguente: se l’emergenza sanitaria lo permetterà, facciamo affrontare ai ragazzi il loro colloquio orale, se sarà possibile in presenza, se no per via telematica. Facciamogliela discutere, facciamogliela esporre questa “tesina”, lasciamo che si confrontino con i loro insegnanti, diamogli un po’ di soddisfazione. Diamo un senso al lavoro che stiamo chiedendo loro di continuare a svolgere in questi mesi, nonostante le difficoltà. E diamogli la possibilità di congedarsi da noi, dalla tappa importante che si sta concludendo. Anche noi li vorremmo salutare come si deve!

Facciamolo per il loro bagaglio personale, per la costruzione della loro personalità. Se non glielo permettiamo lasceremo loro la sensazione di essere stati facilitati, di aver preso una scorciatoia. Non potranno provare la sensazione di aver superato uno scoglio, un ostacolo che pareva insormontabile e che, invece, visto poi voltandosi indietro, sembra piccolo piccolo e quasi ridicolo.
Diversamente temo che non potranno completare il loro puzzle: lasciamogli inserire il tassello finale e affrontare la fase successiva della loro vita scolastica (e non!) forti di un’esperienza che è prima di qualunque altra cosa, esperienza di crescita. Di vita.

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